Lavori Pubblici

Corte Ue: il requisito del salario minimo non si estende ai subappaltatori impiegati all'estero

Mauro Salerno

Per i giudici esigere il pagamento di un salario minimo che non ha alcun rapporto con il costo della vita dello Stato in cui operano i lavoratori in subappalto è incompatibile con la libera prestazione dei servizi

L'obbligo di corrispondere un salario minimo ai lavoratori impiegati in un appalto pubblico non può essere esteso al subappaltatore che presta l'opera per lo stesso appalto in un altro Stato. È quanto ha deciso la Corte europea con una sentenza diffusa oggi e relativa a un appalto di servizi svolto in Germania. Per la Corte «esigere il pagamento di un salario minimo che non ha alcun rapporto con il costo della vita» in un altro Stato membro «è incompatibile con la libera prestazione dei servizi».

La questione. Il caso nasce da una legge prevista nel Land Renania Settentrionale-Vestfalia (Germania) in base alla quale si impone che alcuni appalti pubblici di servizi possono essere aggiudicati solo a imprese che, al momento della presentazione dell'offerta, si siano impegnate a versare al loro personale una retribuzione oraria minima di 8,62 euro. La misura punta a garantire che ai lavoratori venga versata una congrua retribuzione per evitare sia il «dumping sociale» sia la penalizzazione delle imprese concorrenti che concedono una congrua retribuzione ai loro dipendenti.

La decisione. La Corte non boccia la legge in sé, ma la sua applicazione nel caso specifico, realtiva allo svolgimento di una parte del contratto da parte di un subappaltatore stabilito in Polonia. In particolare, l'appalto riguarda un servizio di digitalizzazione dei dati e di conversione di documenti per il servizio urbanistico. Nel merito la sentenza sottolinea che, «nel caso in cui, come nella fattispecie, un offerente intenda eseguire un appalto pubblico avvalendosi esclusivamente di lavoratori impiegati da un subappaltatore stabilito in uno Stato membro diverso da quello a cui appartiene l'amministrazione aggiudicatrice, la libera prestazione dei servizi non ammette che lo Stato membro a cui appartiene tale amministrazione aggiudicatrice obblighi il subappaltatore a versare ai lavoratori un salario minimo». Perché, aggiungono i giudici «l'imposizione di una retribuzione minima ai subappaltatori di un offerente stabiliti in un altro Stato membro, in cui le tariffe salariali minime sono inferiori, costituisce un onere economico supplementare, atto a impedire, ostacolare o rendere meno attraente l'esecuzione delle loro prestazioni in tale altro Stato membro».


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