Lavori Pubblici

Periferie, per gli architetti c'è il rischio flop: «È un piano città-bis»

G.La.

«Il piano nazionale riproduce la carenza di progetto e un'assurda burocrazia nel processo di attuazione» che hanno decretato il fallimento del piano città varato sotto il governo Monti

Rischio piano città bis. Il piano per la rigenerazione delle periferie è solo una replica dello sfortunato programma lanciato dal Governo nel 2012 e rimasto sostanzialmente lettera morta. A sostenerlo è il Consiglio nazionale degli architetti. L'opera di rammendo, annunciata dal premier Matteo Renzi, non è ancora stata approvata in commissione Bilancio ed è già oggetto di critiche feroci.

«L'emendamento del Governo alla legge di stabilità che predispone un piano nazionale per la rigenerazione e riqualificazione delle aree urbane degradate, con un investimento di 50 milioni per il 2015 e altri 150 per il 2016 e il 2017, sembrerebbe finalmente dare l'avvio ad una seria politica di sviluppo delle città e rigenerazione delle periferie». La possibilità, però, rischia di rimanere sulla carta, dal momento che si prova ad attuarla «con i metodi bizantini propri della vecchia politica italiana. Il piano nazionale sostituisce, infatti, il piano città del 2012, i cui limiti di visione e di organizzazione ne hanno decretato il sostanziale fallimento, riproducendone la carenza di progetto e un'assurda burocrazia nel processo di attuazione».

Secondo gli architetti, la proposta dell'esecutivo presenta un limite decisivo: «Definire genericamente obiettivi e parametri di selezione dei progetti, senza una visione chiara e motivata della strategia e della sua stretta connessione con lo sviluppo sostenibile dell'Italia». In più, ripetendo l'errore fatto con il Comitato per le politiche urbane, «istituisce un Nucleo di valutazione dei progetti interministeriale composto, se abbiamo fatto bene i conti, da almeno 15 persone a cui, dopo l'approvazione del bando (31 marzo 2015) i Comuni dovranno trasmettere i progetti "tempestivamente cantierabili" che saranno selezionati entro la fine di settembre per il finanziamento».

Manca, cioè, una strategia precisa e condivisa a monte, che possa orientare la direzione della riqualificazione. Il Cna avrebbe voluto «un Nucleo o Agenzia agile, nella quale un rappresentante del Governo rappresenta tutti i Ministeri, uno le Regioni e uno i Comuni, affiancati da un gruppo ristretto di advisor (esperti di architettura e pianificazione, finanza di progetto, sociologia) che hanno l'esperienza e il curriculum adatti per aiutare nella selezione delle priorità». Il piano città è fallito «esattamente perché non era chiara la strategia, e di conseguenza i criteri di selezione, così come progettato il piano del Governo subirà la stessa sorte».


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