Lavori Pubblici

Sblocca Italia: contratto Rfi, salta l'ok immediato, tempi più lunghi per il piano da 5,8 miliardi

Giuseppe Latour

Niente approvazione diretta del documento di programma 2012-2016 tra la Rete ferroviaria e le Infrastrutture, l'operatività slitta almeno di due mesi. Resta il veto degli enti di tutela su Napoli-Bari e Palermo-Messina. Lavori al rush finale: tempi contingentati per fare arrivare il decreto nell'Aula della Camera lunedì 20

Salta l'approvazione diretta del contratto di programma Rfi. E' la novità più importante arrivata con i lavori di ieri della commissione Ambiente della Camera sulla legge di conversione del decreto Sblocca Italia (Dl n. 133/2014). Una battuta d'arresto che fa slittare di almeno due mesi l'operatività del piano di investimenti da 5,8 miliardi (leggi articolo ). Tra le altre novità anche lo stop alla deroga che permetteva al commissario della Napoli-Bari di dribblare le Soprintendenze, superando tutto con un proprio parere. I poteri speciali vengono, di fatto, revocati e si rientra nella procedura ordinaria della conferenza di servizi: in caso di disaccordo, si passerà quindi dal Consiglio dei ministri. Alla Napoli-Bari e alla Palermo-Catania-Messina, in base a un'altra modifica, si applicheranno poi obblighi di trasparenza rafforzati sulle diverse fasi dell'opera. I deputati, comunque, si stanno preparando all'allungo finale. Il testo, dopo una settimana di lavori, sarà chiuso stanotte. E andrà in Aula lunedì per l'approvazione in prima lettura.

Stop alle deroghe
Le modifiche più importanti di giovedì si sono rivolte sull'articolo 1 del decreto. La precedente formulazione del testo prevedeva che, per la Napoli-Bari e la Palermo-Catania-Messina, al commissario fosse attribuito un potere di deroga alle regole ordinarie particolarmente pervasivo. «In caso di motivato dissenso espresso da un'amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumità, la questione» veniva decisa direttamente dal commissario, in deroga alle norme ordinarie in materia di conferenza di servizi, semplicemente affidandosi a un'intesa con le Regioni e gli enti locali interessati, a seconda dei casi. Adesso, tutto questo viene accantonato.

«Abbiamo cancellato questa norma che consentiva, di fatto, di superare ogni dissenso in maniera unilaterale. Abbiamo ritrasferito al Cdm questa competenza», spiega il vicepresidente della commissione Ambiente Tino Iannuzzi. L'emendamento approvato, infatti, stabilisce che si applica l'articolo 14-quater della legge n. 241/1990: la questione viene, cioè, rimessa alla deliberazione del Consiglio dei ministri, che si pronuncia entro sessanta giorni, andando a cercare un'intesa con Regioni ed enti locali interessati.

Più trasparenza
A corredo di questa novità, ne arriva un'altra che potenzia gli adempimenti in materia di trasparenza dell'articolo 1: «Come chiesto dal presidente dell'Anac Raffaele Cantone – spiega ancora Iannuzzi – abbiamo stabilito che a queste opere si applichi la legge Severino, in materia di trasparenza». Questo vuol dire il rispetto di una lunga serie di obblighi di pubblicità in fase sia di affidamento che di esecuzione delle opere. Andranno anche resi pubblici tutti i documenti sulla pianificazione, realizzazione e valutazione delle infrastrutture. E le informazioni relative ai tempi, ai costi unitari e agli indicatori di realizzazione delle parti completate. Insomma, la Napoli-Bari e la Palermo-Catania-Messina finiscono sotto la lente.

Contratto di programma Rfi
Salta l'approvazione diretta del contratto di programma 2012-2016. Adesso si stabilisce che, "per accelerare la conclusione del contratto il cui periodo di vigenza è scaduto e consentire la prosecuzione degli interventi sulla rete ferroviaria nazionale, il contratto di programma 2012-2016 parte investimenti, sottoscritto in data 8 agosto 2014, è stipulato tra Rete ferroviaria italiana e il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, previo parere delle competenti commissioni parlamentari, da esprimere entro trenta giorni dalla data di assegnazione". In teoria, quindi, si avvia una procedura che dovrebbe essere chiusa nel giro di due mesi. Ma salta il via libera del contratto di programma per decreto.

Deroghe per i passaggi a livello
Agli enti locali che hanno sottoscritto, entro il 31 dicembre 2013, apposite convenzioni con Rfi per l'esecuzione "di opere volte all'eliminazione di passaggi a livello, anche di interesse regionale, pericolosi per la pubblica incolumità", è concesso di escludere dal computo del patto di stabilità interno per gli anni 2014 e 2015, "le spese da essi sostenute per la realizzazione di detti interventi a condizione che Rfi disponga dei relativi progetti esecutivi". Vengono così messi a disposizione degli enti locali 190 milioni di euro tra il 2014 e il 2015.

Napoli-Bari, protocolli di legalità
Negli avvisi, nei bandi di gara o nelle lettere di invito il commissario prevede che "la mancata accettazione, da parte delle imprese, delle clausole contenute nei Protocolli di legalità stipulati con le prefetture, riferite alle misure di prevenzione, controllo e contrasto dei tentativi di infiltrazione mafiosa, nonché per la verifica della sicurezza e della regolarità dei luoghi di lavoro", costituisce causa di esclusione dalla gara. Il mancato adempimento degli obblighi previsti dalle clausole in questione, nel corso dell'esecuzione del contratto, comporta la risoluzione del contratto.

Contratti di programma degli aeroporti
I contratti di programma sottoscritti dall'Enac con i gestori degli scali aeroportuali di interesse nazionale devono essere stipulato entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione del decreto e non più dall'entrata in vigore del decreto, come inizialmente previsto. Di fatto, si tratta di un rinvio.

I lavori di giovedì
Per il resto, la seduta della commissione Ambiente è durata solo un paio d'ore, a inizio pomeriggio, incalzata dalla riunione del Parlamento in seduta comune per l'elezione dei giudici costituzionali. A conclusione dei lavori il presidente Ermete Realacci ha dato indicazione «di non effettuare sedute notturne e di procedere con l'esame del provvedimento nella giornata di venerdì». E ha contingentato gli interventi dei deputati: «Nel prosieguo della discussione sarà ammesso un intervento per gruppo, di durata non superiore a un minuto, su ogni emendamento posto in votazione». È arrivato il momento di stringere.

Cosa resta in sospeso
«Oggi finalmente, non ci sarà aula, così potremo dedicarci a tempo pieno al decreto, andando avanti fino a notte», dice ancora Iannuzzi. Si partirà dall'articolo 9, il cui esame è iniziato giovedì, che è destinato a incamerare tutte le novità relative a Genova: tra queste, grande peso ha la norma che blinda gli affidamenti di opere che tutelano l'incolumità pubblica dai ricorsi al Tar. Si procede con tutto il resto. Restano in sospeso le ultime norme sull'energia (articoli 37 e 38), quelle sui rifiuti (articolo 35), il pacchetto infrastrutture (articoli 2 e 3), l'edilizia privata (17) e le concessionarie autostradali (5). La chiusura dei lavori è prevista, ancora una volta, a notte fonda. Stavolta, però, il provvedimento dovrà essere pronto per andare in Aula lunedì.


© RIPRODUZIONE RISERVATA