Lavori Pubblici

Sblocca Italia, Cdp: 10 miliardi in più per i cantieri, regolamento edilizio unico priorità per i professionisti

GIuseppe Latour

E intanto Erasmo D'Angelis, il capo della struttura di missione di Palazzo Chigi sul dissesto idrogeologico, annuncia 1.314 cantieri entro giugno 2015

Semplificazioni, appalti pubblici, centralità del progetto. Per il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri e coordinatore della Rete delle professioni tecniche, Armando Zambrano la conversione dello Sblocca Italia alla Camera sarà l'occasione per riprendere il filo di una serie di riforme finite nel dimenticatoio nell'ultimo periodo, nonostante i professionisti le abbiano chieste, a più riprese, con forza. Ma non solo. Il testo, per come è adesso, ha anche bisogno di diverse correzioni: «Le norme che riportano alla memoria l'esperienza di Protezione civile spa vanno riviste». E, soprattutto, «bisogna ripristinare il regolamento unico edilizio». Critiche arrivano anche dall'Istituto nazionale di urbanistica (Inu): «Manca una visione organica». Mentre Cassa depositi e prestiti calcola dieci miliardi in più di investimenti grazie al provvedimento.

Zambrano, le proposte della Rete delle professioni tecniche
Nel corso dell'audizione di lunedì mattina alla Camera, la Rete delle professioni tecniche ha depositato un documento particolarmente corposo. In tutto, 43 pagine che mettono in fila parecchi argomenti strategici per le partite Iva. «Abbiamo riepilogato una serie di proposte che avevamo presentato negli ultimi mesi e che, nei precedenti provvedimenti, erano prima entrate e poi uscite dai decreti del Governo». Secondo Zambrano, allora, con la conversione dello Sblocca Italia alcune partite potrebbero essere riaperte. «Abbiamo trovato grande disponibilità da parte del presidente della commissione, Ermete Realacci e da parte della relatrice, Chiara Braga. Siamo convinti che una serie di cose difficili da inserire nel decreto, per i motivi di urgenza, potranno invece entrare agevolmente nella legge di conversione».
In cima ai pensieri della Rete c'è la semplificazione. Il lavoro dei professionisti è andato in due direzioni. «Dall'articolo 17, che riguarda l'edilizia privata, abbiamo tolto alcuni paletti che potrebbero sembrare piccoli e banali ma che potrebbero creare problemi enormi». Oltre a questo, poi, c'è il tema del regolamento unico. «Il regolamento unico edilizio va ripristinato, perché consente di evitare ritardi burocratici e problemi portati da regolamenti comunali spesso vecchi e inadeguati».
Il secondo punto è quello dei lavori pubblici. «Abbiamo ribadito la proposta, già presentata in diverse occasioni, di andare a rivedere i requisiti per l'accesso alle gare di progettazione». Si tratta di una battaglia che la Rete cavalca da anni e che riguarda i requisiti di fatturato e dipendenti imposti agli studi: di fatto, l'attuale assetto del regolamento appalti taglia fuori buona parte dei professionisti italiani, oltre il 90 per cento. «Per noi è un cambiamento fondamentale», dice Zambrano.
Correzioni importanti servono, poi, sulle diverse deroghe inserite dal Governo nel provvedimento. «L'affidamento diretto a società in house degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico richiama il modello della Protezione civile spa e non ci piace». E questo ragionamento vale per tutti i passaggi del provvedimento nei quali si introducono eccezioni al Codice appalti. «Anziché ragionare sulla qualità della progettazione e sul modo in cui attuare i progetti, si continua a inseguire un modello basato su procedure speciali e velocizzate, affidamenti diretti e deroghe. È un sistema che va rivisto», conclude Zambrano.

Cdp, dieci miliardi di investimenti
Il giudizio di Cassa depositi e prestiti, presentato dal suo presidente Franco Bassanini, è invece positivo e si concentra, in particolare, sull'articolo 10. «Le previsioni dello Sblocca Italia – spiega la relazione - sono volte» a rafforzare l'operatività della spa del risparmio postale, «al fine di incrementare l'efficacia delle misure previste con il piano industriale in vigore per il periodo 2013/2015». Si agisce, in particolare, «sul versante dei finanziamenti concessi tramite gestione separata (raccolta garantita dallo Stato) e gestione ordinaria (raccolta non garantita dallo Stato), e si prevede la possibilità di concessione della garanzia dello Stato su esposizioni assunte da Cassa depositi e prestiti diverse da quelle in gestione ordinaria».
Tecnicalità che consentiranno di aumentare in maniera consistente l'impatto di Cdp sul mercato. «L'attuazione di alcune disposizioni del decreto legge – spiega Bassanini - potrà consentire incrementi fino a circa 10 miliardi di euro degli investimenti» nel triennio 2013-2015. La somma si va ad aggiungere agli 80 miliardi già previsti dal piano industriale. A questi risultati «si giunge principalmente attraverso la dotazione della garanzia dello Stato sulle esposizioni strumentali agli interventi ritenuti di interesse generale».

Inu, manca un piano organico
«Il decreto cosiddetto Sblocca Italia non si configura come un piano organico e complessivo per il rilancio di settori importanti delle attività economiche e per la valorizzazione delle capacità che possono essere espresse dai territori». È quanto spiega Silvia Viviani, presidente dell'Inu nel corso dell'audizione sullo Sblocca Italia presso la commissione Ambiente della Camera. Il provvedimento, al di là dei singoli interventi, manca di una visione generale di rilancio sul fronte dell'urbanistica.
«Pur nella limitatezza delle risorse a disposizione – prosegue Viviani - per avviare una nuova stagione di riqualificazione dei centri urbani serve un insieme di azioni riferite a un quadro organico e lungimirante. La rigenerazione urbana non discende dalla sommatoria degli interventi edilizi». Nel concreto, non piace il fatto che lo Sblocca Italia ritocchi le norme in materia di edilizia in maniera disorganica, seguendo una linea già battuta dai precedenti esecutivi, ma poco fruttuosa.

Erasmo D'Angelis: 1.314 cantieri anti-dissesto entro giugno


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