Lavori Pubblici

Tutte le questioni aperte dello Sblocca Italia: dal patto di stabilità alle trivellazioni

Giuseppe Latour

Il decreto appena convertito dal Senato è ancora un cantiere aperto: alcuni passaggi del provvedimento rischiano di portare problemi al bilancio

I conti non quadrano, almeno in un paio di punti. Il decreto Sblocca Italia (Dl n. 133/2014) è stato appena convertito dal Senato, dopo il voto di fiducia di mercoledì. Ma, nonostante sia in discussione dalla fine di agosto, è ancora un cantiere aperto. Il motivo è che ci sono alcuni passaggi del provvedimento che rischiano di portare problemi al bilancio pubblico, se non saranno rivisti: sono, soprattutto, quelli che fissano deroghe al patto di stabilità in materia di bonifiche. Così, sarà un altro provvedimento a metterci una pezza. Lunedì il Consiglio dei ministri varerà un decreto-tampone. E non è tutto: qualche correzione potrebbe arrivare anche su diritti aeroportuali, sgravi per la banda larga, agevolazioni per il decoro urbano e trivellazioni. Le modifiche a Palazzo Madama sarebbero state utili, ma avrebbero comportato la decadenza del decreto.

Nel mirino c'è principalmente l'articolo 34 comma 7. Qui si parla di bonifiche e si stabilisce che, nei siti inquinati degli enti territoriali, nei quali sono in corso o non sono ancora state avviate attività di risanamento, potranno essere realizzati una serie di interventi, come opere per la sicurezza dei luoghi di lavoro e manutenzioni di impianti e infrastrutture. Si tratta di una novità molto importante, perché permette di non abbandonare i siti da risanare, in attesa della bonifica vera e propria. Per spingere questi piccoli investimenti (si parla di siti degli enti territoriali e non dei grandi siti di interesse nazionale), viene fissata una deroga al patto di stabilità interno: questo non vale per i Comuni che agiscono sui loro siti inquinati.

La norma sarebbe importante, in teoria, ma potrebbe trasformarsi in un piccolo terremoto per i conti degli enti locali. Il motivo lo spiegava già la Ragioneria generale dello Stato nel suo parere reso a Montecitorio. I tecnici si scagliavano contro l'assenza di "modalità di attribuzione degli spazi finanziari". Questa rende, probabilmente, inapplicabile la norma. Il pericolo, però, è che i Comuni applichino comunque la novità, semplicemente comunicando la deroga al ministero dell'Economia. "Qualora gli enti dovessero ritenere che la comunicazione ha valenza autorizzatoria ai fini dell'esclusione dal patto – diceva ancora la Ragioneria nel suo parere - allora l'emendamento è suscettibile di determinare oneri da quantificare con apposita relazione". Insomma, il buco che questo nuovo strumento potrebbe creare, al momento, non è misurabile.

Questo è il passaggio che desta le perplessità maggiori, ma non è l'unico. Anche l'articolo 1, comma 11 bis potrebbe essere al centro di qualche correzione: rivede la materia dei diritti aeroportuali. La Ragioneria, sul punto, notava che questi interventi riprendono una questione che è stata risolta da poco con l'approvazione di tre modelli tariffari nei quali si disciplina in modo puntuale la fase di consultazione obbligatoria nella definizione dei diritti. Le novità del decreto creano "difficoltà interpretative in un contesto che pare finalmente avviarsi a definizione, pregiudicando in tal moto la certezza dei criteri di determinazione dei diritti". Inoltre, questo passaggio del provvedimento non sembra in linea con le norme europee in materia di trasparenza.

Qualche piccola correzione andrebbe portata all'articolo 6 comma 7 octies, dove un decreto disciplina l'accesso al credito di imposta per la banda larga, ma senza prevedere il parere del ministero dell'Economia, necessario per legge. Mentre andrebbe chiarito l'articolo 24, che introduce agevolazioni fiscali per i cittadini che propongono interventi di decoro urbano, recupero e riuso dei loro quartieri, ma che non specifica a quali tributi possono essere riferiti questi sgravi. Infine, l'articolo 36 bis potenzia le agevolazioni a favore dei territori coinvolti nelle trivellazioni ma, secondo gli uffici tecnici del Senato, potrebbe portare problemi di copertura.


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