Lavori Pubblici

Il rating di legalità debutta negli appalti postali (ma c'è il rischio ricorsi)

Mauro Salerno

Le linee guida Anac sull'affidamento dei servizi postali riconoscono la possibilità di premiare le offerte presentate dalle imprese virtuose, ma tra i criteri di valutazione delle proposte non possono trovare spazio parametri legati al curriculum dei concorrenti

Un punteggio aggiuntivo per le imprese dotate del rating di legalità rilasciato dall'Autorità Antitrust. L'idea del presidente dell'Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone per rilanciare l'albo delle imprese "virtuose" tenuto dall'Autorità per la concorrenza , utilizzandolo come fattore premiante nel settore degli appalti pubblici, debutta nel campo dei servizi postali.

È infatti nelle linee guida per l'assegnazione di questi appalti (Determina 9 dicembre 2014, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 1 del 2 gennaio 2015 ) che viene per la prima volta affermato questo principio, trattato come un'opportunità rimessa alla valutazione delle stazioni appaltanti riservata ai grandi appalti. «Per gli appalti di maggiori dimensioni - si legge infatti nel documento -, le stazioni appaltanti possono valutare l'opportunità di attribuire un punteggio aggiuntivo e proporzionato alle imprese in possesso del rating di legalità rilasciato dall'Agcm ai sensi dell'art. 5-ter decreto-legge 24 gennaio 2012, n. 1 , o di certificazioni equivalenti rilasciati alle imprese straniere da altri organismi o autorità pubbliche».

La scelta di assegnare l'eventuale punteggio aggiuntivo solo nelle gare di importo più elevato dipende dal fatto che possono richiedere il rating di legalità esclusivamente le imprese italiane con un fatturato superiore ai due milioni di euro. «Pertanto - si legge ancora - , al fine di garantire l'effettiva partecipazione alle gare, a parità di condizioni, delle piccole e medie imprese, si suggerisce di introdurre tale criterio di valutazione esclusivamente per gli appalti per i quali il fatturato minimo di partecipazione, per le imprese che partecipano anche in qualità di mandatarie, sia superiore a tale soglia».

Nelle linee guida l'Anac ricorda che «il rating di legalità rientra nel più ampio contesto delle misure volte a contrastare i comportamenti illegali delle imprese ed il fenomeno della corruzione negli appalti pubblici nonché le interferenze delle organizzazioni criminali con l'attività di impresa».

Il rischio ricorsi
Resta però qualche dubbio sulla possibilità che un criterio soggettivo (cioè legato al curriculum dell'impresa) come sembrerebbe essere il possesso del rating di legalità possa entrare a far parte del ventaglio dei parametri di valutazione delle offerte, dove dovrebbero trovare posto solo criteri di valutazione oggettivi e dunque legati esclusivamente alla proposta tecnico-economica elaborata dai concorrenti alla gara.

Un'analoga questione si era posta anni fa in merito alla possibilità di concedere punteggi aggiuntivi alle imprese dotate di certificazione di qualità. La questione è stata più volte protagonista nella aule dei tribunali amministrativi, arrivando fino alla Corte Ue. Senza contare che la stessa Autorità di vigilanza dei contratti pubblici (l'ex Avcp ora confluita nell'Anac) nella determinazione n. 7/2012 ricordava che «occorre ponderare con molta attenzione i criteri di valutazione previsti nel bando che devono essere sempre elaborati dalla stazione appaltante con riferimento all'offerta (e non all'azienda in quanto tale) ed il peso attribuito non deve, comunque, assumere un rilievo eccessivo. Il principio generale che presiede all'applicazione del divieto in esame (affermato da copiosa giurisprudenza e ribadito dalla Circolare del Consiglio dei Ministri 1/03/2007) esige, infatti, la distinzione tra requisiti di natura soggettiva, richiesti ai concorrenti per partecipare alle gare e criteri oggettivi, applicati per la valutazione e la selezione delle offerte. In altre parole, i requisiti soggettivi dell'offerente attengono alle capacità economiche, finanziarie e tecniche di cui agli artt. 41 e 42 del D.Lgs. 163/2006, mentre l'offerta deve essere valutata sulla base del proprio contenuto qualitativo, direttamente attinente all'oggetto dell'appalto (art. 83 del D.Lgs. 163/2006) e con la netta esclusione, in questa fase, delle qualità soggettive dei concorrenti».

Una posizione ribadita più di recente nel parere di precontenzioso n. 163/2013 in cui l'Autorità ricordava che «il curriculum dell'impresa, il possesso di licenze o certificazioni di qualità, la disponibilità di risorse aziendali, l'aver prestato servizi o lavori analoghi ed in generale le competenze e le referenze sono fattori che possono essere utilizzati come criteri di ammissione alla gara, ma non devono essere presi in considerazione nella valutazione qualitativa dell'offerta economicamente più vantaggiosa».


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