Lavori Pubblici

Roma e Lazio, appalti sotto tutela:
in Comune una task force di Cantone

Marco Ludovico

Accordo tra il presidente dell'Anticorruzione e il sindaco Marino: tutti i contratti saranno passati al setaccio, commissari per quelli a rischio corruzione - In Regione stop alle gare in attesa delle verifiche

Gli appalti del Comune di Roma sotto la lente dell'Anticorruzione. Matteo Renzi ha deto ieri il suo placet all'intervento ad hoc di una task force di esperti dell'Anac. «Con il presidente dell'Autorità Raffaele Cantone - ha detto il sindaco Ignazio Marino dopo l'incontro con Cantone - abbiamo stabilito un percorso per cui passeremo al setaccio tutti gli appalti opachi per valutare ogni rischio».
«Abbiamo detto a Marino - ha aggiunto il presidente dell'Authority - che sugli appalti faremo le verifiche e procederemo al commisariamento di quegli appalti conquistati grazie alla corruzione. Gli anticorpi contro la corruzione sono stati inseriti da troppo poco tempo, prima si è fatto finta di non vedere e non c'era stata alcuna difesa».

Verifiche a tappeto anche in Regione, per ora solo lambita dall'inchiesta «Roma Capitale». Il presidente Nicola Zingaretti ha annunciato «un'indagine conoscitiva presso tutte le principali centrali appaltanti della Regione quali Asl, Ater, Centrale Unica e Dipartimenti per conoscere se società legate all'inchiesta abbiano partecipato a gare o bandi pubblici, e il loro esito». In attesa delle verifiche Zingaretti ha comunque deciso «la sospensione dell'assegnazione di tutte le gare pubbliche in corso». Vista la gravità e l'eccezionalità della situazione, ha spiegato il governatore, «occorre senza indugio portare alla luce qualsiasi tentativo di aggressione o infiltrazione possibile e nel caso fare chiarezza, mettendo a disposizione della procura tutte le informazioni acquisite».

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Gli appalti del Comune, della Regione, delle partecipate: Anticorruzione e ministero dell'Interno decollano a tutela, garanzia e controllo di contratti milionari, di procedure complicate, di una miriade di servizi e imprese interessate. Il marcio che fuoriesce dall'inchiesta Mafia Capitale porta a un percorso obbligato, ma delicato e rischioso. Il governatore Nicola Zingaretti ha disposto «un'indagine conoscitiva presso tutte le principali centrali appaltanti della Regione quali Asl, Ater, centrale unica e dipartimenti per conoscere se società legate all'inchiesta abbiano partecipato a gare e a bandi pubblici, e il loro esito».
Certo, lo scioglimento del Campidoglio per infiltrazione mafiosa, invocato dai M5S, non ha alcuna possibilità di approdo e lo fa intendere lo stesso ministro dell'Interno, Angelino?Alfano, quando dice: «Roma non è marcia».
Per dirla tutta: se si fosse trattato di un capoluogo di minore impatto, lo scioglimento per mafia sarebbe già avvenuto o quasi. Nel caso della capitale, invece, una decisione del genere - è stato il ragionamento in più sedi decisionali - avrebbe fatto il giro del mondo: una condanna a morte per l'immagine, già compromessa, dell'Italia.
Ma gli attori istituzionali e politici protagonisti di questa «tutela» inevitabile per gli enti locali romani sono in fermento. Il prefetto Giuseppe Pecoraro ha parlato con Alfano e con il presidente dell'Anac, Raffaele Cantone. Il sindaco Ignazio Marino ha visto Cantone. Di certo il ministro dell'Interno deve confrontarsi in queste ore con il premier Matteo Renzi.

Le azioni istituzionali in questo caso hanno anche un valore politico ed economico. Prendiamo il caso Ama, l'azienda dei rifiuti schiacciata sotto il peso dell'inchiesta della procura. Su Ama alla fine interviene Cantone, che non può commissariarla - non ne avrebbe i poteri - ma può commissariare i singoli appalti: così accadrà. Il commissariamento tout cort potrebbe disporlo il sindaco, ma a questo punto basta e avanza l'ipotesi già decisa e così si va avanti, magari valutando eventuali novità e sviluppi a breve dell'inchiesta condotta da Giuseppe Pignatone.

Il caso molto più delicato riguarda proprio il Campdoglio. Perché anche una decisione meno drastica dello scioglimento, ma comunque prevista dalla legge, «l'accesso agli atti» del Comune, che spetta al prefetto, nel caso di Roma non è indolore, anzi. Per tre mesi, un pool di commissari - potrebbero essere un prefetto e due alti ufficiali delle forze dell'ordine - dovrebbero passare al setaccio le carte del Campidoglio. Non è un passaggio da fare a cuor leggero ma se lo sviluppo l'inchiesta peggiorasse un quadro già fosco si tratta di una strada possibile, probabile. Resta poi da vedere se sul Campidoglio interverrà Cantone, il Viminale o entrambi: l'equilibrio sarà tecnico e politico.

In tema di bilanci, tra l'altro, va registrato che è stato pubblicato in Gazzetta il piano straordinario di rientro dal debito concordato dal sindaco con il Mef. Intanto il prefetto di Roma ha disposto la scorta per il sindaco Marino, oggetto di minacce evidentemente concrete.


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