Lavori Pubblici

Cantone a Radio24: «Troppe lobby negli appalti, commissarieremo ancora»

Gianni Minoli

Nei padiglioni stranieri di Expo - dice il commissario Anticorruzione ai microfoni di Mix24 - non si possono fare i controlli antimafia. Quindi un pericolo resta

Raffaele Cantone, 51 anni, dal '99 è nella Direzione distrettuale antimafia. Indaga sui casalesi e ottiene l'ergastolo, tra gli altri, per Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti. Nel 2013 Enrico Letta lo nomina nella task force per l'elaborazione della proposta sulla lotta della criminalità organizzata; nel marzo 2014, Renzi lo nomina presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione dove comincia a lavorare sullo scandalo Expo bloccando l'assegnazione dei lavori per l'Albero della vita.

Alla fine l'Albero della vita si farà o no?
Abbiamo dato parere favorevole al bando. Ovviamente non tocca a noi stabilire se si farà o no.

Che cosa non andava?
Parecchie cose, c'erano criteri poco trasparenti, soprattutto nel modo in cui era stato di acquistato il concept.

Lei però un mese fa ha detto "Non ho gli strumenti per controllare quello che si fa nei padiglioni stranieri". Verranno di lì i problemi?
Purtroppo sì, in parte. Nel senso che a quello che viene fatto nei padiglioni stranieri si applica legislazione degli Stati stranieri per cui non si possono fare controlli antimafia e noi non possiamo controllare nulla.

Le imprese escluse dall'Expo possono ripresentarsi attraverso gli stranieri?
Può capitare, ma la Prefettura, soprattutto per quanto riguarda i controlli antimafia, li sta facendo ugualmente e in qualche caso ha ottenuto l'esclusione volontaria.

Lì c'è un pericolo?
C'è sicuramente un gran pericolo, ma forse si sarebbe dovuto pensare quando è stata firmata la convenzione. Del resto anche sulla Torino-Lione noi abbiamo gli stessi problemi perché lì si applica la legislazione francese che non riconosce le interdittive antimafia.

A giugno quando è arrivato a vigilare su Expo, ha detto che quasi tutte le gare erano state fatte in deroga alla legge sulla trasparenza. Oggi problema risolto?
Ho detto che erano state utilizzate in moltissimi casi le deroghe, previste e garantite dalla legge. Sicuramente abbiamo fatto molti passi in avanti, per esempio Expo si è dotato di un programma che si chiama "Open Expo", tutto in rete e questo è un gradissimo risultato.

Possono uscire altri guai?
Noi stiamo lavorando in modo molto molto rigoroso, io mi augurerei di no. Il nostro controllo resta un controllo sugli atti, è talmente approfondito che tendenzialmente io direi che dal momento del nostro controllo è molto difficile che questo accada, ma non impossibile.

Ma i fenomeni di corruzione scoperti per l'Expo sono solo la punta di un iceberg?
Purtroppo sì secondo me. Sono la punta di un iceberg che non riguarda solo Expo ma il sistema degli appalti, che purtroppo prevede sicuramente una serie di meccanismi di presenze di lobby.

Con i poteri che lei ha le imprese temono una raffica di commissariamenti. È possibile?
Ad oggi abbiamo fatto tre commissariamenti, ne faremo molti altri. Uno riguarda il Mose che è in atto, non è ancora stato fatto, due riguardano due imprese di Expo, altri ne faremo.

Dove?
In varie parti, però nessuno a oggi ha fatto ricorso.

Ma è vero che un eccesso di controlli e di burocrazia, non solo non blocca ma facilita la corruzione?
Il rischio c'è, soprattutto se la burocrazia è deresponsabilizzata. Io sono convinto che la vera grande riforma della Pubblica amministrazione dovrebbe passare per due parole: semplicità da un lato e scarsa burocrazia dall'altro, efficienza.

Se dovesse dare un consiglio a ministro Madia?
Le direi che bisogna lavorare moltissimo per la semplicità, ovviamente ampliando sempre più i meccanismi di trasparenza.


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