Lavori Pubblici

Dalle autostrade all'edilizia privata: tutte le modifiche al decreto Sblocca Italia

Giuseppe Latour e Mauro Salerno

Arriva una forte spinta al recupero con la riduzione dell'Iva su recupero e interventi di efficienza energetica. Misura compensata con l'aumento dal 4% al 10% sulle nuove costruzioni

Iva al quattro per cento per chi utilizza le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni e l'efficientamento energetico. La legge di conversione del decreto Sblocca Italia incamera, durante i lavori in commissione Ambiente a Montecitorio, una vera e propria bomba a larghissimo impatto sull'edilizia privata. Chi ristruttura il proprio immobile o effettua interventi per migliorarne le prestazioni energetiche, come la sostituzione degli infissi, vedrà scendere l'Iva dal dieci al quattro per cento. Questa riduzione sarà compensata da un contemporaneo aumento dell'Iva per le nuove costruzioni prima casa vendute direttamente dalle imprese, che passa dal 4 al dieci. Importante anche l'incentivo riconosciuto al mercato immobiliare. La deduzione Irpef del 20% della spesa di acquisto delle case (nuove o ristrutturate) non è più limitata alle abitazioni da destinare all'affitto, ma genericamente alla spinta del mercato immobiliare con l'assorbimento degli immobili invenduti da parte delle imprese.

Intanto, il decreto si prepara a concludere in maniera molto rapida il suo percorso alla Camera. Sembra scontato, infatti, che il Governo deciderà di blindare il testo con la fiducia. I tempi per la sua approvazione cominciano ad essere molto stretti: la scadenza è fissata per il prossimo 11 novembre. E l'opposizione sta cercando in tutti i modi di farlo rallentare.
Il calendario previsto all'inizio dei lavori dal presidente della commissione Ambiente, Ermete Realacci è stato comunque rispettato, anche se con fatica. Sono servite quattro sedute notturne e una vera e propria maratona durante l'ultima giornata per chiudere i lavori: le votazioni di venerdì notte sono andate avanti fino alle 5 e 30. A pesare è stato, soprattutto, l'ostruzionismo del Movimento 5 stelle, che ha provato in tutti i modi a rallentare il provvedimento, ad esempio pretendendo che le sedute notturne fossero chiuse entro un certo orario o che non ci fossero sovrapposizioni di alcun tipo con i lavori dell'Aula o di altre commissioni interessate alla discussione. Alla fine, alla battaglia si è unita anche la Lega.

Nel merito, gli ultimi allunghi hanno prodotto diverse novità molto importanti.


Napoli – Bari (articolo 1)
La precedente formulazione del testo prevedeva che, per la Napoli-Bari e la Palermo-Catania-Messina, al commissario fosse attribuito un potere di deroga alle regole ordinarie particolarmente pervasivo. «In caso di motivato dissenso espresso da un'amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, la questione» veniva decisa direttamente dal commissario, in deroga alle norme ordinarie in materia di conferenza di servizi, semplicemente affidandosi a un'intesa con le Regioni e gli enti locali interessati, a seconda dei casi. Adesso, tutto questo viene accantonato.
A corredo di questa novità, ne arriva un'altra che potenzia gli adempimenti in materia di trasparenza dell'articolo 1: a queste opere si applica la legge Severino, in materia di trasparenza. Questo vuol dire il rispetto di una lunga serie di obblighi di pubblicità in fase sia di affidamento che di esecuzione delle opere. Andranno anche resi pubblici tutti i documenti sulla pianificazione, realizzazione e valutazione delle infrastrutture. E le informazioni relative ai tempi, ai costi unitari e agli indicatori di realizzazione delle parti completate. Insomma, la Napoli-Bari e la Palermo-Catania-Messina finiscono sotto la lente.

Negli avvisi, nei bandi di gara o nelle lettere di invito il commissario prevede che "la mancata accettazione, da parte delle imprese, delle clausole contenute nei Protocolli di legalità stipulati con le prefetture, riferite alle misure di prevenzione, controllo e contrasto dei tentativi di infiltrazione mafiosa, nonché per la verifica della sicurezza e della regolarità dei luoghi di lavoro", costituisce causa di esclusione dalla gara. Il mancato adempimento degli obblighi previsti dalle clausole in questione, nel corso dell'esecuzione del contratto, comporta la risoluzione del contratto.

