Lavori Pubblici

La proroga del bonus sulle ristrutturazioni? È un affare per il Tesoro

Giorgio Santilli

Dall'operazione, lo Stato complessivamente guadagna 920 milioni nel 2015. Lo dicono le tabelle della relazione tecnica di accompagnamento alla legge di stabilità

La proroga dei due bonus fiscali per i lavori in casa, quello del 50% per il recupero edilizio e quello del 65% per il risparmio energetico? Un affare per il Tesoro. Dalle tabelle della relazione tecnica alla legge di Stabilità viene fuori infatti che lo Stato, complessivamente guadagna 684,5 milioni fra 2015 e 2016 dall'operazione che è stata accompagnata, come misura collaterale e compensativa, dall'aumento della ritenuta praticata dalle banche per conto del fisco sul bonifico per il pagamento dei lavori dal 4 all'8 per cento. Dalla misura - che accolla l'onere alle imprese realizzatrici dei lavori - arriveranno alle casse del Tesoro nel 2015 ben 920 milioni di euro.

A conti fatti, situazione meno drammatica del previsto. Anche l'operazione sulla riconferma del bonus in senso stretto, pur presentano un conto in rosso per il Tesoro, è meno drammatica di come era stata rappresentata nelle settimane scorse da esponenti di governo. Il minor gettito derivante dall'aumento del beneficio per i contribuenti (da 40 a 50% per le ristrutturazioni semplici e dal 50 al 65% per l'ecobonus) ammonterà a 63,8 milioni di euro nel 2014 e 679,8 nel 2015. Volendoci limitare al biennio, si tratta di 743,6 di milioni di euro di entrate in meno per lo Stato. Per avere un saldo netto, però, bisogna scomputare il maggior gettito per tre imposte: 313,4 per l'Irpef nel 2015, 48,2 milioni per l'Irap nel 2015 e 82,7 milioni nel 2015. Saldo per il biennio: minor gettito per 235,5 milioni di euro. Se però contiamo il beneficio di 920 milioni di euro indotto dall'aumento della ritenuta sul bonifico ecco che l'operazione per il Tesoro volge in positivo per 684,5 milioni nel biennio 2015-2016 e di 938,9 milioni per il solo 2015.


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