Lavori Pubblici

Professionisti, il pasticcio dei «minimi» nella legge di Stabilità

Giuseppe Latour

Con un reddito di 15mila euro prima si pagavano 636 euro di imposta, adesso se ne pagheranno 1.488

Una riforma contestatissima, effetti distorsivi che potranno tradursi in più tasse, altre modifiche in arrivo. La revisione del regime dei minimi per i professionisti, varata dalla manovra, parte con il piede sbagliato. Dopo le critiche piovute da tutti gli ordini nelle ultime settimane, è stato lo stesso Governo a fare un passo indietro. A inizio 2015 arriverà un intervento per ritoccare diversi passaggi del nuovo sistema di tassazione. Intanto, però, il risultato delle nuove regole potrebbe essere terribile: stando alle simulazioni della Rete delle professioni tecniche, il mix prodotto dall'abbattimento della soglia per il regime forfetario da 30mila a 15mila euro e dalle modifiche alla deducibilità dei costi porterà grandi problemi alle tasche dei professionisti a basso reddito.

Come cambiano i minimi
Partiamo dalla novità. Secondo la versione definitiva della legge di stabilità, il regime forfetario passerà da una soglia di reddito massimo di 30mila euro (quella attuale) a una soglia di 15mila euro. La seconda novità è che la non deducibilità delle spese, già prevista dall'attuale regime forfetario, sarà sostituita da un coefficiente per il calcolo dell'imponibile che, almeno in teoria, dovrebbe portare effetti simili. Ancora, l'aliquota applicabile passa dal 5 al 15 per cento. Infine, salta una barriera: l'attuale regime di minimi è limitato a un periodo di cinque anni di applicazione per coloro che hanno meno di 35 anni di età.
 A complicare ulteriormente la situazione c'è una fase transitoria. Si legge nella relazione tecnica di accompagnamento alla manovra: "Coloro che al 31 dicembre 2014 si avvalgono dell'attuale regime dei minimi (con aliquota al 5 per cento) possono continuare ad avvalersene per il periodo che residua al completamento del quinquennio agevolato e comunque fino al compimento del trentacinquesimo anno di età".

Il confronto con la tassazione ordinaria
Per capire quali sono gli effetti di queste modifiche, è possibile fare riferimento ai numeri della Rete delle professioni tecniche. Il primo confronto è stato fatto con il regime di tassazione ordinario, nel quale quindi le spese possono essere dedotte. Nel caso di un compenso da 15mila euro all'anno e 3mila euro di spese deducibili, il nuovo regime agevolato produce tasse per 1.488 euro, mentre quello ordinario si ferma a 1.458 euro: 30 euro di differenza. La forbice, però, si allarga se le spese salgono a 6mila euro, un ammontare del tutto plausibile (500 euro al mese). L'imposta, in questo caso, sarà di appena 661 euro con il regime ordinario, 827 euro in meno del nuovo regime dei minimi.

Il confronto con i minimi in vigore
Ma è il confronto con l'attuale regime dei minimi che rende davvero evidente la distorsione. In entrambi i casi le spese non sono deducibili ma nel caso del vecchio regime l'aliquota risulta essere più bassa (5% contro 15%). Il risultato è che con un reddito di 15mila euro prima si pagavano 636 euro di imposta, adesso se ne pagheranno 1.488. La differenza è di 852 euro. "Appare piuttosto evidente - spiegano dalla Rpt - che il meccanismo su cui dovrebbe poggiare il regime forfetario, ovvero l'applicazione di un coefficiente che consente di abbattere l'imponibile, genera una funzione agevolativa solo al di sopra di determinate soglie di reddito". Se, infatti, applichiamo il nuovo regime a un reddito di 30mila euro e lo confrontiamo con la tassazione ordinaria, possiamo vedere che il beneficio fiscale è notevole e arriva fino a 1.470 euro.

Le modifiche in arrivo
In questa situazione, allora, il Governo sta già pensando ad altre modifiche. Ad ospitarle dovrebbe essere uno dei decreti attuativi della delega fiscale, in arrivo a inizio 2015. Le modifiche possibili sono due. In primo luogo, bisognerà agire sulla soglia di applicabilità del regime, portandolo dagli attuali 15mila verso i vecchi 30mila euro o poco più in basso. In aggiunta, si userà la leva dell'aliquota. Non ci sarà più l'attuale 15 per cento. L'obiettivo è scendere di almeno un paio di punti. In questo modo, le distorsioni denunciate dai professionisti dovrebbero essere appianate. Anche se non è chiaro come saranno pagate queste novità.


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