Lavori Pubblici

Norme tecniche, il provveditore Baratono: «Inaccettabile che la decisione finale spetti al Mit»

Giuseppe Latour

Il responsabile delle opere di Lombardia e Liguria in vista del voto di domani: «Il Consiglio superiore deve arrivare a sintesi condivisa»

«E' inaccettabile che sia il ministero delle Infrastrutture a prendere la decisione finale sulle Ntc, con una scelta politica. Il Consiglio superiore ha l'obbligo di arrivare a una sintesi condivisa». Sono parole molto dure, che arrivano da una delle voci più ascoltate del Cslp: Pietro Baratono, provveditore alle opere pubbliche di Lombardia e Liguria. La spaccatura in atto priva il Consiglio superiore della sua natura di massimo riferimento tecnico per lo Stato. Poi, chiuso questo capitolo, bisognerà ristrutturare a fondo l'assetto attuale delle Ntc.

Come vede la trattativa in atto sulle Ntc?

Anzitutto, mi faccia fare una premessa. Il tema delle norme tecniche viene visto sotto una luce sbagliata. Si parla molto di abbassamento o innalzamento della sicurezza, ma non penso che sia la questione in ballo con le Ntc. I problemi di sicurezza dipendono in Italia dal fatto che le costruzioni a volte nascono con problemi in fase di esecuzione o di progettazione. Le norme non c'entrano nulla. Per questo invito tutti a valutarle in maniera molto più serena. Una costruzione fatta bene, anche se in base a norme non aggiornate, non cadrà di certo.

Passiamo al parere di venerdì. Partiamo dai lati positivi.

Su quelli preferisco non esprimermi.

Allora, le chiedo cosa pensa del fatto che la decisione sulle Ntc sarà di fatto presa al Mit.

Non mi sembra la strada giusta da percorrere. La sintesi deve essere tecnica e non politica e andrebbe trovata in seno al Consiglio superiore dei lavori pubblici, che è già il ministero delle Infrastrutture. L'idea che si arrivi spaccati alla fine di questo percorso senza riuscire a trovare una sintesi condivisa non mi sembra accettabile. Dovremmo prenderci qualche mese in più, ma con l'obiettivo preciso di lavorare a una soluzione che vada bene a tutti. Poi, bisognerà superare l'attuale assetto delle norme.

In che modo?

Servono regole più flessibili. Ad esempio in tema di materiali, occorre studiare un meccanismo legislativo che consenta di usare quelli innovativi senza tutti i problemi che ci sono adesso. Dobbiamo avere la sicurezza, ma anche la crescita del comparto. Poi, più in generale, la norma deve cambiare i suoi connotati.

Cioè?

Dobbiamo andare verso una norma di tipo contrattuale, che ci allinei al resto del mondo. La parte che riguarda la sicurezza va disciplinata con la legge, ma deve essere solo il quadro nel quale ci si muove. Il resto deve essere affidato al contratto e al progetto. Oggi il progettista è terrorizzato, perché tutto ha rilievo penale. Non deve essere così: depenalizziamo la parte progettuale e lasciamo allo Stato solo la determinazione dei coefficienti di sicurezza.


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