Contratto di programma Rfi (articolo 1)
Salta l'approvazione diretta del contratto di programma 2012-2016. Adesso si stabilisce che, "per accelerare la conclusione del contratto il cui periodo di vigenza è scaduto e consentire la prosecuzione degli interventi sulla rete ferroviaria nazionale, il contratto di programma 2012-2016 parte investimenti, sottoscritto in data 8 agosto 2014, è stipulato tra Rete ferroviaria italiana e il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, previo parere delle competenti commissioni parlamentari, da esprimere entro trenta giorni dalla data di assegnazione". In teoria, quindi, si avvia una procedura che dovrebbe essere chiusa nel giro di due mesi. Ma salta il via libera del contratto di programma per decreto.
Aeroporti (articolo 1)
I contratti di programma sottoscritti dall'Enac con i gestori degli scali aeroportuali di interesse nazionale devono essere stipulato entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto e non più dall'entrata in vigore del decreto, come inizialmente previsto. Di fatto, si tratta di un rinvio.

Sblocca lavori (articolo 3)

Gli interventi sul nuovo tunnel del Brennero passano da quelli appaltabili entro il 31 dicembre 2014 a quelli appaltabili entro il 30 aprile 2015. Tra queste opere viene anche inclusa la Statale 172 dei Trulli in Puglia. Tra le infrastrutture destinatarie di possibili risorse revocate vengono inseriti il potenziamento del sistema ferroviario metropolitano regionale veneto e il prolungamento della metropolitana di Genova. La tratta ferroviaria Salerno-Potenza-Taranto viene inserita tra le opere strategiche della legge obiettivo. Quanto alla statale Telesina vengono annullate le procedure avviate finora e tutto passa in capo ad Anas. Viene autorizzata una spesa consistente per il funzionamento dell'autostrada ferroviaria alpina attraverso il tunnel del Frejus: 4 milioni nel 2014, 8,8 nel 2015, 10 tra il 2016 e il 2018 e 7 tra il 2019 e il 2025.

Opere incompiute (articolo 4)
Le norme sulla semplificazione delle procedure e i pagamenti delle opere incompiute si applicano anche ai "cantieri interrotti" segnalati dalle Regioni e riportati nell'anagrafe curata dal ministero delle Infrastrutture. Nel decreto, invece, si prendevano in considerazione soltanto le opere segnalate dai sindaci in riposta alla sollecitazione del premier Matteo Renzi della scorsa primavera. Sui pagamenti si precisa inoltre che, quelli finanziati grazie allo svincolo dal patto, devono riguardare prioritariamente scuole, impianti sportivi, difesa del suolo e sicurezza stradale.


Abruzzo (articolo 4)
Si arricchisce di un corposo elenco di modifiche il capitolo dedicato all'Abruzzo. Innanzitutto si precisa che i mutui concessi dalle banche per la ricostruzione sono assistiti da garanzia dello Stato «incondizionata, esplicita, irrevocabile e a prima richiesta». La garanzia resta in vigore fino al rimborso del finanziamento. I criteri per la concessione della garanzia saranno definiti con un decreto Mef da varare entro 15 giorni dalla conversione del decreto. Il decreto proroga la durata degli affitti concessi ai nuclei familiari a basso reddito o con componenti disabili che hanno perso la casa con il terremoto del 2009. Mentre per chi è diventato assegnatario di una casa nelle cosiddette new town dell'Aquila si stabilisce l'obbligo di partecipare alla manutenzione ordinaria degli alloggi e delle parti comuni degli edifici. Gli interventi straordinari saranno invece a carico dei Comuni nei limiti delle risorse stanziate per la ricostruzione.

Misure anche per velocizzare gli interventi di ricostruzione gestiti dai privati e per la rimozione delle macerie. Sul primo fronte il decreto prevede un termine massimo di 180 giorni per la concessione dei contributi pubblici a partire dalla data in cui gli uffici prendono in carico la pratica.

Quanto alla macerie si stabilisce che le operazioni di sgombero dei materiali crollati, così come le demolizioni degli stabili pericolanti siano a carico delle amministrazioni che potranno avvalersi dei siti di deposito temporaneo autorizzati nel cratere del terremoto. La Pa dovrà anche vigilare perché gli interventi di demolizione vengano effettuati in modo da raggruppare in modo omogeneo i materiali e semplificarne così le operazioni di recupero o smaltimento. In più una quota dell'1% dei fondi destinati alla ricostruzione privata dovrà essere destinata a un fondo istituito presso la struttura di missione di Palazzo Chigi per l'assistenza tecnica qualificata agli uffici che si occupano della ricostruzione, «anche in deroga ai limiti assunzionali vigenti».

Debiti Pa (articolo 4)
Novità anche sulle risorse destinate al pagamento dei debiti della Pa. Arriva una "sanatoria" per le domande presentate degli enti locali via internet. Con un emendamento approvato si stabilisce che - per consentire l'integrale attribuzione delle anticipazioni richieste dagli enti locali rispetto al fondo di 7,2 miliardi previsto dal Dl 102/2013 - Cdp dovrà acquisire anche le domande non pervenute entro i termini «a causa di errori meramente formali relativi alla trasmissione telematica».

