Lavori Pubblici

Reverse charge in edilizia, ok anche a demolizione e completamento edifici

Stefano Setti

Dal primo gennaio 2015 si ampliano le attività alle quali è possibile applicare il regime di invesrione contabile dell'Iva

La legge di Stabilità per l'anno 2015, approvata definitivamente dalla Camera lo scorso 22 dicembre 2014, integrando l'art. 17, comma 6 del Dpr 633/1972, ha previsto ulteriori ipotesi di reverse charge (o inversione contabile) ai fini Iva nel settore edile per le operazioni effettuate in regime interno tra soggetti passivi d'imposta stabiliti in Italia.
Inoltre, sempre la Legge di Stabilità ha introdotto il nuovo art. 17-ter del DPR n. 633/1972 prevedendo un nuovo metodo di assolvimento dell'Iva c.d. «split payment», che torna applicabile unicamente alle operazioni effettuate nei confronti di determinati enti pubblici.

Reverse charge nel settore edile
Si ricorda che il reverse charge comporta l'emissione della fattura senza applicazione dell'Iva da parte del cedente/prestatore con l'indicazione della norma di riferimento e la dicitura «inversione contabile» (tale dicitura è obbligatoria solo in presenza di prestazioni di servizi di cui all'art. 7-ter del Dpr n. 633/1972 effettuate nei confronti di soggetti passivi Iva "stabiliti" in altro paese della Ue).

Il cessionario/committente nel reverse charge interno (disciplinato principalmente dall'art. 17, commi 5 e 6 del Dpr n. 633/1972):
• provvede alla successiva integrazione della fattura ricevuta con l'indicazione dell'aliquota propria dei beni/servizi ricevuti e della relativa imposta ed all'annotazione della stessa nel registro delle fatture emesse entro il mese di ricevimento ovvero anche successivamente, ma comunque entro quindici giorni dal ricevimento e con riferimento al relativo mese;
• inoltre, lo stesso documento andrà annotato anche nel registro degli acquisti al fine di detrarre l'imposta.
Le fatture soggette a reverse charge in regime interno sono escluse dall'applicazione dell'imposta di bollo pari a 2 euro.

A questo link le operazioni soggette a reverse charge già prima della legge di stabilità 2015

Con riferimento al settore edile la legge di Stabilità, come anticipato, ha introdotto nel comma 6 dell'art. 17 del Dpr 633/1972 la nuova lett. a-ter) la quale assoggetta al regime dell'inversione contabile le «prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici». Si fa presente che tale disposizione torna applicabile con riferimento alle operazioni effettuate ai fini Iva, ai sensi dell'art. 6 del DPR 633/1972, dal 1° gennaio 2015.

Di fatto la nuova disposizione estrapola dalle ipotesi di inversione contabile già previste alla lett. a) dell'art. 17, comma 6, relative alle prestazioni di servizi rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono le attività di costruzione o ristrutturazione di immobili, quelle relative alle prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici al fine di applicare il meccanismo dell'inversione contabile secondo criteri oggettivi e quindi indipendentemente dai soggetti che le pongono in essere.

Conseguentemente, a mero titolo esemplificativo, il servizio di pulizia degli edifici sarà soggetto a reverse charge nel caso in cui i committenti siano soggetti passivi IVA, indipendentemente dall'attività svolta dal prestatore/committente (tale criterio si ricorda, invece, che vale nei rapporti di subappalto edile per il quale torna applicabile, in determinati casi, il sistema del reverse charge interno).

Il dubbio
Ad oggi non è chiaro cosa si debba intendere con il termine «completamento». Fin tanto che non vi saranno gli opportuni/necessari chiarimenti ministeriali sembra che tale terminologia vada letta in senso ampio facendo, quindi, rientrare anche la manutenzione ordinaria e straordinaria. Sul punto la Relazione Illustrativa chiarisce della legge che «Per tali ultime prestazioni di servizi, il sistema dell'inversione contabile si applica in ogni caso, a prescindere dalla circostanza che le prestazioni siano rese da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l'attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell'appaltatore principale o di un altro subappaltatore o che siano rese nei confronti di un contraente generale a cui venga affidata dal committente la totalità dei lavori».

Reverse charge nel settore della grande distribuzione
In questa sede, si evidenzia che sempre la legge di Stabilità 2015 prevede il reverse charge in regime interno per le cessioni di beni effettuate nei confronti degli ipermercati (codice attività 47.11.1), supermercati (codice attività 47.11.2) e discount alimentari (codice attività 47.11.3). Tenendo comunque presente che l'efficacia di tale disposizione è subordinata al rilascio di un'autorizzazione da parte del Consiglio dell'Unione europea. Quindi, non di immediata applicazione.

