Lavori Pubblici

Cantone: una corsia preferenziale per la riforma degli appalti

Mauro Salerno

Il presidente dell'Anac: il primo gesto forte è stata l'esclusione da parte di Confindustria delle imprese mafiose

Una corsia preferenziale per il disegno di legge sulla riforma degli appalti. È la richiesta di Raffaele Cantone, numero uno dell'Anticorruzione, convinto che «un buon codice degli appalti è il migliore strumento per la lotta alla corruzione». Il Ddl con i criteri di riforma del codice monstre (quasi mille articoli e un numero imprecisato di commi tra legge e regolamento) si trova ora all'esame della commissione Lavori pubblici del Senato, alle prese con un primo ciclo di audizioni, prima di avviare l'esame di merito.

Insieme alla «corsia preferenziale» Cantone chiede di integrare il provvedimento. «Non ci sono ancora diverse misure utili: quando comincerà il lavoro in commissione ci sarà spazio per integrare il testo con norme premiali per fare emergere i fatti corruttivi». Il riferimento è al rating di legalità delle imprese (ora gestito dall'Antitrust) da integrare nella visione di Cantone con criteri reputazionali (puntualità nell'esecuzione dei lavori, assenza di forme di controllo estero, regolarità contributiva tra gli esempi citati) per garantire una qualificazione più efficace delle imprese interessate al mondo dei lavori pubblici. Un modo per «premiare chi fa bene» ha detto l'ex magistrato alla platea di costruttori coinvolti ieri a Roma dall'Ance (l'associazione nazionale dei costruttori) in un'iniziativa a favore della legalità, particolarmente significativa mentre infuria la bufera di Mafia Capitale.

«Il grado di corruzione ha raggiunto un livello molto alto in Italia - ha attaccato il presidente dei costruttori Paolo Buzzetti - . Non ce lo possiamo più permettere. Per gli imprenditori sani è diventato sempre più difficile lavorare e non solo in alcune aree del Paese». Per certi versi, ha aggiunto Buzzetti, «sembra di essere tornati al periodi di Tangentopoli. Gli imprenditori sono stremati, ma pronti a seguire le istituzioni».

Un appello fatto proprio dall'ex magistrato che ha subito ricordato come «la corruzione si batte con la prevenzione più che con la repressione». E con l'alleanza tra istituzioni e imprese. «Dobbiamo metterci dallo stesso lato», ha detto il presidente dell'Anac, ricordando come proprio da Confindustria sia arrivato «il primo importante gesto di dissociazione e lotta alla mafia, con la scelta di escludere gli imprenditori coinvolti».

L'altro passaggio chiave è la semplificazione dei labirinti normativi. «Da Tangentopoli abbiamo ereditato un sistema iperburocratico trasfuso nella Merloni, senza creare dei veri antidoti alla corruzione e al malaffare».  Una stoccata è arrivata anche alle società in house considerate un «mostro giuridico». Con punte di parossismo. A Roma, ha detto Cantone, «il sindaco Marino mi ha confessato di essersi rivolto alla Guardia di Finanza per sapere quante partecipate ha il Campidoglio, scoprendo di avere, chissà come, anche una partecipazione in un complesso alberghiero l Nord».

Tra le proposte di riforma del codice Cantone è tornato sull'opportunità di qualificare e ridurre le migliaia di stazioni appaltanti (più di 30mila) oltre che le imprese e sulla necessità di rendere le commissioni di gara sugli appalti pubblici indipendenti dalle amministrazioni aggiudicatrici. Anche con l'estrazione dei commissari, ma a partire da un albo di soggetti qualificati . «Altrimenti - ha concluso - si rischia quello che è successo in qualche caso all'Expo. La società, seguendo peraltro le nostre indicazioni, ha cominciato a estrarre a sorte i commissari. E in più di un caso ci siamo trovati di fronte a pregiudicati proprio per fatti di corruzione».


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