Trasparenza (articolo 4-bis)
Introdotto un articolo dedicato alla trasparenza sugli interventi infrastrutturali finanziati dal decreto. I dati relativi alle grandi opere e alle incompiute dovranno essere resi pubblici sul sito delle Infrastrutture in formato open data.

Concessionarie autostradali (articolo 5)
L'articolo 5, che metteva mano alle concessioni in essere consentendo la loro proroga, è stato riscritto per intero. I concessionari entro il 31 dicembre del 2014 dovranno sottoporre al ministero delle Infrastrutture le proposte di modifica al rapporto concessorio, insieme a un nuovo piano economico e finanziario. Il Mit dovrà, a questo punto, sentire diversi soggetti: l'Autorità dei trasporti si pronuncerà sugli schemi aggiuntivi, dopo un passaggio presso le commissioni parlamentari competenti. Questi interventi, però, sono subordinati al preventivo assenso da parte dei competenti organi dell'Unione europea. Gli introiti derivanti da queste revisioni andranno per la manutenzione della rete Anas e al Fondo per il trasporto pubblico locale.

Autostrada Cispadana (articolo 5 bis)
La modifica punta in sostanza a inserire l'opera tra quelle di interesse strategico nazionale, dunque con le procedure di legge obiettivo che rendono non vincolante il parere Via e la conferenza di servizi e più stringenti i tempi di approvazione finale, da parte del Cipe. Inoltre il passaggio dell'opera tra quelle statali consentirebbe al Cipe stesso, ma questo l'emendamento non lo dice, di concedere la defiscalizzazione. Oltre a "qualificare" l'opera "quale infrastruttura di rilevanza strategica nazionale" il testo stabilisce che "a decorrere dal 1° gennaio 2015 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti subentra alla Regione Emilia Romagna nelle funzioni di concedente e conseguentemente in tutti i rapporti attivi e passivi derivanti dalla concessione di costruzione e gestione dell'asse autostradale". Inoltre "il ministero delle Infrastrutture e Trasporti e la società concessionaria provvedono ad adeguare la convenzione in essere alla disciplina procedurale prevista dalla legislazione vigente in materia di infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale". Si stabilisce infine che il contributo pubblico di 179,7 milioni di euro, già stanziato dalla Regione, deve essere trasferito allo Stato, in dieci rate annuali da girare al ministero delle Infrastrutture.

Banda larga obbligatoria entro luglio 2015 (articolo 6)
I tempi fissati dall'emendamento sono serrati: la data chiave è il prossimo primo luglio. Gli edifici di nuova realizzazione, per i quali sia presentata domanda di autorizzazione dopo quel giorno, dovranno «essere equipaggiati di un'infrastruttura fisica multiservizio passiva interna all'edificio, costituita da adeguati spazi istallativi e da impianti di comunicazione ad alta velocità in fibra ottica, fino ai punti terminali di rete». In pratica, l'edificio dovrà essere in grado di agganciarsi alla rete, collegandosi a internet ad alta velocità. Lo stesso adempimento viene fissato per le opere per le quali venga chiesto il rilascio del permesso di costruire dal primo luglio del prossimo anno. In sostanza, anche in caso di ristrutturazioni pesanti bisognerà rimettere mano alla rete telefonica.
Tutti gli edifici sui quali si interviene, in pratica, dovranno «essere equipaggiati di un punto di accesso». Si tratta «del punto fisico situato all'interno o all'esterno dell'edificio ed accessibile alle imprese che sono autorizzate a fornire reti pubbliche di comunicazione». Gli edifici equipaggiati in base a questo nuovo schema potranno esibire l'etichetta «predisposto alla banda larga», da utilizzare in fase di cessione, affitto o vendita dell'immobile. Sarà un tecnico abilitato a rilasciare la certificazione. A questo pacchetto di norme sono state aggiunte una serie di novità che serviranno a rendere più facili gli investimenti per la realizzazione della rete di comunicazione elettronica. Nel caso di modifiche alle caratteristiche di impianti già provvisti di titolo abilitativo, che comportino aumenti delle altezze non superiori a un metro e aumenti della superficie di sagome entro 1,5 metri, è sufficiente un'autocertificazione. E anche l'installazione o la modifica di impianti radioelettrici su edifici preesistenti, che comporti la realizzazione di pali di supporto non superiori a 1,5 metri, non è soggetta ad autorizzazione paesaggistica.
Inoltre, per l'occupazione di beni immobili pubblici appartenenti, in gestione o affidati in concessione a qualsiasi Pa, attraverso infrastrutture funzionali alla realizzazione di reti a banda larga, a carico dell'operatore non è previsto alcun onere, canone, tassa o indennizzo.

