Lavori Pubblici

Realacci: Sblocca Italia debole senza i bonus sulle riqualificazioni nella legge di Stabilità

Giorgio Santilli

Il presidente della commissione Ambiente della Camera Realacci (Pd): Incrementare l'edilizia di manutenzione che è la vera leva dello sviluppo e dell'occupazione

«Ci vuole certamente un ombrello più ampio per difendere e incrementare soprattutto l'edilizia di manutenzione che è oggi la vera leva dello sviluppo e dell'occupazione: per questo penso che la legge di stabilità dovrà anzitutto confermare il credito di imposta sulle ristrutturazioni e l'ecobonus che va pure esteso alla prevenzione antisismica. In questo modo potremo far emergere il cuore nascosto del decreto sblocca-Italia e dargli un'anima». A parlare è Ermete Realacci, presidente pd della commissione Ambiente della Camera, renziano della prima ora, dominus della difficile partita che si gioca in Parlamento per la conversione del decreto legge sblocca-Italia, apprezzato anche dalle opposizioni quando in passato la commissione ha fatto pressioni sul governo su temi come il risparmio energetico, i bonus fiscaiper l'edilizia, la prevenzione antisismica, il dissesto idrogeologico. Realacci conviene con le imprese audite venerdì (a partire da Confindustria e Ance) che la legge di stabilità deve rappresentare la necessaria chiusura del cerchio per lo sblocca-Italia. «Provvedimento positivo, ma non risolutivo, per molti versi addirittura interlocutorio, spetta ora alla legge di stabilità definire un quadro di certezze anche sul versante delle risorse», aveva detto in commissione il vicepresidente di Confindustria con la delega alle Infrastrutture, Vittorio Di Paola.

Realacci riparte da lì e non manca di sottolineare, come ha fatto altre volte, che la priorità oggi è confermare i bonus fiscali del 50% per i lavori in casa e del 65% per il risparmio energetico. «L'ecobonus deve essere esteso», scandisce bene le parole, sottolineando che «la legge di stabilità arriverà (entro il 15 ottobre, ndr) quando saremo nel pieno dell'esame del decreto legge e potremo verificare quali siano gli intrecci fra i due provvedimenti».

Realacci non si sottrae a un primo esame delle aree di criticità del decreto legge, delle integrazioni e delle correzioni possibili. Ci sono subito due capitoli da affrontare «con qualche correzione». Il primo è quello dei commissariamenti, delle deroghe, degli appalti urgenti e senza gara che abbondano nel decreto legge: «Dovremo intervenire integrando queste norme con adeguati controlli, ben sapendo che questi strumenti possono essere utili in fase di emergenza ma non possono costituire una soluzione a regime». Anche per questo «martedì sentiremo il presidente dell'Autorità nazionale anti-corruzione Cantone, per capire anche da lui se sia il caso di intervenire sul provvedimento e come». Qualcosa, insomma, andrà ridimensionato, riscritto o corretto. «Non trovo una scelta di grande stile aver fatto commissario delle grandi opere ferroviarie al Sud l'amministratore delegato di Fs», dice Realacci, che apprezza, invece, parlando di grandi opere, «la prima scrematura che è stata fatta rispetto agli anni passati della legge obiettivo, ma anche rispetto a qualche bozza iniziale di questo provvedimento, scegliendo due priorità condivisibili come le opere ferroviarie nel Mezzogiorno e le metropolitane». Come è condivisibile l'intervento su difesa idrogeologica e depurazione «che insieme, grazie alle revoche, sommano una cifra di 3,6 miliardi quasi uguale a quella per le grandi opere».
Sulle grandi opere, semmai, ci si potrebbe far carico della preoccupazione dei sindaci (che saranno ascoltati domani) di «dare una più puntuale definizione di cantierabilità, altrimenti si rischia di rendere impossibile il rispetto delle scadenze poste nel decreto».

Un'altra area critica che andrà comunque corretta è quella che riguarda autostrade e aeroporti. «La segnalazione dell'Autorità di regolazione dei trasporti è stata piuttosto netta sulla necessità di intervenire - dice Realacci - e per questo ora vogliamo sentire anche l'Antitrust». Il riferimento è soprattutto alla norma che consente alle concessionarie autostradali di accorparsi allungando le scadenze della concessione più a ridosso. «Bisogna capire se ci sia una lesione dei principi di concorrenza, anche in chiave europea», dice Realacci ben sapendo che il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha notificato le norme a Bruxelles. Un modo forse per dire che non basta l'atto formale di comunicazione, ma l'esame - anche in Parlamento - va fatto nel merito.
Un punto su cui Realacci batte - ma lo ha fatto nei giorni scorsi anche la relatrice Chiara Braga (anche lei Pd) - è una drastica semplificazione dei bandi di gara per accedere ai finanziamenti del conto termico. «Il bando emesso finora - dice Realacci - è kafkiano e non sorprende che solo una piccolissima quota dei 900 milioni l'anno disponibili, 700 a privati e 200 ad amministrazioni pubbliche, sia stata assegnata». Il decreto va nella giusta direzione ma, se necessario, bisogna semplificare ulteriormente. «Così come credo sia necessario - dice Realacci - considerare l'ipotesi di un'Agenzia per il risparmio e l'efficienza energetica che sia capace di dare una regìa unitaria a una gran quantità di iniziative e politiche estremamente frammentarie e prive di coordinamento».

In materia di energia posizione fortemente scettica in molti gruppi parlamentari, invece, sulle norme che dovrebbero facilitare trivellazioni ed estrazioni petrolifere. «Credo - dice Realacci - che quella norma vada rivista alla luce di un sano realismo perché le cifre circolate sugli interventi possibili e sugli effetti occupazionali sembrano prive di fondamento. Sono invece favorevole all'approvazione del Tap». Non mancherà battaglia anche su termovalorizzatori e inceneritori. «In generale - dice Realacci - tutte le norme che toccano aspetti ambientali vanno ricondotte a un controllo sugli effetti prodotti. Bisogna accelerare la creazione dell'agenzia sui controlli ambientali».

I regolamenti della Camera sono piuttosto severi sulla possibilità di introdurre nuove materie in un decreto e per questo sembra improbabile la reintroduzione delle norme sul regolamento edilizio unico. «Pur condividendo in pieno quella proposta avanzata dal Consiglio nazionale degli architetti - dice il presidente della commissione Ambiente - credo che non sarà possibile introdurla in questo decreto per aspetti formali». La norma che vorrebbe superare lo spezzatino di regole e definizioni negli interventi edilizi era stata presente per tutto agosto nelle bozze del provvedimento, poi era saltata, forse per obiezioni sostanziali dei Comuni e formali del Quirinale.
Infine il capitolo semplificazioni nel settore dell'edilizia. «La direzione è quella giusta - dice Realacci - ma continuo a pensare che resta utile, a fronte di una liberalizzazione, introdurre la previsione di una relazione tecnica svolta da un professionista che valuti lo stato dell'edificio sotto l'aspetto statico, sismico ed energetico».


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