Lavori Pubblici

Sblocca Italia convertito senza modifiche dal Senato: ora la Gazzetta

Giuseppe Latour e Mauro Salerno

Ma i dubbi nati a Montecitorio potrebbero avere qualche ulteriore strascico. È probabile che altri provvedimenti vadano a modificare alcuni passaggi dai quali potrebbero derivare problemi di copertura

Il decreto Sblocca Italia (Dl n. 133/2014) è stato convertito dal Senato. L'Aula di Palazzo Madama ha, infatti, appena votato la fiducia al provvedimento, confermando tutte le modifiche portate dalla Camera, al termine di una giornata segnata dalle contestazioni del Movimento Cinque Stelle, che ha tentato fino all'ultimo di impedire il voto, costringendo anche il presidente di turno Roberto Calderoli a inaugurare il "voto di fiducia dl posto".

Il testo, a questo punto è legge e si avvia verso la Gazzetta ufficiale, dopo un percorso travagliatissimo che ha di fatto privato il Senato della possibilità di esaminare i suoi 45 articoli in maniera approfondita. Ma i dubbi nati a Montecitorio potrebbero avere qualche ulteriore strascico. È probabile che altri provvedimenti, nelle prossime settimane, vadano a modificare alcuni passaggi del Dl dai quali potrebbero derivare problemi di copertura.

Il decreto è stato approvato dal Consiglio dei ministri a fine agosto, è andato in Gazzetta ufficiale il 12 settembre e andava convertito entro il prossimo 11 novembre. A impedire un esame strutturato del Senato sono stati i tempi lunghi dei lavori alla Camera, andati avanti per tutto il mese di ottobre. L'opposizione del Movimento 5 stelle ha reso difficile la discussione della commissione Ambiente di Montecitorio. Ma non è stata l'unico fattore determinante. Hanno pesato anche le incertezze di maggioranza e Governo: il testo, dopo essere stato licenziato in commissione ottava, ha avuto bisogno di un supplemento di modifiche in seguito ai rilievi della commissione Bilancio e della Ragioneria generale dello Stato.

E i problemi di copertura non sembrano essere finiti. Alcuni rilievi della Ragioneria non sono stati accolti alla Camera. Così ci sarebbero alcune norme traballanti sotto il profilo dei conti pubblici: ad esempio, in materia di deroghe al patto di stabilità per le bonifiche. Visti i tempi ristretti, però, non è stato possibile correggere nulla adesso: la commissione Lavori pubblici di Palazzo Madama, addirittura, non ha avuto tempo di procedere all'esame di tutti i 912 emendamenti presentati. Qualcosa, allora, potrebbe essere fatto nelle prossime settimane.

I capisaldi principali del testo, comunque, sono usciti confermati dopo l'esame parlamentare. I 3,9 miliardi di opere infrastrutturali cantierabili restano intatti: il ministero, intanto, ha già approvato il primo decreto con finanziamenti per 1,7 miliardi e quindici opere, fissando anche i criteri (piuttosto leggeri) per giudicare la cantierabilità delle infrastrutture. Allo stesso modo, resta saldo il pacchetto di interventi sulla Napoli-Bari e sulla Palermo-Messina. Esce solo ritoccato dal passaggio alla Camera l'articolo 17, che contiene le misure in materia di edilizia privata, come la manutenzione straordinaria tramite comunicazione di inizio lavori. E subiscono qualche correzione marginale le norme sulle bonifiche degli articoli 33 e 34.

Tra le novità della fase di conversione, spiccano il ritorno del regolamento edilizio unico, la riscrittura totale dell'articolo 5 in materia di concessionarie autostradali, la pesante revisione dell'articolo 7 sulla governance in materia di risorse idriche, le nuove regole per blindare gli interventi di difesa del suolo nell'articolo 9, dopo i fatti di Genova. All'ultimo minuto, poi, sono saltate diverse norme importanti, come l'estensione della defiscalizzazione alle autostrade in esercizio e l'aumento del plafond del fondo emergenze da 50 a 100 milioni di euro. E, soprattutto, la contestatissima riduzione dell'Iva dal 10 al 4% per gli interventi che beneficiano dei bonus fiscali per ristrutturazioni e risparmio energetico.


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