Lavori Pubblici

Stabilità, tagli agli investimenti degli enti locali

Giuseppe Latour

I tagli ai trasferimenti per 1,2 miliardi sono compensabili con riduzioni al conto capitale. Prorogata al 2015 la norma che consente di destinare gli oneri di urbanizzazione alle spese correnti

Un colpo tremendo per i lavori piccoli e medi dei Comuni. La commissione Bilancio della Camera ha approvato, a sorpresa, un pacchetto di emendamenti alla legge di stabilità che potrebbe drenare risorse preziose dagli investimenti degli enti locali. Gli 1,2 miliardi di tagli dei trasferimenti già assestati dalla manovra potranno essere compensati tramite riduzioni al conto capitale. Viene prorogata anche al 2015 la norma che consente di destinare metà degli oneri di urbanizzazione per le spese di parte corrente. Mentre le deroghe al patto di stabilità a favore di emergenze ed edilizia scolastica rischiano di rivelarsi una scatola vuota. Le uniche buone notizie arrivano per gli incentivi alle unioni di Comuni.

La modifica che colpisce con più forza il settore riguarda l'articolo 35 del disegno di legge. Dal comma 16 viene cancellato il passaggio che collega il taglio del fondo di solidarietà comunale per 1,2 miliardi di euro con la riduzione della spesa corrente degli enti locali. In sostanza, i sindaci avranno meno soldi ma saranno liberi di pescare dove vogliono le relative risorse. Impattando, quindi, con ogni probabilità sul conto capitale e sugli investimenti, tradizionalmente più facili da comprimere rispetto alla parte corrente. Il timore, allora, è che questo taglio si traduca in una riduzione per oltre un miliardo degli investimenti per opere medio-piccole. Da sottolineare che questa modifica arriva grazie a tre emendamenti identici, firmati sia da deputati del Pd che di Forza Italia. Ha ottenuto, quindi, un consenso trasversale.

Il secondo colpo riguarda gli oneri di urbanizzazione. Questo capitolo dei bilanci degli enti locali, sin dalla sua origine, sarebbe dovuto servire per finanziare gli investimenti delle amministrazioni. Con la finanziaria 2007, però, è stato disposto che fino al 2014 «i proventi delle concessioni edilizie e delle sanzioni previste» dal testo unico in materia di edilizia privata (Dpr n. 380/2001) «possono essere utilizzati per una quota non superiore al 50 per cento per il finanziamento di spese correnti e per una quota non superiore ad un ulteriore 25 per cento esclusivamente per spese di manutenzione ordinaria del verde, delle strade e del patrimonio comunale». Questa previsione viene prorogata di un altro anno, fino al 2015. Incentivando così i Comuni a pagare gli stipendi con quello che arriva dagli oneri.

Quanto alle deroghe al patto di stabilità, la realtà è che si tratta di aperture soltanto parziali. L'emendamento del Governo, votato dalla commissione Bilancio, prevede infatti che un decreto del Mef ridefinisca entro gennaio 2015 gli obiettivi di patto di ciascun ente, «anche tenendo conto delle maggiori funzioni assegnate alle città metropolitane, dei maggiori oneri connessi agli eventi calamitosi e agli interventi di messa in sicurezza degli edifici scolastici». Non si tratta, però, di un'eccezione al patto. Il ministero, infatti, potrebbe anche lasciare gli obiettivi generali inalterati, non aprendo nuovi spazi per queste competenze aggiuntive.

Unica nota positiva arriva in materia di fusioni di Comuni. Gli emendamenti votati prevedono che le nuove amministrazioni create «a seguito di fusione a decorrere dall'anno 2015» siano soggette alle regole del patto di stabilità interno «dal quinto anno successivo a quello della loro istituzione, assumendo quale base di calcolo le risultanze dell'ultimo triennio disponibile».


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