Lavori Pubblici

Cassazione: decoro violato anche se arriva la sanatoria del Comune

Pietro Verna

Al fine di accertare la legittimità dell' innovazione eseguita da un condomino in corrispondenza della sua proprietà esclusiva è irrilevante che il Comune abbia rilasciato il provvedimento di sanatoria.

Al fine di accertare, ex articolo 1120 codice civile, la legittimità dell' innovazione eseguita da un condomino in corrispondenza della sua proprietà esclusiva è irrilevante che il Comune abbia rilasciato il provvedimento di sanatoria.
Con questo principio la Corte di Cassazione, Sezione Seconda Civile (sentenza n. 20985 del 6 ottobre 2014) ha rigettato il ricorso proposto dai proprietari di un appartamento contro la pronuncia della Corte d'Appello capitolina, che aveva confermato la condanna del Tribunale di Viterbo a rimuovere gli impianti di condizionamento che questi ultimi, in violazione dell'articolo 1102 del codice civile, avevano collocato "a grappolo" sulla facciata più alta del manufatto, interrompendone la continuità.

Il ricorso
I ricorrenti avevano denunciato l'erroneità della sentenza della Corte territoriale, per non aver tenuto conto dell' impraticabilità di una diversa soluzione tecnica e dell' inidoneità degli impianti a pregiudicare il pregio estetico del palazzo condominiale. Tesi che sarebbe stata avvalorata dalla circostanza che " il Comune di Viterbo, avendo emesso provvedimento in sanatoria delle opere realizzate aveva accertato l'insussistenza di un impatto negativo o di un pregiudizio dal punto di vista ambientale, paesaggistico o urbanistico". Di qui la conclusione che la Corte d'Appello di Roma, trascurando siffatti elementi, non aveva valutato l'effettiva rilevanza, incidenza e gravità delle innovazioni apportate all'edificio, né svolto indagini miranti ad accertarne il deprezzamento.

La sentenza del Supremo Collegio
La pronuncia della Corte di Cassazione, espressa nei termini sopra descritti, richiama l'interpretazione dell'articolo 1120 del codice civile operata dalla (risalente) sentenza delle Sezioni unite civili del 28 giugno 1975 n. 2552, a mente della quale:
- costituisce innovazione lesiva del decoro architettonico del fabbricato condominiale non solo l'innovazione che ne alteri le linee architettoniche, ma anche quella che si rifletta sul suo aspetto armonico, a prescindere dal pregio estetico che possa avere l'edificio e che tale valutazione spetta al giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità;
-i rapporti tra l'esecutore delle opere e l'autorità preposta alla tutela urbanistica non possono interferire negativamente sulle posizioni soggettive attribuite agli altri condomini per la tutela del decoro architettonico dell'edificio, in quanto l'articolo 1120 del codice civile tutela il diritto dei condomini a non vedere turbato lo stile o le linee architettoniche o il decoro dell'edificio condominiale in cui è posta la rispettiva proprietà, e non l'interesse pubblico di carattere urbanistico a vedere conservato il decoro degli edifici di una determinata zona.

Di conseguenza – argomenta il Supremo Collegio - la ratio decidendi del giudice di merito coglie nel senso, dal momento che, nel caso di specie, si trattava di condizionatori di notevoli dimensioni "aggrappati" alla gronda del tetto di un edificio collocato in un ambito paesaggistico protetto e che la predisposizione di tali apparecchiature costituiva una palese violazione dell'articolo 1102, comma 1, del codice civile («ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca ad altri di farne uso»).


L'orientamento della giurisprudenza in materia di decoro architettonico
La sentenza è aderente al consolidato indirizzo giurisprudenziale, secondo cui l'estetica del fabbricato è un bene che identifica qualsiasi entità materiale o immateriale giuridicamente rilevante e giuridicamente tutelata. Ragione per la quale:
- in materia di decoro architettonico, spetta al giudice adottare, caso per caso, criteri di maggiore o minore rigore, in considerazione delle caratteristiche del singolo edificio e/o della parte interessata, e , dunque, accertare -ad esempio- se l'edificio avesse ab origine "un'unitarietà di linee e di stile suscettibile di significativa alterazione in rapporto all'innovazione eseguita, nonché se su di essa avessero o meno inciso, menomandola, precedenti diverse modifiche operate da altri condomini" (Cassazione, sentenza 15 aprile 2002, n. 5417);
-ai fini della tutela prevista dall'articolo 1120, secondo comma, del codice civile in materia di divieto di innovazioni sulle parti comuni dell'edificio condominiale, "non occorre che il fabbricato il cui decoro architettonico sia stato alterato dall'innovazione abbia un particolare pregio artistico, né rileva che tale decoro sia stato già gravemente compromesso da precedenti interventi sull'immobile, ma è sufficiente che vengano alterate, in modo visibile e significativo, la particolare struttura e la complessiva armonia che conferiscono al fabbricato una propria specifica identità" (Cassazione, sentenza 19 giugno 2009 n. 14455)


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