Risorse idriche (articolo 7)
Le Regioni che non hanno individuato gli enti di governo dell'ambito provvedono, con delibera, entro il termine perentorio del 31 dicembre 2014». Decorso il termine inutilmente, Palazzo Chigi può subentrare all'amministrazione inadempiente e nominare un commissario. Gli enti locali che ricadono nell'ambito ottimale sono vincolati a partecipare all'ente di governo dell'ambito. In caso di inerzia, vengono confermati i poteri sostitutivi delle Regioni, ponendo le spese a carico dell'ente inadempiente. Tramite questa catena di nuovi poteri, l'obiettivo è sbloccare tutta la partita degli Ato. Sul tema, poi, l'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico dovrà presentare al Parlamento una relazione annuale sul rispetto degli adempimenti a carico di Regioni ed enti locali. Altro termine viene fissato per la redazione dei piani d'ambito: dovranno arrivare tassativamente entro il 30 settembre del 2015.
Un emendamento a firma di Raffaella Mariani (Pd) scioglie la questione dell'affidamento diretto del servizio nell'ambito dell'Ato. Questo può avvenire, ma solo «a favore di società in possesso dei requisiti richiesti dall'ordinamento europeo per la gestione cosiddetta in house, partecipate esclusivamente e direttamente da enti locali compresi nell'ambito territoriale ottimale». L'obbligo di partecipazione degli enti locali è stato fissato per fugare i timori, sollevati dal Movimento 5 stelle, sulla possibile privatizzazione dell'acqua. Sempre in fase di affidamento del servizio, «al fine di ottenere un'offerta più conveniente e completa e di evitare contenziosi tra i soggetti interessati», le procedure di gara includono appositi capitolati con la puntuale indicazione delle opere che il gestore incaricato deve realizzare durante la gestione del servizio.
Una terza novità importante riguarda gli affidamenti in house per le opere sul dissesto idrogeologico. Nel nuovo testo non si parla più solo di affidamento a società in house delle amministrazioni centrali dello Stato (identikit che portava alla Sogesid), ma di tutti i soggetti pubblici e privati, comprese le società in house, con una specifica competenza tecnica. Servirà una convenzione per regolare i rapporti con questi soggetti e affidargli i lavori. In questo modo, la limitazione della concorrenza, criticatissima da più parti, viene notevolmente depotenziata. Anche se non si rientra a pieno titolo nel mercato libero.

Sul fronte dei finanziamenti per gli interventi in materia di mitigazione del rischio idrogeologico, le risorse concordate negli accordi di programma tra Regione e ministero dell'Ambiente dovranno essere «prioritariamente destinate agli interventi integrati, finalizzati sia alla mitigazione del rischio, che alla tutela e al recupero degli ecosistemi e della biodiversità». Gli interventi sul reticolo idrografico non dovranno alterare ulteriormente l'equilibrio sedimentario dei corsi d'acqua, ma al contrario «tendere ovunque possibile a ripristinarlo». A questo tipo di interventi integrati, «in grado di garantire contestualmente la riduzione del rischio idrogeologico e il miglioramento dello stato ecologico dei corsi d'acqua e la tutela degli ecosistemi e della biodiversità», in ciascun accordo di programma dovrà essere destinata una percentuale minima del 20 per cento delle risorse. In questi interventi «assume priorità, la delocalizzazione di edifici e di infrastrutture potenzialmente pericolosi per la pubblica incolumità».
Ancora, il termine perché il Governo intervenga sui sistemi di depurazione delle acque per rimediare alla procedura di infrazione avviata da Bruxelles, viene spostato dal 30 settembre 2014 al 31 dicembre 2014. Un'attenzione particolare viene rivolta ai piccoli Comuni. Il programma di interventi infrastrutturali del piano d'ambito dovrà tenere conto delle zone montane e di quelle a minore densità di popolazione. Inoltre, sono fatte salve le gestioni in forma autonoma dei Comuni montani con popolazione inferiore ai mille abitanti.

Fondo per le emergenze (articolo 7)
Il fondo per le emergenze potrà attingere, entro il limite massimo di 100 milioni, non più solo alle risorse del Fondo per lo sviluppo e coesione per il periodo 2007-2013 ma anche per il periodo 2014-2020. E una norma arriva per prolungare fino al 31 dicembre 2015 lo stato di emergenza relativo ai Comuni colpiti dal terremoto del 2012 in Emilia Romagna.

