Lavori Pubblici

Sblocca Italia, credito d'imposta al Ppp con soglia abbassata da 200 a 50 milioni

Alessandro Arona

L'esecutivo vuole applicare la norma del Dl 179/2012, rimasta finora sulla carta - Sconto Ires-Irap non più solo per la legge obiettivo, e con iter più semplice - Bonus anche per la banda larga

Sconti fiscali per le infrastrutture in project financing, sotto forma di credito di imposta Ires e Irap, non più solo per gli interventi strategici nazionali di legge obiettivo, ma per tutte le opere pubbliche, E non più solo per le opere di importo superiore ai 200 milioni, ma per quelle sopra i 50 milioni. In più arriverà anche una nuova agevolazione fiscale per spingere gli investimenti privati in reti digitali a banda larga: potrebbe essere un'estensione dello stesso credito d'imposta per le infrastrutture, oppure un bonus fiscale "nuovo", con diverse regole.

Infrastrutture
Nel decreto legge Sblocca Italia, previsto nel consiglio dei Ministri del 29 agosto, il governo punta – fra le tante misure sblocca-cantieri – ad estendere, semplificare e finalmente applicare la norma di incentivo al partenariato pubblico-privato introdotta dal governo Monti all'articolo 33 del decreto legge 179/2012 (convertito nella legge 221/2012) ma mai applicata.
L'obiettivo della misura era di spingere il Ppp (infrastrutture pubbliche finanziate in tutto o in parte da privati, quali autostrade, ospedali, parcheggi, impianti sportivi, metropolitane, ecc.) riconoscendo ai concessionari, «in via sperimentale» un credito di imposto a valere sull'Ires e sull'Irap generate nella costruzione e (soprattutto) nella gestione dell'opera. Solo per opere "nuove" (ancora da assegnare in concessione) e solo se non fossero previsti contributi pubblici diretti. Il credito d'imposta non sarebbe una forma di bonus fiscale "automatico", tipo (per capirci) quelli per l'edilizia privata, ma da assegnare caso per caso solo in seguito a specifica procedura di verifica (parere Nars e poi delibera Cipe) sul fatto che il piano economico-finanziario (Pef) del progetto non sarebbe sostenibile senza lo sconto fiscale. La delibera Cipe dovrebbe calcolare in dettaglio quale ammontare di sconti, in valore assoluto nominale e attualizzato, è necessario per fare quadrare il Pef.
Insomma, una procedura assai complessa, che nonostante le poche opere "eleggibili" (sopra i 500 milioni) in due anni non è stata mai utilizzata (anche per i freni del ministero dell'Economia). Ora il governo ci riprova, con convinzione, visto che l'«abbassamento della soglia del credito d'imposta» è stato citato anche dal Ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan nella conferenza stampa del 1° agosto. Via dunque il vincolo della legge obiettivo: si potrà applicare a «tutte le opere previste in piani o programmi approvati da amministrazioni pubbliche».
Via il parere tecnico del Nars (organo tecnico), con decisione direttamente al Cipe (dunque più "politica"). E via anche l'elenco preventivo di opere da portare al Cipe, previsto dalla norma originaria del 2012.
Soglia minima abbassata, soprattutto, da 200 a 50 milioni di euro. La relazione a una della bozze segnala che anche abbassando la soglia «l'ambito così esteso resta facilmente gestibile», visto che secondo i dati Cresme «nel decennio 2002-2012 le opere in Ppp sopra i 50 milioni di euro sono state solo 147, e soltanto 10 finora aggiudicate».
Il punto, comunque, è cominciare ad applicare questa misura: sbloccare nuovi progetti con capitali privati senza però sostenerli, come solitamente si fa, con contributi pubblici diretti (visto che soldi pubblici ce ne sono pochi), ma con sconti fiscali a valere sugli utili futuri.

Banda larga
Dovrebbe debuttare anche un nuovo sgravio fiscale per spingere gli investimenti privati sulle reti a banda larga e ultralarga.
Due le ipotesi in campo, ancora in fase di discussione: l'estensione anche alla banda larga del credito di imposta per le infrastrutture, l'articolo 33 del Dl 179/2012 descritto sopra; oppure una forma di agevolazione "nuova", un credito d'imposta "automatico" e in cifra fissa, fino al 70% della spesa.
Dovrebbero in ogni caso esserci dei requisiti generali per poter accedere allo sconto: l'investeimento deve poter essere dichiarato di pubblico interesse in base all'Agenda digitale europea, e gli investimenti non devono essere inferiori a determinati importi, in base alla popolazione del Comune (ad esempio: almeno 1 milione di euro nei comuni con oltre 10mila abitanti).
Nello Sblocca Italia dovrebbero esserci anche semplificazioni per la posa in opera delle reti, con l'aggiornamento del regolamento dell'ottobre 2013.

Società locali
Un'altra misura nello Sblocca Italia
a saldo zero per i conti pubblici, ma potenzialmente in grado di portare risorse ed efficienza per le pubbliche amministrazioni, dovrebbe poi essere quella che incentiva gli enti locali a cedere partecipazioni qualificanti nelle società pubbliche locali in cambio della proroga delle concessioni esistenti, fino a un massimo di 22 anni. L'allungamente scatterebbe se la società viene quotata in Borsa per almeno il 60% del capitale, oppure se l'ente locale ne quota il 24,99% ma ne cede con gara diretta un altro 24,99% a un partner industriale. Il controllo potrebbe dunque restare pubblico (50,01% con partner industriale o 40% con flottante in Borsa del 60%), ma con forti iniezioni di capitali privati, e necessariamente gestioni più efficienti e meno peso della politica in nomine e gestione. I proventi dalle cessioni andrebbero in parte all'abbattimento del debito locale e in parte per investimenti.
Il pacchetto "partecipate" dello Sblocca Italia prevede anche incentivi per gli accorpamenti/fusioni delle mini-società locali, sotto forma di finanziamenti statali per investimenti (si parla di 600 milioni di euro nel 2015-2016) e deroghe al Patto di stabilità locale. Previsti anche un fondo ad hoc della Cassa depositi e prestiti per rilevare partecipazioni locali e un premio in forma di benefici fiscali per gli investitori privati che detengano le quote del fondo per almeno 12 mesi.


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