Lavori Pubblici

Realacci: Il ritardo sui nuovi criteri della Via costa caro al paese

Giuseppe Latour

Il provvedimento in vigore dallo scorso 12 agosto apriva la strada a una revisione delle soglie per la valutazione di impatto ambientale. Il testo, però, non è ancora pronto. Nell'attesa, anche i progetti di taglio più piccolo devono passare dalla Via

"Il ritardo sui nuovi criteri per la procedura Via costa caro al paese". E' l'allarme che arriva dal presidente della commissione Ambiente della Camera, Ermete Realacci. Il riferimento è al decreto competitività (Dl n. 91/2014), in vigore dallo scorso 12 agosto, che apriva la strada a un provvedimento di revisione delle soglie per la valutazione di impatto ambientale. Il testo, però, non è ancora pronto. Nell'attesa, anche i progetti di taglio più piccolo devono passare dalla Via.
Lo stesso Realacci inquadra la questione: "Il decreto Competitività, convertito con la legge 116/2014, ha soppresso tutte le soglie previste per l'obbligo di procedura di valutazione di impatto ambientale (Via), prevedendo al contempo che il ministero dell'Ambiente emanasse un decreto per fissare i nuovi criteri di esenzione". Il riferimento è all'articolo 15 del testo: qui si prevede che un provvedimento vada a definire i criteri e le soglie da applicare per l'assoggettamento dei progetti alla valutazione dei impatto ambientale. Nel Dm andranno fissate anche le regole per Regioni e Province autonome.

"Il decreto ministeriale – prosegue Realacci – è però ancora in fase di stesura e così, di fatto, ad oggi ogni nuovo progetto di qualsiasi dimensione deve essere sottoposto prima dell'autorizzazione ad una lunga, approfondita e onerosa procedura ambientale". Questo riguarda anche i progetti di piccolissime dimensioni, "dal fotovoltaico da 2 kW alla caldaia, dalla biomasse da 10 kWth al termocamino a pellet". Si arriva così al paradosso, dice ancora il presidente dell'ottava commissione di Montecitorio "che progetti di poche migliaia di euro sono gravati da lunghe procedure amministrative, il cui costo arriva a superare anche di tre, quattro volte quello dell'impianto".

L'allarme, raccolto da Realacci, è stato lanciato dal Coordinamento Free, che riunisce oltre venti associazioni delle rinnovabili e che denuncia come in questo modo migliaia di progetti saranno abbandonati facendo perdere al paese centinaia di milioni di euro di investimenti, ma coinvolge tutti i settori. "Per fare luce su questo ritardo che rischia di costarci caro e sollecitare l'emanazione del decreto che fisserà i criteri e le soglie di assoggettabilità o meno di un progetto alla procedura Via – conclude il presidente - ho presentato un'interrogazione al ministro dell'Ambiente, chiedendo che nel decreto vengano coniugati i criteri di proporzionalità con la giusta attenzione alla specificità di ogni progetto".


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