Terre da scavo (articolo 8)
Sul fronte delle terre da scavo, viene modificato l'articolo 8 che rimanda a un futuro decreto del ministero dell'Ambiente, con il quale saranno definite le disposizioni di riordino e di semplificazione della materia, secondo una serie di principi e criteri. I deputati hanno aggiunto alcuni criteri nuovi all'elenco predisposto dal Governo. Il cambiamento più importante riguarda i piccoli cantieri. Tra gli elementi che l'esecutivo dovrà considerare c'è l'obiettivo di «razionalizzare e semplificare il riutilizzo nello stesso sito di terre e rocce da scavo provenienti da cantieri di piccole dimensioni». Si tratta di quelle opere per le quali la produzione di materiale non superi i seimila metri cubi. Ma non si parla di tutti i cantieri: le semplificazioni dovranno riguardare quelli «finalizzati alla costruzione/manutenzione di reti e infrastrutture», con esclusione delle terre provenienti da siti contaminati.
Oltre a questo emendamento, sono state licenziate altre novità. Vengono previsti «specifici criteri e limiti qualitativi e quantitativi per il deposito temporaneo delle terre e rocce da scavo». E, soprattutto, dopo la definizione del decreto attuativo, viene introdotta una «fase di consultazione pubblica per la durata di trenta giorni». Entro altri 30 giorni il ministero dell'Ambiente dovrà presentare «eventuali controdeduzioni alle osservazioni pervenute».


Deroghe limitate (articolo 9)

Viene cancellata la possibilità di prescindere dalla richiesta della garanzia a corredo dell'offerta per i lavori sotto la soglia comunitaria su edilizia scolastica, dissesto idrogeologico e messa in sicurezza antisismica. In questi stessi casi la trattativa privata dovrà prevedere l'invito di dieci operatori e non più di tre, come nella precedente versione. Viene stabilito che le eccezioni di questo articolo non si applicano ai casi dei servizi di progettazione e agli appalti integrati.

Salva Genova (articolo 9)
L'articolo 9 ha incamerato le modifiche pensate per Genova. L'emendamento stabilisce, anzitutto, che «costituiscono esigenze imperative connesse a un interesse generale ai sensi dell'articolo 121, comma 2, del Codice del processo amministrativo, quelle funzionali alla tutela della incolumità pubblica». La norma a cui si fa richiamo dice che il contratto tra impresa e stazione appaltante resta efficace, in caso di esigenze imperative, anche se in fase di gara non sono state rispettate alcune regole del Codice appalti. In sostanza, la tutela dell'incolumità pubblica diventa una causa per superare i problemi relativi al merito della gara, lasciando avanzare i cantieri.
Ma non solo. L'emendamento parla anche delle famigerate sospensive. E dice che il Tribunale amministrativo regionale, «nel valutare l'istanza cautelare», potrà accoglierla solo «nel caso in cui i requisiti di estrema gravità e urgenza siano ritenuti prevalenti rispetto alle esigenze di incolumità pubblica evidenziate dalla stazione appaltante». In sostanza, non dovrà valutare, come avviene adesso, soltanto se esiste il pericolo di ledere i diritti del ricorrente nel caso in cui non si congeli il cantiere. Allo stesso tempo, dovrà considerare il tema dell'incolumità pubblica e, se lo ritiene prevalente, non potrà tutelare i diritti di chi fa ricorso. Questa nuova valutazione dovrà essere fatta «nei casi di procedure ad evidenza pubblica avviate o da avviarsi, in quelli conseguenti alla redazione di verbale di somma urgenza per interventi conseguenti alla dichiarazione dello stato di emergenza, nonché nei casi di cui al comma 1», che sono quelli di estrema urgenza.

Completa il quadro una velocizzazione dei termini per arrivare alla sentenza, nel caso in cui si decida di procedere con la sospensiva. Nelle situazioni disciplinate dal nuovo emendamento il Governo, in sostanza, chiede che si applichino le regole del rito abbreviato, contenute nel Codice del processo amministrativo. Il giudice, una volta emessa l'ordinanza, fissa «la data di discussione del merito alla prima udienza successiva alla scadenza del termine di trenta giorni dalla data di deposito dell'ordinanza, disponendo altresì il deposito dei documenti necessari e l'acquisizione delle eventuali altre prove occorrenti». La controversia viene, di fatto, messa su una corsia preferenziale.
In aggiunta, viene stabilita un'importante eccezione alle regole del Codice appalti per i lavori urgenti individuati da Palazzo Chigi: in caso di ricorso contro l'aggiudicazione, con richiesta di sospensiva, il contratto potrà essere ugualmente firmato, e non dovrà essere congelato, come previsto oggi.

Fondi europei (articolo 12)
Viene stabilito che, nella revoca dei fondi non impegnati, a causa dell'inerzia delle amministrazioni, bisognerà rispettare il principio di territorialità. Il denaro, quindi, non potrà passare da una regione all'altra.

Edilizia privata (articolo 17)

Arriva il contributo straordinario per le varianti urbanistiche. I sindaci, nel computo degli oneri di urbanizzazione, dovranno valutare il «maggior valore generato da interventi su aree o immobili in variante urbanistica, in deroga o con cambio di destinazione d'uso. Tale maggior valore, calcolato dall'amministrazione comunale, viene suddiviso in misura non inferiore al 50 per cento tra il Comune e la parte privata ed erogato da quest'ultima al Comune stesso sotto forma di contributo straordinario».

