Lavori Pubblici

Semplificare a metà non serve. Ora un piano coraggioso e reale

Giorgio Santilli

Grande interesse e qualche punta di scetticismo per il piano Sblocca Italia del premier Renzi

Sono ormai anni che assistiamo a una catena infinita di «piani per la crescita», «decreti del fare», «decreti semplificazioni», «decreti liberalizzazioni», «sblocca-cantieri», «piani competitività» che avrebbero dovuto liberare (o addirittura scatenare) le energie presenti nel sistema economico e fornire una stampella sostanziale al nostro Pil. Sono anni che, sul fronte della realtà, succede poco o niente per effetto di questi provvedimenti e che i governi si incartano nel tentare di attuare norme magari utili sulla carta, ma che non arrivano mai o arrivano quando sono inutili. Le riforme bloccate, denunciate dal nostro giornale per primo con il monitoraggio del rating 24, sono dannose quanto la brutta moda delle semplificazioni a metà.

Normale, quindi, che anche lo «sblocca-Italia» annunciato da Matteo Renzi susciti grande interesse e qualche punta di scetticismo fra gli operatori economici. Grande interesse perché il presidente del consiglio, com'è nel suo stile, non ha usato mezze misure e ha detto di voler attaccare tabù che hanno paralizzato questo paese, dai poteri di veto dei sovrintendenti ai ridondanti programmi di grandi opere che poi restano al palo, dal peso della burocrazia che frena le autorizzazioni ai piani (come quelle per porti e aeroporti) fermi da anni nei cassetti ministeriali.
Lo scetticismo arriva ovviamente proprio dalle tante promesse viste, dai tanti annunci che non hanno poi prodotto nulla se è vero, come ha sottolineato un'indagine fatta dal dipartimento della Funzione pubblica, che gli italiani ritengono l'edilizia il settore più paralizzato dalla burocrazia in Italia dopo il fisco.
Oggi il premier avvierà una consultazione su un quadro di interventi, senza l'approvazione di provvedimenti concreti che saranno poi adottati nelle settimane successive. L'auspicio è che, dopo questo passaggio, il governo decida non interventi spot, ma misure subito attuabili e una linea chiara e realistica: dica cosa si può fare, in che tempi, con quali risorse. E dove si può intaccare quel potere di veto che paralizza l'Italia.


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