Lavori Pubblici

Riforma appalti, al via l'esame della legge delega al Senato

Mauro Salerno

Il viceministro Nencini conferma gli obiettivi: nuovo codice entro fine anno. A Palazzo Madama il relatore sarà Stefano Esposito (Pd)

Parte oggi al Senato il cammino della riforma appalti in Parlamento. A oltre quattro mesi dal varo del disegno di legge che delega il Governo a riscrivere il codice dei contratti pubblici (Dlgs 163/2006), l'esame del provvedimento assegnato alla Commissione Lavori pubblici del Senato a inizio dicembre entra finalmente nel vivo. A fare da relatore sarà chiamato il senatore piemontese del Pd Stefano Esposito.

Nonostante la partenza a singhiozzo il governo è convinto di poter rispettare i tempi già annunciati, arrivando a varare il nuovo codice entro la fine dell'anno. Anticipando così di qualche mese la scadenza imposta dall'obbligo di recepire le nuove direttive europee su appalti (2014/24/Ue) concessioni (2014/23/Ue) e settori esclusi (2014/25/Ue) entro il 18 aprile 2016.
«Contiamo sul fatto che il Parlamento possa concludere l'esame della delega entro marzo, così da cominciare il lavoro di riscrittura del codice sulla base di criteri cristallizzati», conferma il viceministro alle Infrastrutture Riccardo Nencini, che guida il lavoro di riforma degli appalti.

Qualche punto fermo già c'è. E non è un mistero che al ministero delle Infrastrutture (in collaborazione con Palazzo Chigi) è già iniziato da tempo un lavoro quantomeno preparatorio di stesura delle norme che poi saranno calate nel decreto legislativo chiamato a sostituire il codice. «Abbiamo fatto più di 60 audizioni - dice Nencini - dalle imprese agli ordini professionali, oltre a tutti i capigruppo in Parlamento. Da queste abbiamo ricavato alcuni punti attorno ai quali c'è maggiore consenso».

Tra questi Nencini cita la regolamentazione delle lobby «su cui stiamo già lavorando a un testo». Altri punti su cui il quadro è abbastanza consolidato sono quelli relativi all'alleggerimento della documentazione richiesta per la partecipazione alle gare d'appalto e al riordino della normativa delle concessioni, che per la prima volta può beneficiare di un testo di riferimento europeo. Non solo. Si ritorna a parlare anche di regolamentazione delle politiche di formazione del consenso attorno ai progetti delle grandi opere, inserendo anche in Italia una normativa simile a quella del débat public francese. Esclusa all'ultimo momento tra i criteri di delega previsti dal disegno di legge varato dal Governo, l'idea potrebbe trovare nuovo sostegno già al Senato. «La riforma del codice - conclude il viceministro - è una priorità del Governo. Quanto sta avvenendo nel settore degli appalti, mi riferisco alle ultime inchieste ma anche al fenomeno delle incompiute su cui faremo il punto in un convegno a Roma il 13 gennaio, ci impone di accelerare per rispettare i tempi che siamo dati».


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