Lavori Pubblici

Imprese edili in crisi, guida alla scelta tra rilancio e procedure concorsuali

Rosanna Acierno

«Nota operativa» della Fondazione di ragioneria Giorgio di Giuliomaria - «Scegliere il concordato preventivo quando non si riesce a soddisfare neppure il 40% dei debiti contratti»

Reimpostazione di un nuovo business plan con conseguente rifinanziamento della società e rilancio dell'azienda; oppure avvio di una procedura concorsuale.
Sono queste le principali soluzioni suggerite dalla Fondazione Accademia Romana di Ragioneria Giorgio di Giuliomaria, con la nota operativa n. 15/2014 (si veda il link in fondo al servizio), per superare la profonda crisi economica che ha investito il nostro Paese e che sta avendo effetti devastanti soprattutto sulle imprese edili che operano sia nel settore immobiliare che negli appalti pubblici.

In particolare, la guida della fondazione Giorgio di Giuliomaria, spiegando in modo pratico quando è opportuno preferire una procedura piuttosto che l'altra, parte da una importante premessa: «non tutte le crisi aziendali sono uguali in funzione dei sintomi, delle cause e della gravità». Pertanto, anche le soluzioni per il loro superamento non possono e non devono essere uguali, dovendo tener conto dei fattori e delle condizioni previste dalla Legge per l'accesso alle diverse procedure.

La scelta tra business plan e procedure concorsuali
Secondo l'Accademia di Ragioneria, dunque, la prima scelta che l'imprenditore è chiamato a fare è tra una soluzione di natura manageriale mediante la redazione di un nuovo business plan al fine di tentare di rilanciare l'azienda e una scelta di natura concorsuale. In particolare, la soluzione manageriale sarà da preferire qualora non comporti la riduzione dei diritti dei terzi. Al contrario, occorrerà optare per l'avvio di una procedura concorsuale in caso di riduzione del fatturato e crescita del rapporto debiti/patrimonio netto superiore del 30% in un lasso di tempo variabile tra i sei mesi e l'anno.

La scelta nell'ambito delle procedure concorsuali
Una volta scelto di avviare una procedura concorsuale, occorrerà decidere se optare per il cd. piano di risanamento ossia una procedura extragiudiziale che non richiede l'intervento del Tribunale fallimentare oppure per una procedura giudiziale, attivabile mediante ricorso da presentare al Tribunale, quale ad esempio l'accordo di ristrutturazione dei debiti o il concordato preventivo.
In particolare, secondo l'Accademia Romana di Ragioneria, qualora il passivo dell'impresa sia contenuto (sia in termini assoluti che rispetto al patrimonio) e i creditori non abbiano ancora avviato azioni esecutive, il piano di risanamento è la procedura extragiudiziale da preferire alle altre giudiziali poiché più snella. Per essa, infatti, non è necessario l'intervento del Tribunale fallimentare né tantomeno il deposito di atti nel Registro imprese. Inoltre, consente all'impresa in crisi di continuare l'attività e di essere maggiormente protetta a causa dell'impossibilità per i creditori di avviare azioni revocatorie per tutti gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse sui beni dell'impresa in crisi, effettuati in attuazione del piano.

La scelta tra le diverse procedure giudiziali
Ove, però, non ci fossero i presupposti per avviare il piano di risanamento e la crisi sembrasse insuperabile, sarebbe preferibile optare per una delle procedure giudiziali, quali l'accordo di ristrutturazione dei debiti o il concordato preventivo. In linea di massima, l'accordo di ristrutturazione dei debiti è una soluzione da preferire quando l'imprenditore vuole continuare a gestire personalmente l'attività e la crisi, pur essendo grave, è ancora abbastanza gestibile, nel senso che è possibile soddisfare i creditori fino al 40% dei propri debiti.
Qualora, però, non sussistessero i presupposti per l'avvio dell'accordo di ristrutturazione dei debiti, la scelta dovrà ricadere inevitabilmente sul concordato preventivo. Quest'ultima, come l'accordo di ristrutturazione dei debiti, offre indiscutibili vantaggi: è una procedura che consente di bloccare le azioni esecutive e cautelari sul patrimonio del debitore e l'acquisizione dei diritti di prelazione come le ipoteche. Inoltre, gli atti, i pagamenti e le garanzie legalmente posti in essere dopo il deposito della domanda anticipata di concordato non sono suscettibili di revocatoria.

La scelta del concordato fallimentare
In ogni caso, qualora il ricorso alle soluzioni concorsuali giudiziali non abbia portato ad alcun risultato e lo stato di illiquidità dell'impresa in crisi si è aggravato in maniera tale da portare l'azienda al fallimento, allora non resta che avvalersi, se vi sono le condizioni, delle soluzioni previste dalla procedura fallimentare, quali il concordato fallimentare o la vendita dell'azienda nell'ambito della procedura fallimentare.
In particolare, il concordato fallimentare rappresenta una valida alternativa alla liquidazione dell'attivo dell'impresa in procinto di fallire, essendo finalizzato a trovare una soluzione utile per chiudere anticipatamente il fallimento. Esso può risultare conveniente non solo per l'imprenditore, ma anche per i creditori, che possono trovare vantaggioso entrare in possesso di beni, anche relativi all'impresa in via di fallimento, o a sue parti, che possono riprendersi dalla situazione di crisi che ha portato verso il fallimento.
Nel caso in cui non fosse possibile optare per il concordato fallimentare, potrebbe essere opportuno optare per la cessione a titolo oneroso dell'impresa fallita. Tale procedura, infatti, rappresenta un'utile soluzione non solo per i creditori, che possono risultare maggiormente soddisfatti, ma anche per i lavoratori che vedrebbero tutelato il loro posto di lavoro.

LA TABELLA DI SINTESI (le possibili strade in caso di crisi - i relativi vantaggi)

LA GUIDA DELLA FONDAZIONE DI RAGIONERIA

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