Lavori Pubblici

Aumento della ritenuta d'acconto sui bonifici: per le Pmi un conto da 920 milioni

Giuseppe Latour

A partire dal 2016 l'effetto finanziario sarà nullo, perché questi soldi rientreranno nel circuito delle compensazioni. Nell'immediato, però, il colpo sarà durissimo

Una bomba da 920 milioni di euro. In grado di drenare liquidità preziosa alle imprese, soprattutto nei primi mesi di applicazione. L'effetto dell'aumento di quattro punti della ritenuta d'acconto sui bonifici per le detrazioni fiscali, operato con la legge di stabilità, è tutto in questa cifra, inserita dallo stesso Governo nella relazione tecnica di accompagnamento al Ddl. Il timore delle aziende della filiera, allora, è pienamente giustificato, perché per loro la scossa nel 2015 sarà davvero difficile da assorbire.

Per capire quale potrebbe essere la dinamica di questo terremoto, però, è utile fare un po' di storia. Partendo dal decreto n. 78/2010, che aveva introdotto con l'articolo 27 una ritenuta d'acconto del 10 per cento sugli importi relativi "ai bonifici effettuati dai contribuenti che, in relazione a detti pagamenti, usufruiscono di detrazioni fiscali". La disposizione prevedeva che "la ritenuta d'acconto debba essere operata da Poste italiane o dalle banche del beneficiario del bonifico nel momento in cui le somme sono accreditate in favore del soggetto". La novità scattava dal primo luglio del 2010 ed è, nella forma, la ritenuta che applichiamo ancora oggi.

Quella revisione era stata, sin da subito, oggetto di pesantissime critiche da parte delle piccole e medie imprese della filiera dell'edilizia: l'obiettivo era contrastare l'evasione fiscale, ma l'effetto finale era drenare liquidità che, in una fase di crisi, per loro poteva essere fondamentale. Così, circa un anno dopo il decreto legge n. 98 del 2011 (articolo 23, comma 8) ha ridotto dal 10 al 4 per cento l'aliquota della ritenuta d'acconto, a decorrere dal 6 luglio del 2011. In quella sede, la relazione del Governo sottolineava che "in fase di prima applicazione della disposizione, si era rilevato che l'originaria misura della ritenuta poteva pregiudicare le disponibilità finanziarie delle imprese e, in particolare, delle piccole imprese artigiane". Con la riduzione dell'aliquota, allora, si manteneva la finalità antievasione ma si riduceva l'impatto negativo per l'economia, evitando la formazione di crediti di imposta difficili da scontare.

Adesso, però, quelle considerazioni sembrano finite tutte al macero. La legge di stabilità 2015, nella versione presentata dal Governo, riporta infatti dal 4 all'8 per cento la ritenuta. Dal momento che l'effetto antievasione non è in discussione, allora, in questo caso c'è probabilmente la necessità di fare cassa nell'immediato. E la relazione tecnica del Governo spiega quale sarà l'entità del prelievo: "Si stima un effetto finanziario positivo per il solo anno 2015 di 920 milioni di euro". Poco meno di un miliardo di euro che arriva direttamente dalle piccole e medie imprese, soprattutto della filiera delle costruzioni. A partire dal 2016 l'effetto finanziario sarà nullo, perché questi soldi rientreranno nel circuito delle compensazioni. Nell'immediato, però, il colpo sarà durissimo.


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