Lavori Pubblici

Stabilità, regime de minimis: Cni contro il governo: «È una mazzata»

Giuseppe Latour

Armando Zambrano: «Segno di totale distacco con il mondo dei professionisti e insensibilità al pesante impatto della crisi» - «Chiediamo al Senato di cambiare la norma»

Ingegneri contro le novità sul regime dei minimi introdotte dalla manovra. Il nuovo assetto, portato dalla legge di stabilità nella versione votata da Montecitorio, colpirà gravemente i professionisti a basso reddito. Così il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Armando Zambrano chiede al Senato di correggere queste storture.
L'articolo 9 della legge di stabilità, nella versione passata alla Camera, modifica in modo radicale il regime dei minimi. Oggi per i professionisti il tetto di fatturato entro il quale è applicabile il regime di tassazine è di 30mila euro, con aliquota agevolata al 5%. Con le legge di stabiltà la soglia salirebbe a 30mila euro e l'aliquota agevolata al 15%.
In questo modo, spiegano dal Cni, «si riduce drasticamente la possibilità per molti professionisti a basso reddito e fortemente provati dalla crisi di usufruire di un regime fiscale agevolato, contravvenendo allo spirito stesso con cui queste misure erano state pensate». Secondo alcune simulazioni curate dal Centro Studi del Consiglio nazionale, in determinate situazioni il nuovo regime dei minimi non ha alcuna convenienza rispetto a quello ordinario.
«Modificare il regime de minimi – afferma Armando Zambrano, presidente del Cni – è un segno del totale distacco tra classe politica e mondo del lavoro. Nel momento in cui il sistema delle professioni registra un drammatico calo dei ricavi, soprattutto tra i professionisti più giovani e meglio formati, si tagliano alcune agevolazioni fiscali proprio a chi è in difficoltà».
La classe politica, prosegue Zambrano, «si dimostra incapace di guardare al mercato del lavoro nella sua interezza. Ingegneri e professionisti vedono ridursi drasticamente un'agevolazione fiscale che ha un'incidenza minima sul bilancio dello Stato. Al tempo stesso, il Governo stanzia risorse per rifinanziare il bonus degli 80 euro per i dipendenti pubblici, prevede un taglio dell'Irap alle imprese, oltre alle agevolazioni per il contributo dei minimi per artigiani e commercianti».
La speranza è che l'esame di Palazzo Madama possa portare correzioni: il prossimo 16 dicembre il testo approderà in Aula. «Il Cni – conclude il presidente – esprime tutto il proprio dissenso rispetto a questo provvedimento, ora in esame al Senato. Ancora una volta cercheremo di fare sentire la nostra voce. Il lavoro professionale è una parte importante dell'economia di questo Paese e deve essere incentivato, non mortificato».


© RIPRODUZIONE RISERVATA