Lavori Pubblici

Appalti: confermate le norme sulle lobby, regolamentato il débat public

Giuseppe Latour

Intervista a Stefano Esposito (Pd), relatore del disegno di legge: «Entro la prima decade di febbraio vogliamo licenziare il testo per l'Aula»

Saranno confermate le norme sulle lobby e rientrerà nel testo la regolamentazione del débat public. Sono le due indicazioni più importanti che arrivano da Stefano Esposito (Pd), relatore del disegno di legge delega in materia di appalti in commissione Lavori pubblici al Senato. Il Ddl, che recepirà le direttive europee in materia, è destinato a un percorso molto rapido a Palazzo Madama, ma non per questo meno pervasivo: l'altro obiettivo è definire meglio i contorni della delega, ritenuta da tutti i parlamentari eccessivamente aperta.

Partiamo dai tempi.
Abbiamo iniziato le audizioni con il presidente Anac, Raffaele Cantone che ritornerà il 20 gennaio per qualche altra risposta. Adesso stanno iniziando le audizioni degli altri soggetti, come Ance e sindacati. Cerchiamo di non farne troppe, anche se abbiamo ricevuto moltissime richieste che testimoniano un grande interesse.

Poi si passerà al merito…
Il Governo ha detto di voler attivare la riforma entro fine anno. Se teniamo conto che per fare bene i decreti delegati servono almeno sei mesi, non possiamo prendercene più di tre per completare il nostro passaggio al Senato. Quindi, entro la prima decade di febbraio vogliamo licenziare il testo per l'Aula: lavoreremo sugli emendamenti per non più di due settimane. Anche se dobbiamo considerare che il nostro lavoro si incrocerà con l'elezione del presidente della Repubblica. C'è il rischio di incagliarci.

Passiamo al testo. Come lo cambierete?
Il testo attuale è molto generico. In questo avvio di discussione è stata espressa la necessità di avere una delega dalle maglie molto più strette. Il Parlamento deve indicare i punti decisivi e determinanti, dando delle indicazioni più puntuali all'esecutivo.

In dettaglio, di quali novità si parla?
Sicuramente del massimo ribasso. Abbiamo discusso molto con Cantone del tema. Io devo dirle che l'offerta economica più vantaggiosa, così come è oggi, è peggiore del massimo ribasso dal punto di vista della discrezionalità. Si deve lavorare sull'abbassamento della discrezionalità, magari accogliendo l'ipotesi di un albo dei commissari tenuto presso l'Anac.

Altro grande tema è la qualità della progettazione…
In molti casi oggi c'è un progetto che viene mandato a gara e che è fatto male, poi quando ci si trova sul campo nascono le difficoltà. Le soluzioni che stiamo ipotizzando sono varie. Ad esempio, sarebbe possibile mandare in gara l'opera e la realizzazione dell'esecutivo, così chi vince avrà fatto anche il progetto.

Cosa dice delle lobby e del débat public?
Vogliamo rafforzare la disciplina delle prime e reintrodurre il débat public, che è stato stralciato da una prima ipotesi del Governo. Mi chiedo: in questa fase non ascoltiamo delle lobby facendo le audizioni? Non capisco perché questo paese deve continuare a vivere nell'ipocrisia.

E cosa mi dice del dibattito pubblico alla francese?
A me sta particolarmente a cuore, avendo vissuto in prima persona tutta la vicenda della Torino Lione. Se c'è una norma che garantisce di arrivare in un tempo definito a una decisione condivisa, ben venga. L'esperienza della Torino Lione ci dice questo. L'Osservatorio ha cambiato radicalmente il progetto e non è stato altro che un luogo dove si sono seduti tutti i soggetti interessati: il lavoro che dovrebbe fare il débat public.


© RIPRODUZIONE RISERVATA