L'altra novità pesante riguarda la manutenzione straordinaria realizzabile tramite Cil, anziché con Scia. La commissione ha introdotto un ulteriore vincolo per la nuova procedura: il professionista dovrà attestare che i cambiamenti sono compatibili con la normativa antisismica e con quella sul rendimento energetico e, insieme alla comunicazione, dovrà consegnare gli elaborati progettuali.
Inoltre, gli interventi di ristrutturazione che beneficiano delle detrazioni per la ristrutturazione e la riqualificazione energetica usufruiscono di un'aliquota agevolata al 4%, anziché al dieci. Questo bonus sarà compensato portando al dieci l'aliquota per le nuove costruzioni.

Completano il quadro altri interventi. Viene eliminato il permesso di costruire in deroga per gli interventi di ristrutturazione urbanistica. E sempre in caso di permesso in deroga si stabilisce che il mutamento di destinazione d'uso non deve comportare aumento della superficie coperta prima dell'intervento. Viene introdotto l'obbligo di voto in capo ai Comuni per i permessi di costruire convenzionati. Dovranno anche essere resi pubblici. Viene introdotto una sanzione in caso di inottemperanza dell'ingiunzione a demolire: da 2mila a 20mila euro. In caso di abusi compresi in aree a rischio idrogeologico elevato, la sanzione è sempre irrogata nella misura massima. La sanzione per la mancata comunicazione di inizio lavori sale da 258 a mille euro. Viene cancellata al regola in base alla quale, negli interventi di trasformazione urbana complessi, le opere di urbanizzazione sono messe in carico all'operatore, che ne resta proprietario. Nel caso di edifici esistenti non più compatibili con la pianificazione, la riqualificazione delle aree attraverso forme di compensazione non dovrà portare aumento della superficie coperta.

Articolo 16 (ospedale di Olbia)
Il decreto concede alla Regione Sardegna di poter sforare al tetto dei posti letto per mille abitanti al fine di realizzare il nuovo ospedale di Olbia in project financing. Ora si aggiunge l'obbligo per la Regione e la Salute di verificare la piena integrazione con la restante offerta sanitaria regionale.

Articolo 16-bis (accessi strade Anas)
Cambiano anche le regole per le autorizzazioni di accesso alle strade gestite dall'Anas, con una "sanatoria" che riduce del 70% le somme dovute e non pagate all'Anas al 31 dicembre 2014. A condizione che il pagamento avvenga in unica soluzione. Il taglio è del 40% in caso di pagamenti in nove rate annuali. Entro il 30 giugno 2015 l'Anas dovrà censire tutti gli accessi esistenti sulle proprie strade chiudendo quelli abusivi.

Articolo 16-bis (Metropolitane)
Approvato un emendamento che esclude le metropolitane ancora in costruzione dagli adempimenti antincendio previsto dall Dpr 151/2011. Una norma che a occhio sembra indirizzata a superare le difficoltà legate all'apertura della prima tratta della linea ci di Roma.

Regolamento unico edilizio (articolo 17 bis)
È stato reintrodotto il regolamento unico edilizio, inserito nella prima versione del decreto e poi saltato. Il Governo, le regioni e le autonomie locali, in attuazione del principio di leale collaborazione dovranno concludere un accordo in sede di Conferenza unificata «per l'adozione di uno schema di regolamento edilizio-tipo al fine di semplificare ed uniformare gli adempimenti». Questo nuovo regolamento costituirà «livello essenziale delle prestazioni, concernenti la tutela della concorrenza e i diritti civili e sociali che devono essere garantite su tutto il territorio nazionale». In sostanza, sarà un base sulla quale tutti i Comuni dovranno poi costruire le loro integrazioni ma che dovranno considerare.

Grandi locazioni (articolo 18)
Viene riscritta la norma sulle grandi locazioni ad uso non abitativo. Nei contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione, anche se adibiti ad attività alberghiera, per i quali sia pattuito un canone annuo superiore ai 250mila euro (non più 150mila) le parti possono concordare liberamente i termini e le condizioni del loro accordo. Con un'eccezione, introdotta in commissione: sono esclusi i "locali qualificati di interesse storico a seguito di provvedimento regionale o comunale".
ismissioni immobiliari (articolo 20)
L'operazione di dismissione degli immobili pubblici avviata dal decreto 133/2013 viene rivista. Viene, anzitutto, escluso dal perimetro dell'operazione il ministero dei Beni culturali. Oltre a questo, vengono assegnati poteri di deroga all'Agenzia del Demanio, nel caso in cui non arrivino i piani dei ministri: potrà comunque procedere alla dismissione e al conferimento dei beni da essa individuati. In aggiunta, viene cancellata la deroga sulla consegna dell'attestato di prestazione energetica per le operazioni immobiliari disciplinate dallo Sblocca Italia.

