Lavori Pubblici

Jobs act, il Governo apre ai tagli della contribuzione per l'edilizia

Giuseppe Latour

Nel Ddl delega approvato ieri le misure per ridurre gli oneri a carico delle imprese del settore, che pagano fino a 10 punti in più rispetto agli altri comparti

Il Jobs act, anche nella riformulazione del Governo, apre al taglio dei premi Inail, alla riduzione del versamento per la cassa integrazione ordinaria, alla rimodulazione dell'attuale sistema di sostegno alla disoccupazione. Il testo del Ddl delega approvato nella nottata di mercoledì (clicca qui per il testo ), dopo una maratona al Senato durata fino all'una, conferma la volontà di approvare un decreto attuativo che riveda un tema strategico per l'edilizia, quello della contribuzione. Da anni, infatti, le imprese del settore versano più delle altre per ottenere garanzie e ammortizzatori sociali identici. Il disegno di legge, almeno nelle intenzioni, punta a rimediare a questa situazione, uniformando il trattamento di edilizia e industria.
La novità è stata inserita dal Governo all'articolo 1 del testo, in materia di ammortizzatori sociali. Il suo obiettivo è assicurare «tutele uniformi e legate alla storia contributiva dei lavoratori». Per centrarlo l'esecutivo è delegato ad adottare, entro sei mesi, una serie di decreti legislativi. In uno di questi andrà avviata un'operazione di "riduzione degli oneri contributivi ordinari e rimodulazione degli stessi tra i settori in funzione dell'utilizzo effettivo". Dietro questa formulazione oscura, almeno in teoria, si potrebbe nascondere un cambiamento storico per l'edilizia. Attualmente, infatti, il settore paga un carico superiore di dieci punti rispetto agli altri comparti.

La parte più odiata di questo fardello è, senza dubbio, quello che viene versata per la Cassa integrazione ordinaria: le costruzioni, infatti, contribuiscono con un'aliquota del 5,2%, superiore di tre punti rispetto al 2,2% degli altri settori. Un aggravio che non è giustificato da nessuna differenza di prestazioni. Questo, peraltro, ha comportato un avanzo di gestione presso l'Inps nel fondo per l'edilizia pari, in media, a circa 200 milioni di euro all'anno: attualmente siamo arrivati a circa 4 miliardi totali. Gli spazi per un taglio, insomma, ci sarebbero e sarebbero particolarmente ampi. Non a caso, in sede di audizione presso la commissione Lavoro del Senato, a giugno l'Ance ha chiesto che, nel quadro di questo articolo, si favorisca «il graduale allineamento delle aliquote contributive tra i diversi settori industriali, al fine di addivenire ad una equiparazione tra gli stessi». Anche se, questa ristrutturazione dei contributi potrebbe preludere a cattive notizie. Il Ddl, infatti, parla anche di «revisione dell'ambito di applicazione della cassa integrazione guadagni ordinaria e straordinaria», eventualmente anche in termini peggiorativi.

Ma non è tutto. A questo problema, si aggiunge il tema dei premi Inail, più alti di circa sei punti percentuali rispetto agli altri settori: un dato chiaramente ancorato all'incidenza degli infortuni sul lavoro, storicamente più alta in edilizia. Anche in questo caso l'Ance ha chiesto la parificazione del premio a prescindere dalla qualificazione giuridica dell'impresa». Il motivo sarebbe da ricercare nell'effettiva incidenza degli infortuni, in calo costante negli ultimi anni. L'equiparazione contributiva, allora, potrebbe toccare anche i premi Inail.
Il Ddl, comunque, non risolve il problema ma avvia un processo. Per l'approvazione definitiva dovrà ancora passare alla Camera, dove però è atteso da un lavoro molto più rapido, grazie ai numeri robusti del Pd. Poi, sarà il turno del decreti delegati, in attuazione dei principi fissati dalla legge. E' a quel punto che si giocherà la partita più importante, perché bisognerà stabilire se effettivamente ci saranno dei tagli e in quale entità.


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