Lavori Pubblici

Patentino frigoristi? Un mezzo flop: finora 12mila certificati su 44mila iscrizioni

Giuseppe Latour

È il bilancio a tutto il dicembre scorso che emerge dalla consultazione del registro circa il sistema di certificazione dei soggetti che lavorano nel settore del riscaldamento e delle refrigerazione

Imprese ancora indietro: sono poco più di 12mila. Mentre sono molte di più le persone iscritte: oltre 44mila. I dati che vengono fuori dalla consultazione del Registro nazionale dei gas fluorurati parlano ormai nettamente di un sistema che si muove a due velocità. Il patentino dei frigoristi, il sistema di certificazione dei soggetti che lavorano nel settore del riscaldamento e della refrigerazione, dal suo varo a inizio 2012 ad oggi, insomma, non ha prodotto gli effetti sperati. Pochi controlli e ancora meno sanzioni stanno portando gli operatori verso un diffuso scetticismo. Così le imprese, anziché certificarsi insieme ai propri dipendenti, tendono a fare il minimo indispensabile.

Il patentino del frigorista è l'obbligo sancito dal Dpr 43 del 27 gennaio 2012, che stabilisce un complesso di regole e certificazioni per chi lavora con i gas fluorurati. L'obbligo riguarda gli impianti che emettono gas sopra i 3 kg, soglia che è al di sopra dei normali impianti monofamiliari. Le imprese coinvolte, in concreto, sono quelle impegnate nel settore del riscaldamento e della refrigerazione. Dal momento della creazione del registro, le imprese e gli operatori hanno potuto prima richiedere un certificato provvisorio, per poi convertirlo in definitivo, pagando i relativi oneri. La situazione, stando ai dati ufficiali del Registro nazionale Fgas, aggiornati allo scorso dicembre, dice chiaramente che questa novità, almeno in parte, ha fallito il suo obiettivo.

Partendo delle certificazioni delle imprese, sono quasi 45mila le aziende che avevano richiesto il certificato provvisorio. Trattandosi di operatori del settore, avevano cioè deciso di iscriversi al registro in attesa di una conferma. Quella conferma, a conti fatti, è arrivata in pochissimi casi. Al momento, quelle iscritte in via definitiva sono poco più di 12mila. A Roma, per fare un esempio, solo in un caso su cinque è avvenuta la conversione. Molto diversa la situazione per quanto riguarda i singoli operatori. Le persone inserite negli elenchi con certificazione provvisoria sono circa 67mila in tutta Italia. La grande maggioranza di loro, però, ha deciso di convertire la sua certificazione in definitiva: sono oltre 44mila. Un numero ancora più significativo se confrontato con quello delle imprese.

I motivi di questa doppia velocità vengono spiegati da Guido Pesaro, responsabile nazionale di Cna impianti: «È evidente che molte imprese hanno fatto certificare qualche dipendente per mettersi formalmente a posto e hanno deciso di aspettare prima di certificarsi direttamente, per capire come sarebbero state applicate le regole». E quello che hanno verificato, evidentemente, non le ha convinte a procedere sulla strada della regolarizzazione. Anzi. «Non ci sono controlli – prosegue Pesaro – e nemmeno sanzioni. Per questo le imprese si chiedono se valga la pena spendere altri soldi e si garantiscono con il minimo indispensabile, continuando cioè a tenere il dipendente certificato in via definitiva». Il costo della certificazione non è elevato (circa 2mila euro in cinque anni), ma per molti un semplice adempimento formale, evidentemente, non vale la spesa. Anche perché, nel caso di sovrapposizione tra certificazione dell'impresa e delle persone, i costi cominciano a incidere, soprattutto nelle realtà di piccole dimensioni.


© RIPRODUZIONE RISERVATA