Incentivi al mercato immobiliare (articolo 21)
Riscritto il primo comma dell'articolo 21 sulla deduzione dal reddito del 20% del prezzo di acquisito di immobili (da massimo 300mila euro). Il bonus - questa la novità di maggiore impatto - non è più destinato alle case da destinare all'affitto. Quindi si applica genericamente agli acquisti di case nuove o ristrutturate. Il decreto ora include nel bonus anche gli immobili soggetti a restauro (oltre a quelli di nuova costruzione o ristrutturazione) e circoscrive l'applicabilità del bonus sulle nuove abitazioni a quelle rimaste invendute alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Dunque niente incentivi a nuovi cantieri, ma aiuti a smaltire l'invenduto. Tanto che anche l'articolo cambia titolo: non è più misure di incentivo agli investimenti in abitazioni in l
ocazione, ma «misure per l'incentivazione del mercato immobiliare».
Inoltre diventa possibile per gli acquirenti cedere l'immobile acquisito con il bonus a soggetti pubblici o privati che operano da almeno 10 anni nel settore del social housing.

Conto termico (articolo 22)
L'aggiornamento del sistema di incentivi resta in capo a un decreto del ministero dello Sviluppo economico, da emanare entro il 31 dicembre 2014, «secondo criteri di semplificazione procedurale». Tra i vari elementi da inserire nel provvedimento, i deputati hanno aggiunto anche un riferimento ai «soggetti di edilizia popolare e cooperative di abitanti». Anche a loro bisognerà garantire l'accesso alle categorie di incentivi della Pa.

Impianti fotovoltaici (articolo 22 bis)
Si interviene sul cosiddetto spalma incentivi obbligatorio, che punta alla riduzione annua degli incentivi erogati agli impianti fotovoltaici di grossa taglia. Vengono, così, esclusi dall'applicazione di questo taglio enti locali e scuole.

Rent to buy (articolo 23)

Per gli affitti con riscatto si stabilisce che le parti dovranno definire con il contratto quale è la quota del corrispettivo che il concedente deve restituire in caso di mancato esercizio del diritto di acquistare l'immobile entro la data fissata.

Decoro urbano (articolo 24)
L'esenzione di tributi comunali per l'arttività di riqualificazione di aree urbane è «concessa prioritariamente a comunità di cittadini costituite in forme associative stabili e giuridicamente riconosciute».

Conferenza di servizi (articolo 25)
Si stabilisce che l'atto con cui il presidente del Consiglio adotta un provvedimento per superare i dissensi in conferenza di servizi ha natura di «atto di alta amministrazione». Inoltre il provvedimento con cui il Consiglio dei ministri adotta la delibera senza superare il dissenso deve essere motivato.

Scia (articolo 25)
L'articolo stabilisce anche che l'amministrazione può esercitare il potere di autotutela anche oltre i termini previsti (60 giorni) per il divieto di prosecuzione degli interventi avviati sulla base di una Scia in presenza del pericolo di un danno per il patrimonio artistico e culturale, per l'ambiente, per la salute, per la sicurezza pubblica o la difesa nazionale e previo motivato accertamento dell'impossibilità di tutelare comunque tali interessi mediante conformazione dell'attività dei privati alla normativa vigente.

Immobili pubblici (articolo 26)

Nel quadro degli accordi di programma per il recupero di immobili pubblici non utilizzati, viene data «priorità di valutazione» ai «progetti di recupero di immobili a fini di edilizia residenziale pubblica, da destinare a nuclei familiari utilmente collocati nelle graduatorie comunali per l'accesso ad alloggi di edilizia economica e popolare e a nuclei sottoposti a provvedimenti di rilascio per morosità incolpevole, nonché agli immobili da destinare ad auto recupero, affidati a cooperative composte esclusivamente da soggetti aventi è requisiti per l'accesso all'edilizia residenziale pubblica».

Investimenti Inail (articolo 27)

Tra le opere «in avanzato stato di realizzazione» da finanziarie nell'ambito degli investimenti immobiliari Inail deve essere data priorità a bonifiche dall'amianto, messa in sicurezza delle scuole, asili nido, strutture socio-sanitarie, alloggi pubblici.

Bagnoli (articolo 33)

La novità più importante riguarda il maggiore coinvolgimento del Comune di Napoli nella definizione del nuovo piano di recupero dell'area di Bagnoli. Nella precedente versione dell'articolo 33, infatti, l'amministrazione locale veniva di fatto espropriata dal commissario di Governo. «Ai fini della definizione del programma di rigenerazione urbana – spiega l'emendamento approvato in commissione - il soggetto attuatore acquisisce in fase consultiva le proposte del Comune di Napoli». Il piano di rigenerazione è il documento con il quale, sia nel caso di Bagnoli che nelle altre ipotesi future, viene organizzata la riconversione delle aree dismesse e il loro risanamento ambientale. 

