Lavori Pubblici

Cantone riforma l'Anticorruzione: nel 2015 costi ridotti del 25 per cento

Mauro Salerno e Giuseppe Latour

Inviato a Renzi il piano di accorpamento con la vecchia Avcp: spese di funzionamento tagliate di 15 milioni, i dirigenti scendono a quota 35

Una sforbiciata di 15 milioni delle spese di funzionamento, pari a oltre il 25% del bilancio annuale già da quest'anno. È quello che promette il piano elaborato dal numero uno dell'Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone per il riordino dell'Anac , in seguito all'accorpamento con la vecchia Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, soppressa la scorsa estate dal «decreto Pa» (Dl 90/2014). Come previsto dallo stesso decreto il piano è stato inviato al premier Matteo Renzi. La procedura prevede infatti che il documento diventi operativo soltanto dopo il via libera del Presidente del consiglio, da formalizzare con un decreto (Dpcm) entro 60 giorni dalla presentazione.

Il punto centrale è lo sforzo di contenimento dei costi dell'Authority, puntando peraltro a rendere molto più efficace la vigilanza sugli appalti ora orientata "per statuto" alla prevenzione dei reati di corruzione. Un intervento attuato attraverso il taglio dei dirigenti (scenderanno a 35 rispetto ai 58 della vecchia Avcp), la razionalizzazione degli uffici, la riduzione delle collaborazioni esterne (prima ammesse anche in settori chiave dell'azione di vigilanza), nella revisione delle retribuzioni del personale, nei risparmi su acquisti, affitti e gestione degli immobili.

I numeri contenuti nel bilancio di previsione per il 2015 (il primo redatto dopo l'entrata in vigore del decreto che ha ridisegnato funzioni e poteri dell'Autorità), dicono che le spese di funzionamento dell'Anac saranno di 47,2 milioni. Un dato inferiore di 15,7 milioni rispetto ai 62,9 milioni cui si è arrivati nel 2014 sommando le spese di gestione della vecchia Authority sugli appalti (57,9 milioni) con quelle dell'autorità nata a fine 2013 dalle ceneri della Civit (4,9 milioni). La riduzione dei costi prevista è del 25,02%, dunque superiore al taglio del 20% del budget imposto per legge. Un risultato cui ha contribuito anche la drastica sforbiciata dei compensi per il vertice dell'Authority (presidente e consiglio), che nel 2015 risulteranno dimezzati (1,1 milioni contro i 2,4 del 2014). Per quanto riguarda il personale, viene prevista una «riorganizzazione generale degli uffici dirigenziali e la graduazione delle retribuzioni dei dirigenti in base agli incarichi assegnati», avviata già nel corso del 2014 e gestita attraverso accordi con i sindacati. Con la graduazione delle retribuzioni si è ottenuto un risparmio di circa 2 milioni (-18% dei costi per i dirigenti). Più in generale dal personale arriva il maggior contributo al risparmio, con uscite ridotte del 19% sul 2014. La nuova pianta organica prevede 350 persone con soli 35 dirigenti. Prima la sola Avcp contava un personale di 336 unità con 58 dirigenti. Altri risparmi arrivano dall'acquisto di beni e servizi (-32%, con ulteriori tagli previsti per 2016 e 2017) e soprattutto di una riduzione del canone d'affitto della sede, passato dai precedenti 4,8 ai 3,3 milioni dovuti dal primo gennaio 2015 con il trasferimento nell'unica sede (rispetto alle tre precedenti) di Palazzo Sciarra a Roma.

Nel documento di 58 pagine trovano spazio anche una serie di valutazioni apertamente critiche sull'operato e sull'organizzazione della vecchia Autorità di vigilanza sugli appalti. Bocciata innanzitutto «l'organizzazione troppo gerarchizzata, appiattita verso l'alto, con un numero di dirigenti eccessivo». Anche l'attività «pur ponderosa» è giudicata «poco incisiva e soprattutto caratterizzata da un eccesso di burocratizzazione e formalismi», oltre a essere assorbita dalle esame di «fatti oggettivamente bagatellari» conclusi con l'emissione di sanzioni insignificanti o addirittura con l'archiviazione. Stigmatizzati anche i tempi lunghi delle decisioni in seguito all'attività ispettiva sugli appalti con l'emissione di provvedimenti inutili perché emanati «a babbo morto».

Insomma una bocciatura a 360 gradi che non manca di sottolineare gli sprechi (tra cui sono polemicamente citati gli «uffici di diretta collaborazione» e il portavoce del presidente, «figura che non aveva nessun senso e che appariva una mera duplicazione dell'Ufficio relazioni esterne») e le indagini «con accuse anche gravi di corruzione» che hanno toccato vertici e dipendenti della vecchia Autorità.


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