Lavori Pubblici

Nencini: Negli appalti premi alle imprese che usano il made in Italy

Mauro Salerno

La misura è già allo studio del governo. «A parità di esperienza e di costo - ha detto il viceministro - dobbiamo favorire le imprese che valorizzano le nostre produzioni. Norme di questo tipo sono in vigore non solo in Russia e in Cina, ma in paesi di tradizione molto liberale come gli Stati Uniti»

Premi negli appalti alle imprese che utilizzano prodotti italiani. Con il nuovo codice dei contratti la promozione del made in Italy proverà a farsi largo anche nel mondo dei lavori pubblici. La misura è già allo studio del governo mentre la commissione lavori pubblici del Senato ha appena cominciato l'esame della legge delega sulla riforma del codice. Ad annunciare la misura è stato ieri il viceministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini, partecipando a un incontro organizzato dai costruttori lombardi di Assimpredil-Ance.

«A parità di esperienza e di costo - ha detto - dobbiamo favorire le imprese che valorizzano le nostre produzioni. Norme di questo tipo sono in vigore non solo in Russia e in Cina, ma in paesi di tradizione molto liberale come gli Stati Uniti».
Nencini ha spiegato di non voler imprimere alcuna svolta protezionistica al mercato, ma non ha nascosto le difficoltà legate alle probabili obiezioni di Bruxelles. «Stiamo lavorando con giuristi esperti del settore per trovare una soluzione», ha ribadito.

Nella delega potrebbe trovare di nuovo spazio la scelta di sottoporre le grandi opere al confronto con le rappresentanze locali, sul modello del débat public francese. La misura stralciata all'ultimo momento dal disegno di legge varato dal Governo lo scorso 29 agosto sarà reinserita in Senato. Sul punto ci sarebbe già l'accordo tra il relatore del provvedimento Stefano Esposito (Pd) e il Governo.

Nencini, pealtro, anticiperà in prima persona la regolamentazione delle lobby che troverà posto nel nuovo codice, attraverso l'istituzione di un registro pubblico dei "portatori d'interesse". Da oggi sarà reso pubblico il suo registro degli incontri a Porta Pia, indicando i soggetti ricevuti e il motivo della visita. Il "codice interno", spiegano a Porta Pia "é stato stilato dall'esperto Pier Luigi Petrillo.
Dalle imprese è arrivata la richiesta di rivedere il sistema di qualificazione rendendo più severi i criteri di accesso al mercato dei lavori pubblici. «Ci sono 36.500 imprese attive nel settore – ha detto il presidente di Assimpredil Claudio De Albertis -. Sono troppe. Ma c'è un'eccesiva frammentazione anche sul lato della domanda con oltre 35mila stazioni appaltanti che vanno accorpate».

Per De Abertis il certificato rilasciato dalle società private (Soa) incaricate di qualificare i costruttori deve essere «il requisito minimo non l'unico» per accedere agli appalti. L'idea è quella di lasciare agli enti appaltanti la possibilità di integrare i requisiti di qualificazione, con criteri basati sulla reputazione maturata dalle imprese nell'esecuzione delle opere. Una proposta avanzata anche dal presidente dell'Anticorruzione Raffaele Cantone.
«Il nostro sistema - ha concluso De Albertis - è tutto incentrato sui formalismi di gara e si disinteressa completamente della fase esecutiva, che è invece centrale: come se il risultato non contasse», ha concluso De Albertis.


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