Il soggetto attuatore, che è incaricato di seguire direttamente il piano di rigenerazione, «esamina le proposte del Comune di Napoli, avuto riguardo prioritario alle finalità del redigendo programma di rigenerazione urbana ed alla sua sostenibilità economico-finanziaria». Nel caso in cui le sue osservazioni non vengano accolte, l'amministrazione potrà riproporle durante la Conferenza di servizi. In caso di mancato accordo, sarà il Consiglio dei ministri a scavalcare tutti, con la sua decisione.

Altra modifica importante riguarda il tema delle deroghe al Codice appalti. L'articolo 33 fissa una serie di termini abbreviati per le gare relative alle aree da bonificare. Il nuovo testo inserisce un riferimento alla necessità di rispettare le «procedure di scelta del contraente, sia per la progettazione che per l'esecuzione, previste dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e successive modificazioni». In sostanza, bisognerà tenere comunque conto del Codice nelle procedure di gara. A completare il quadro ci sono due novità minori. Il piano di rigenerazione dovrà rispettare le indicazioni date da Palazzo Chigi in materia di evacuazione delle aree a rischio, come quella del Vesuvio. Inoltre, nel testo è stato aggiunto un riferimento alla salvaguardia dei livelli occupazionali della Bagnoli spa, in fase di liquidazione. Infine, i deputati hanno già individuato una nuova ipotesi alla quale sarà applicato il modello pensato per Bagnoli. Si tratta dell'area della ex Eternit di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria. Per finanziare l'intervento viene fissata, a favore della Regione Piemonte, una deroga ai limiti del patto di stabilità per l'anno 2014. Vengono, così, esclusi dal perimetro del patto 14,5 milioni di euro. Saranno utilizzati per il nuovo sito, considerato di interesse nazionale come quello di Bagnoli.

Bonifiche (articolo 34)
La prima novità importante riguarda le varianti. Il decreto ha introdotto le bonifiche tra le ipotesi che danno luogo a modifica del contratto in corsa. E ha stabilito che non sono considerati varianti gli interventi disposti direttamente dal direttore dei lavori, se contenuti entro un importo non superiore al 20 per cento per i lavori di bonifica. Questa percentuale, più alta di quella ordinaria fissata dal Codice appalti, scende al dieci.
Viene modificata la procedura semplificata per la bonifica, introdotta dal decreto 91/2014 della scorsa estate. Con una novità importante: il progetto di bonifica per i siti con estensione superiore ai 15mila metri quadrati non può essere attuato in più di tre fasi, ciascuna delle quali deve essere completata entro il periodo massimo di due anni. In caso di siti ancora più grandi (oltre 400mila metri quadrati) il numero di fasi può andare oltre ed è stabilito nel cronoprogramma, da definire con l'Autorità competente. 
Ma il pezzo più importante è la deroga al patto di stabilità, per sei milioni all'anno tra il 2014 e il 2016, a favore degli enti locali. Nei siti inquinati di proprietà degli enti territoriali, secondo quanto stabiliva già la vecchia formulazione del decreto, possono essere realizzati interventi e opere di messa in sicurezza e di manutenzione di impianti e infrastrutture, a condizione che non venga pregiudicata la successiva bonifica. Il tutto andrà in deroga al patto: gli enti dovranno comunicare al Mef gli spazi finanziari di cui necessitano entro il 30 novembre del 2014 e, nel 2015 e nel 2016, entro il 28 febbraio.

Termovalorizzatori (articolo 35)
Cambia anche la «legge obiettivo per i termovalorizzatori». Entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto un decreto dovrà individuare gli impianti di preminente interesse nazionale. Un altro decreto, da varare in 180 giorni, avrà il compito di verificare l'offerta degli impianti di recupero della frazione organica dei rifiuti urbani raccolti attraverso la raccolta differenziata. I termovalorizzatori di interesse nazionale godranno della riduzione della metà dei termini previsti per gli espropri, per la valutazione ambientale e per la autorizzazione integrata ambientale. In caso l'iter sia già in corso, la riduzione prevista si riduce a un quarto. In caso di superamento dei termini scatta il potere sostitutivo del presidente del Consiglio.

Insediamenti petroliferi (articolo 36)
I Comuni direttamente coinvolti nell'attività di estrazione di gas e petrolio riceveranno un bonus infrastrutturale. «Il 50 per cento delle aliquote di prodotto derivanti dalle produzioni di idrocarburi nel mare territoriale – secondo l'emendamento approvato in commissione - sono destinate ai Comuni prospicienti la linea di costa in corrispondenza con le aree di insediamento degli impianti offshore; tali risorse sono destinate a interventi infrastrutturali e occupazionali in materia ambientale, sicurezza idrogeologica del territorio salvaguardia delle coste». Le modalità di questi investimenti saranno fissate «con apposito disciplinare».


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