Lavori Pubblici

Performance bond «inapplicabile»: premi cari per le imprese, garanzie insostenibili per le compagnie

Mauro Salerno

Il gigante delle riassicurazioni mondiali Munich Re lancia l'allarme sulla garanzia globale: modello Usa molto diverso, in Europa l'Italia sarebbe la prima

Ammontare delle garanzie insostenibile per le assicurazioni, premi troppo altri per i costruttori. E poi una lunga serie di ostacoli che rendono praticamente inapplicabile il modello del performance bond all'italiana, rischiando di bloccare il (già languente) mercato delle grandi opere. A lanciare l'allarme sulle difficoltà legate all'entrata in vigore della garanzia globale di esecuzione è questa volta il colosso delle riassicurazioni Munich Re, per bocca del responsabile del mercato italiano Giovanni Brambilla Pisoni.

La norma
Ricapitoliamo: il performance bond prevede che in caso di fallimento o inadempimento del titolare dell'appalto ci siano almeno due sostituti in possesso dei requisiti previsti dal bando, pronti a scendere in campo e terminare i lavori. Dal primo luglio la garanzia è obbligatoria per gli appalti integrati oltre i 75 milioni e per le opere (ormai una rarità) affidate a general contractor. Mentre è facoltativa per i lavori di sola esecuzione oltre 100 milioni. Finora la garanzia è stata richiesta su un solo bando Anas, peraltro ancora in corso . «Dubito fortemente - attacca subito Brambilla Pisoni - che ci sia una compagnia di assicurazione che abbia dato l'impegno al rilascio della garanzia globale di esecuzione in caso di aggiudicazione dell'appalto. Questo creerà dei problemi anche per gli appalti futuri e bisogna correre ai ripari».

Il ruolo delle compagnie
Il punto più contestato della norma è il ruolo assegnato ai garanti, impossibilitati a sciogliersi dal vincolo di portare a termine l'opera trovando un sostituto, attraverso il pagamento di una penale commisurata al valore delle opere ancora da eseguire. Una previsione che di fatto trasforma il garante in un sostituto della stazione appaltante: vincolato a selezionare le imprese e controllare lo stato dei lavori. «Sembra quasi che la Pa non veda l'ora di delegare a terzi gli aspetti gestionali e burocratici del rispetto dei tempi e della gestione della consegna dell'opera - dice Brambilla Pisoni - . L'assicuratore non può fare il general contractor occupandosi anche della contabilità di cantiere».

La garanzia
Criticata anche la scelta di prevedere l'attivazione della garanzia di subentro a prima richiesta, senza possibilità di opposizione del garante. «Mentre - continua il manager - non è prevista alcuna sanzione per le imprese indicate come sostitute nel caso (non improbabile) che a cantiere avanzato non volessero più subentrare nel contratto ai prezzi stabiliti da qualcun altro, magari diversi anni prima». E questo sarebbe un altro problema. Le grandi imprese italiane si contano sulle dita due o tre mani. Improbabile che qualcuna di esse voglia privarsi della possibilità di partecipare a una delle poche maxi-gare (se giudicata interessante) per fare da sostituto a un'azienda concorrente.

Mercato da 33 miliardi
C'è poi da fare i conti con i valori in gioco. Brambilla Pisoni cita i dati degli appalti oltre 75 milioni assegnati dal 2010 al primo trimestre 2014 (30 nel primo anno, 34 nel secondo, 18 nel terzo, 20 nel quarto, tre quest'anno). Si tratta di 105 bandi per un valore a base d'asta di 29,5 miliardi. «Tenendo conto che la garanzia garantisce lavori di durata molto ampia e aggiungendo la garanzia del 10% - sottolinea - si arriva alla necessità di garantire lavori per oltre 33 miliardi. Ammontare troppo oneroso sia per le imprese di assicurazione che per i riassicuratori». La norma non o dice chiaramente, «ma è una conseguenza logica che in caso di mancato rispetto degli obblighi del garante, quest'ultimo va incontro a una richiesta di risarcimento danni da parte della Pa che è difficilmente quantificabile».

I costi per le imprese

Non sono da sottovalutare i costi a carico delle imprese. Per una cauzione definitiva al momento un costruttore spende una cifra compresa tra lo 0,5% e lo 0,8% all'anno, calcolato sul valore della garanzia (10%, soglia che può salire in caso di offerta con ribasso elevato). Quanto costerebbe un performance bond? «Per come è configurato non può essere inferiore allo 0,9-1% all'anno rispetto al valore del opera». Questo significa che per garantire il completamento di un cantiere da 100 milioni, un costruttore dovrebbe mettere in conto un premio annuale di un milione per tutta la durata del contratto.

Le soluzioni in campo
Rispondendo a un'interrogazione in Parlamento il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi ha spiegato che la strada da seguire per superare queste criticità è di estendere la garanzia globale anche ai piccoli appalti , in modo da generare massa critica e permettere alle compagnie di spalmare i rischi. «Non è una soluzione - dice il manager Munich - anzi i problemi si moltiplicherebbero». Inutile anche citare i modelli esteri. «Il performance bond esiste negli Usa e in Canada, ma non è paragonabile il modello americano, con un'esperienza centenaria e con un altro ordinamento giuridico con quello che si vuole introdurre in Italia. In quei contesti la garanzia non opera a prima richiesta e ci sono diversi modi per svincolarsi, tra cui quello di finanziare l'appaltatore in difficoltà per permettergli di portare a termine i lavori». In Europa «non c'è nessun Paese che adotta il sistema della garanzia globale, l'Italia sarebbe la prima».

Per superare le criticità ,agli occhi degli assicuratori, l'unica soluzione sarebbe quella di trasformare la garanzia globale in una cauzione "aumentata", pari al 30-40% dell'importo dei lavori riducibile nel corso dei lavori indipendentemente dal ribasso. «Questo - conclude Brambilla Pisoni - dovrebbe bastare a garantire la Pa rispetto all'ipotesi di risoluzione di contratto per inadempimento o fallimento». Ma senza aspettare il nuovo codice: «Sarebbe troppo tardi».


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