Lavori Pubblici

Esclusione per mancata firma del protocollo di legalità: decide la Corte Ue

Mauro Salerno

I giudici chiamati a decidere se l'«esigenza imperativa di combattere i fenomeni di infiltrazione» giustifica la deroga al principio di tassatività

Sarà la Corte Ue a decidere se il mancato impegno al rispetto dei protocolli di legalità possa far scattare il cartellino rosso nei confronti di un concorrente a una gara d'appalto. Dall'Aquila fino all'Expo, negli ultimi anni è molto cresciuto il ricorso ai protocolli siglati tra stazioni appaltanti e autorità che svolgono funzioni di controllo sugli appalti, con l'obiettivo di prevenire fenomeni di infiltrazione della criminalità.

Una tendenza accresciuta anche dall'esplicita previsione inserita nella legge anticorruzione (legge 190/2012, articolo 1, comma 17) secondo cui «le stazioni appaltanti possono prevedere negli avvisi, bandi di gara o lettere di invito che il mancato rispetto delle clausole contenute nei protocolli di legalità o nei patti di integrità costituisce causa di esclusione dalla gara». Un'aggiunta che all'occhio degli osservatori più attenti, sembra introdurre una deroga al principio della tassatività della cause di esclusione delle gare, in base al quale un concorrente può essere punito con la massima sanzione solo in casi esplicitamente previsti dalla normativa e ancora prima ancora dalle direttive europee.

Proprio sulla base di queste considerazioni il Consiglio di giustizia amministrativa della Sicilia ha deciso di rimettere alla decisione della Corte di Giustizia europea il caso di un'impresa locale esclusa da una gara per non aver consegnato tra i documenti di gara anche la dichiarazione di accettazione della clausole contenute in un protocollo di legalità.

A questo punto spetterà ai giudici europei chiarire se la mancata sottoscrizione di un protocollo di legalità (o la mancata dimostrazione documentale dell'avvenuta accettazione) possa essere considerata come una legittima causa di esclusione, giustificando la deroga al principio della tassatività con «l'esigenza imperativa imperativa di contrastare il fenomeno dei tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata».


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