Lavori Pubblici

Oice, lo split payment è l'ennesima vessazione verso l'ingegneria

Al. Le.

Lotti: Le società rischiano il collasso definitivo perché già soffrono una contrazione del mercato rilevantissima, visto che è sparito negli ultimi cinque anni il 26% della domanda pubblica

Anche le società di ingegneria fanno sentire la propria voce contro lo split payment. L'Oice chiede procedure rapide per i rimborsi. La novità in vigore dal primo gennaio è contenuta nell'articolo 629, lettera b), della legge 23 dicembre 2014, n. 190 (legge di stabilità 2015), che prevede che l'IVA per contratti verso le amministrazioni pubbliche sia versata all'Erario direttamente dalla stazione appaltante e non più dall'impresa contraente.
Anche l'Ance si era espressa contro il meccanismo , così come Aniem e Cna .

Per l'Oice si tratta dell'ennesima vessazione operata verso le imprese che operano nel settore dell'ingegneria e dell'architettura e in particolare per quelle che lavorano con le amministrazioni pubbliche: "Le società di ingegneria che lavorano con il settore pubblico – afferma il presidente Oice, Patrizia Lotti - rischiano il collasso definitivo perché già soffrono una contrazione del mercato rilevantissima, visto che è sparito negli ultimi cinque anni il 26% della domanda pubblica, e sopportano pesantissimi ritardi nei pagamenti; adesso arriva anche questa novità dalla dubbia compatibilità europea e potenzialmente discriminante, se si considera che non si applica ai professionisti soggetti a ritenuta d'acconto. In pratica si toglie liquidità alle nostre società senza alcuna garanzia di recuperare in tempi accettabili il credito IVA strutturale che si determinerà. E questo in un momento delicatissimo in cui si sta facendo di tutto per mantenere manodopera professionale altamente specializzata e per rimanere competitivi sui mercati nazionali ed esteri".

La questione, rispetto alla quale il MEF ha ieri ribadito il proprio no a qualsiasi ipotesi di modifica normativa, riguarda un volume di ingegneria pubblica che nel 2014 è stato pari a 511 milioni e quindi una quota di IVA almeno pari a 102 milioni e assume particolare rilievo perché le società di ingegneria nei rapporti di collaborazione con il proprio personale sono chiamate comunque a corrispondere l'IVA, oltre a pagare il contributo integrativo del 4%, che peraltro fino a due anni fa non veniva esposto in fattura dal collaboratore e oggi invece deve essere corrisposto immediatamente e contestualmente all'IVA: "La situazione è potenzialmente devastante soprattutto per le società di dimensioni medie e piccole ed è quindi necessario provvedere al più presto con meccanismi che accelerino i rimborsi dei crediti IVA, che oggi arrivano anche a due anni, o escludano l'applicazione dell'IVA verso i fornitori/collaboratori relativamente a commesse riguardanti i contratti pubblici".


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