Lavori Pubblici

Anac: anche gli ordini professionali soggetti alla legge anticorruzione

Mauro Salerno

In qualità di enti pubblici non economici hanno l'obbligo di nominare un responsabile della prevenzione della corruzione e di adeguarsi alle norme sull'incompatibilità degli incarichi

Il pacchetto anticorruzione, con tutti i connessi obblighi di trasparenza e di incompatibilità degli incarichi, si applica anche a collegi e ordini professionali. Dopo l'Anas (clicca qui ) l'Autorità nazionale anticorruzione torna a occuparsi dei confini di applicabilità della legge 190/2012 e dei sue misure attuative (Dlgs 33/2013) chiarendo che nel raggio d'azione delle norme figurano anche gli organismi di rappresentanza dei professionisti. Il chiarimento arriva conla delibera n. 145/2014 che ribalta le conclusioni contenute in un parere pro veritate rilasciato al comitato unitario delle professioni (Cup) dall'ex presidente della Corte Costituzionale Piero Alberto Capotosti, scomparso quest'estate.

Tutto ruota alla qualificazione degli ordini come enti pubblici non economici, ribadita - ricorda L'Anac - anche dalla Cassazione (sentenza n.21226/2001), che non concederebbe vie di fuga agli ordini professionali rispetto agli adempimenti imposti dalla legge.

Sul versante della trasparenza, innanzitutto, le regole anticorruzione impongono agli «organi di indirizzo politico» la pubblicazione di redditi e patrimoni, atti di nomina, curricula, compensi legati alla carica e ad altri incarichi pubblici. La definizione di «organi di indirizzo politico» è nata ovviamente in riferimento a Regioni, Province e Comuni, ma già in passato è stata estesa in via analogica agli organi di vertice delle altre amministrazioni, anche quando le cariche non sono elettive. Per quel che riguarda i limiti agli incarichi, i temi chiave sono rappresentati dalla griglia delle incompatibilità, che per esempio vietano gli incroci fra cariche di vertice negli enti e nelle loro società o realtà partecipate, e dalle inconferibilità, che tra l'altro chiudono la porta a chi abbia subito una condanna per reati contro la Pubblica amministrazione.

Ai fini dell'applicazione della legge gli ordini dovranno inoltre nominare un «responsabile della prevenzione della corruzione». Spetterà a a lui vigilare sul fatto che gli incarichi affidati dal proprio «ente» siano in linea con la legge Severino, contestando eventuali problemi e segnalando all'Anac tutti i casi di «possibile violazione». Per il tramite del responsabile della prevenzione gli ordini dovranno anche mettere a punto un piano triennale di prevenzione della corruzione, il piano triennale della trasparenza e del codice di comportamento dei dipendenti dell'ente.

Con la delibera, l'Anac avvisa anche gli ordini che controllerà l'adempimento degli obblighi imposti dalla legge 190/2012 concedendo un mese di tempo per adottare i piani e nominare il responsabile della prevenzione. Chi non si adegua rischia un multa compresa tra mille e diecimila euro.


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