Lavori Pubblici

Slitta la proroga dell'ecobonus del 65%, si cercano risorse per lo sgravio sugli affitti

Giorgio Santilli

Dopo un colloquio Renzi-Padoan, è stato deciso di rimandare la questione alla legge di stabilità. Mentre la proroga del bonus del 65% è scontata , anche per la priorità che gli assegna il premier, sul secondo la disponibilità dell'Economia è tutta da verificare

Slitta alla legge di stabilità la conferma nel 2015 dell'ecobonus al 65% per i lavori di efficientamento energetico mentre si lavora alla ricerca di una copertura per la deduzione fiscale del 20% a chi acquista una casa nuova o ristrutturata da un costruttore, a condizione che venga destinata per otto anni all'affitto a canone concordato. Ne hanno parlato ieri il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan: nel loro incontro a Palazzo Chigi, durato circa un'ora, hanno messo a punto gli ultimi dettagli sul decreto legge prima che oggi gli uffici legislativi tentino una stesura definitiva del provvedimento. Nessun problema, invece, per le coperture dei 3,8 miliardi dedicati alle infrastrutture, su cui la quadratura era stata trovata già venerdì. Renzi e Padoan hanno anche continuato il lavoro di impostazione della legge di stabilità e hanno messo a punto ulteriormente la posizione italiana sulla flessibilità da presentare a Bruxelles.

Rinviata alla legge di stabilità anche la discussione se prorogare, oltre all'ecobonus del 65%, anche lo sgravio del 50% per le ristrutturazioni semplici. Mentre la proroga del primo strumento è scontata, anche per la priorità che gli assegna il premier, sul secondo la disponibilità dell'Economia è tutta da verificare. Anche perché il costo è molto più alto.
Si va avanti, invece, nel decreto sblocca-Italia sull'incentivo per chi affitta casa, mutuato dalla legge francese Scellier, entrata in vigore nel 2009 e applicata con notevole successo. La proposta del ministro delle infrastrutture, Maurizio Lupi, piace anche a Renzi. Ieri, per altro, sullo stesso tema una proposta ben più radicale è arrivata da Confedilizia e Ance: l'esenzione ventennale dall'imposta sui redditi per gli acquirenti di abitazioni di nuova produzione o rigenerazione acquistate al fine della stabile destinazione abitativa.

Sul decreto legge ieri è tornato anche Lupi, in risposta alle critiche giunte dal presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi. «Tutte le critiche sono sempre uno stimolo a fare», ha detto il ministro delle Infrastrutture. «Sappiamo tutti che le misure non sono sufficienti - ha continuato prima di salire sul palco della Festa Nazionale dell'Unità a Bologna - ma il problema è iniziare passo dopo passo a cambiare il Paese». Un testo più consolidato dovrebbe arrivare oggi (ieri non ci si è lavorato).

Resta in bilico la norma-simbolo della semplificazione edilizia: basterà la sola comunicazione al comune - senza più bisogno di Dia, Scia o permesso per costruire - per tutte le opere interne di un'abitazione, comprese quelle sulle parti strutturali dell'edificio e quelle che modificano il carico urbanistico, e anche per il frazionamento o accorpamento di unità immobiliari, purché, in tutte queste ipotesi, non si modifichi la destinazione d'uso.

Non è in bilico, invece, una sorpresa del testo circolato dopo il Consiglio dei ministri: tutti gli interventi relativi ai piani di edilizia scolastica, contro il dissesto idrogeologico e di prevenzione antisismica possono essere appaltati a trattativa privata, quindi senza fare ricorso a gare, se l'importo sarà inferiore a 5,2 milioni, cioè alla soglia sopra la quale si applicano obbligatoriamente le direttive Ue. Non solo: potranno essere classificati come «lavori in economia» e andare in affidamento diretto senza neanche chiamare cinque imprese tutti gli interventi sulle scuole di importo fino a 200mila euro. Il limite di legge attuale è di 40mila euro.

Altra novità che emerge dal testo sono i poteri sostitutivi affidati al premier in materia di spesa di fondi Ue. Potrà usarli nei confronti delle Regioni «al fine di assicurare gli adempimenti amministrativi preliminari all'esecuzione dell'opera» o «per completare l'esecuzione delle opere finanziate, anche in parte, con fondi europei di competenza regionale». Il presidente del consiglio potrà anche usare poteri ispettivi e di monitoraggio per accertare il rispetto della tempistica programmata dalle Regioni.


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