Lavori Pubblici

Corte Ue: enti pubblici ammessi in gara, ma no al «dumping» sulle offerte

Mauro Salerno

Se la stazione appaltantesi trova di fronte a un'offerta anomala può valutare di escluderla, anche alla luce del fatto che l'ente, al contrario degli altri concorrenti, beneficia di contributi pubblici

Anche gli enti pubblici possono partecipare alle gare per la conquista di un appalto pubblico. Non incide il fatto che essendo beneficiario di sovvenzioni pubbliche l'ente (o azienda) sia in grado di formulare un'offerta super-concorrenziale. Tutt'al più - ed è questa forse la novità della decisione - se la stazione appaltante dovesse trovarsi di fronte a un'offerta anomala può valutare l'ìpotesi di escluderla, anche alla luce del fatto che l'ente, al contrario degli altri concorrenti, beneficia di contributi pubblici.

È il principio che ha stabilito oggi la Corte europea decidendo sul caso della partecipazione dell'ospedale di Careggi a un bando promosso dalla Regione Lombardia, per l'aggiudicazione, con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, del servizio triennale di elaborazione dati per la valutazione esterna sulla qualità dei farmaci. L'Azienda ospedaliera di Careggi ha vinto la gara «soprattutto grazie al prezzo al quale proponeva i propri servizi, del 59% inferiore a quello della Data Medical Service».

L'aggiudicazione è stata contestata proprio da questa azienda. Il Tar Lombardia ha accolto il ricorso «sostenendo che l'aggiudicatario avrebbe dovuto essere escluso per il fatto che un ente pubblico non può partecipare a una gara d'appalto e che la sua offerta economica era anormalmente bassa». La questione è arrivata al Consiglio di Stato che ha chiamato in causa la Corte Ue.

I giudici di Bruxelles hanno subito ribadito, come avevano già fatto in unalogo caso sollevato dagli ordini professionali contro l'Universita di Lecce , che agli enti pubblici non può in alcun modo essere preclusa la possibilità di partecipare alle gare per appalti pubblici. Mentre è contestabile la possibilità che un'azienda pubblica possa ottenere un appalto senza gara in foirza di una convenzione ottenuta senza confronto concorrernziale.

«La possibilità per gli enti pubblici di partecipare ad appalti pubblici, parallelamente ad operatori economici privati, risulta già chiaramente dalla direttiva 92/50», ribadisce la corte. Anche perché, si aggiunge, «uno degli obiettivi della normativa dell'Unione in materia di appalti pubblici è costituito dall'apertura alla concorrenza nella misura più ampia possibile, anche nell'interesse dell'amministrazione aggiudicatrice». Dunque niente preclusioni in gara per le società pubbliche. «Tuttavia - è la conclusione -, nell'esaminare il carattere anormalmente basso di un'offerta, l'amministrazione aggiudicatrice può prendere in considerazione l'esistenza di un finanziamento pubblico di cui detta azienda beneficia, alla luce della facoltà di respingere tale offerta».


© RIPRODUZIONE RISERVATA