Profili sanzionatori del reverse charge
Risulta opportuno ricordare che è prevista la sanzione amministrativa compresa fra il 100% ed il 200% dell'imposta, con un minimo di euro 258, per il cessionario o il committente che non assolve l'imposta relativa agli acquisti di beni o servizi per i quali si applica il meccanismo del reverse charge.
La stessa sanzione si applica al cedente o prestatore che ha irregolarmente addebitato l'imposta in fattura omettendone però il pagamento. In deroga alle anzidette disposizioni, è tuttavia previsto che, anche se l'imposta è stata irregolarmente assolta dal cessionario o committente ovvero dal cedente o prestatore, fermo restando il diritto alla detrazione ai sensi dell'art. 19 del Dpr n. 633/1972, la violazione è punibile con la sanzione pari al 3% dell'imposta irregolarmente assolta con un minimo di euro 258,00.

Inoltre, sono solidalmente responsabili per il pagamento delle sanzioni e dell'imposta entrambi i soggetti tenuti all'applicazione del reverse charge:

a) nel caso in cui il cedente o il prestatore abbia irregolarmente addebitato l'imposta in fattura omettendone il versamento (sanzione dal 100% al 200% dell'imposta);
b) nel caso in cui l'imposta sia stata irregolarmente assolta dal cessionario o committente ovvero dal cedente o prestatore (sanzione pari al 3% dell'imposta).

Split payment nei rapporti con la Pa
Sempre la Legge di Stabilità 2015 con il nuovo art. 17-ter del Dpr n. 633/1972 ha introdotto il c.d. «split payment» ovvero una particolare modalità di versamento dell'Iva per le operazioni effettuate nei confrontidi determinati enti pubblici . Tale disposizione ha effetto per l'IVA esigibile dal 1° gennaio 2015.

Il nuovo art. 17-ter del Dprt n. 633/1972 stabilisce che «per le cessioni di beni e per le prestazioni di servizi effettuate nei confronti dello Stato, degli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica, degli enti pubblici territoriali e dei consorzi tra essi costituiti ai sensi dell'articolo 31 del testo unico di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, degli istituti universitari, delle aziende sanitarie locali, degli enti ospedalieri, degli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico, degli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza, per i quali i suddetti cessionari o committenti non sono debitori d'imposta ai sensi delle disposizioni in materia di imposta sul valore aggiunto, l'imposta è in ogni caso versata dai medesimi secondo modalità e termini fissati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze».

Sulla base di ciò consegue che:
- le modalità di fatturazione nei confronti di tali enti pubblici, anche dal 1° gennaio 2015, non cambieranno, per meglio dire varranno le regole generali di emissione delle fatture indicando sia la base imponibile che l'Iva; verrà meno il concetto in tali casi di Iva differita in considerazione del fatto che la stessa sarà versata direttamente dall'ente pubblico;
- al cedente/prestatore dei beni/servizi verrà corrisposto da parte di tali enti pubblici l'importo del corrispettivo indicato in fattura al netto dell'Iva (quindi, solo l'imponibile), invece, l'Iva sarà corrisposto all'erario direttamente dal beneficiario della cessione/prestazione.

Invece, lo split payement non torna applicabile:
- con riferimento ai compensi per prestazioni di servizi assoggettati a ritenute alla fonte a titolo d'imposta sul reddito (tipicamente le prestazioni rese dai professionisti);
- qualora un'operazione sia già sottoposta al reverse charge.
Ancorché la disposizione in esame deve essere autorizzata da parte del Consiglio dell'Unione europea (ex art. 395 della Direttiva Iva) è stato previsto che nelle more di tale autorizzazione il nuovo meccanismo torna applicabile con riferimento alle operazioni per le quali l'imposta è esigibile dal 1° gennaio 2015. Conseguentemente ai fornitori della PA che si sono avvalsi del differimento del versamento dell'Iva al momento del pagamento del corrispettivo da parte della Pa ai sensi dell'art. 6 comma 5 del Dpr 633/1972 non verrà più corrisposta l'imposta per i pagamenti effettuati dal 1° gennaio 2015 ancorché le operazioni siano state effettuate e fatturate anteriormente a tale data.

La legge prevede a favore dei fornitori interessati dalla disposizione in esame la possibilità di richiedere il rimborso del credito Iva (all'atto della presentazione della dichiarazione ovvero trimestralmente) per effetto delle modifiche apportate all'art. 30, comma 2, lett. a) (il quale è stato opportunamente integrato con il riferimento alle operazioni di cui al nuovo art. 17-ter).
Da ultimo si fa presente che per gli enti pubblici cessionari o committenti che omettono o ritardano il versamento dell'Iva, è prevista l'applicabilità delle sanzioni di cui all'art. 13, Dlgs, n. 471/1997 e la riscossione delle somme dovute mediante l'atto di recupero di cui all'art. 1, comma 421, L. n. 311/2004.


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