Lavori Pubblici

Cantone: premi nei bandi alle imprese con rating di legalità

Mauro Salerno

La proposta del presidente Anac formalizzata nel bando-tipo in preparazione sui lavori da aggiudicare all'offerta più vantaggiosa

Premiare le imprese che aderiscono al rating di legalità gestito dall'Antitrust con punteggi aggiuntivi nel le gare per l'assegnazione dei appalti pubblici. È l'indicazione che arriva dal presidente dell'Autorità Anticorruzione Raffaele Cantone. Più di una proposta, visto che l'Anac metterà questo "invito" nero su bianco in uno dei bandi-tipo di prossima emanazione. «Per prevenire la corruzione - ha detto Cantone - i sistemi di "soft regulation" sono spesso più efficaci di tante norme di difficile interpretazione. Per questo nel bando tipo relativo all'assegnazione delle gare con l'offerta più vantaggiosa indicheremo alle Pa l'opportunità di assegnare punteggi più alti alle imprese in possesso del rating di legalità».

Cantone ha chiuso ieri i lavori della conferenza organizzata insieme al dipartimento delle Politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri, per fare il punto sul recepimento delle direttive europee su appalti di lavori e concessioni. «Un'occasione storica - ha sottolineato Cantone - per semplificare un codice dei contratti ormai superato, senza però abbassare minimamente il livello dei controlli». Anzi, sul punto, dall'Anac è arrivata la richiesta di rafforzare i poteri di vigilanza del mercato rendendo vincolanti per amministrazioni e imprese gli atti di regolazione (determinazioni, delibere, pareri) emanati dall'Autorità. La riscrittura del codice è affidata al disegno di legge delega con i criteri per la riforma degli appalti approvato dal governo lo scorso 29 agosto, depositato in Senato il 18 novembre e ancora in attesa di assegnazione alla commissione competente.
L'obiettivo annunciato dal Governo è di riscrivere completamente il codice (Dlgs 163/2006) al massimo entro la fine del 2015. Per questo, ora si guarda con una certa preoccupazione all'iter di approvazione del disegno di legge assegnato a Palazzo Madama. Il rischio è che i ministeri competenti (in primis le Infrastruttuire) con il coordinamento svolto dal Dipartimento degli affari giuridici dei Palazzo Chigi si vedano cambiare in corsa i principi contenuti nella delega varata dal Governo, mentre lavorano alla riforma innescata dall'obbligo di recepire le direttive entro il 18 aprile 2016. Se i principi ispiratori della delega verranno rispettati, il vecchio codice, modificato 592 volte dal 2006 a oggi, sarà sostituito da un corpus normativo molto più snello. L'imperativo, messo nero su bianco nellla delega è il divieto di "overegulation" rispetto alle direttive Ue. Una delle novità più forti sarà à la regolamentazione delle lobby. Mentre, salvo ripensamenti in sede parlamentare, per introdurre il débat public nei processi di approvazione delle opere si punterà a un provvedimento ad hoc messo a punto da Infrastrutture e Ambiente


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