Lavori Pubblici

Cantone: «No ad altri commissariamenti su Expo, valuteremo il caso Mose»

Alessandro Arona e Giuseppe Latour

Un emendamento al Dl 90 consentirà di commissariare anche il Consorzio Venezia Nuova - Operativo il nuovo consiglio dell'Anac: «Tagliati tutti i contratti esterni e le consulenze»

Corruzione per i lavori dell'Expo 2015: dopo il commissariamento dell'appalto di Maltauro per le "architetture di servizio" «per ora non ci sono le condizioni per commissariare anche i lavori della "piastra"» (appalto guidato dalla Mantovani). Il presidente dell'Autorità Anticorruzione (Anac) Raffaele Cantone, in conferenza stampa alla sede centrale di Roma, frena su nuovi commissarimenti per l'Expo di Milano («quello di Maltauro è un caso pilota», ha detto), ma non esclude che il commissarimento possa arrivare per i lavori del Mose di Venezia, sull'intero Consorzio Venezia Nuova.
La norma che consente all'Anac di proporre ai prefetti di commissariare imprese indagate per fatti di corruzione (per la specifica commessa), contenuta nel Dl 90/2014 in fase di conversione, è stata infatti estesa anche ai "concessionari di lavori pubblici e contraenti generali"; quindi anche il concessionario del Mose, il Consorzio Venezia Nuova, potrebbe essere oggetto di un commissariamento. «La norma non è ancora in vigore - ha detto Cantone - verificheremo bene dopo la pubblicazione della legge di conversione se potrà essere utilizzata nel caso del Mose. La salvaguardia di Venezia ha una regolamentazione molto particolare, vericheremo».
Cantone non ha dunque escluso l'ipotesi del commissariamento, come invece ha fatto in modo chiaro nel caso della Piastra dell'Expo. Il progetto Mose ha un costo previsto di 5,5 miliardi di euro, finanziato per la quasi totalità (mancano solo 266 milioni per le opere ambientali), e lo stato di avanzamento è all'85% circa.

«Il commissariamento - ha spiegato Cantone riferendosi all'istituto in generale - serve a evitare che qualcuno ottenga profitti dal reato commesso». Il comma 7 dell'articolo 32 del Dl 90 dispone infatti che nel periodo di commissariamento l'utile di impresa derivante dalla conclusione dei contrati di appalto oggetto del provvedimento, «determinato anche in via presuntiva», sia accantonato in apposito fondo e non possa essere distribuito né pignorato sino all'esito finale del giudizio penale.

Cantone ha comunque frenato su altri casi di commissariamento a breve termine. «Il commissariamento di Maltauro per le architetture di servizio - ha detto - è un caso pilota, un esperimento che ci serve a capire in concreto come far funzionare lo strumento». «Sui commissariamenti - ha aggiunto - si sta creando una preoccupazione eccessiva. Si applica solo a casi dove siano emersi elementi concreti a carico dell'impresa, non meri sospetti. Ci deve insomma essere un rinvio a giudizio o almeno "gravi indizi di colpevolezza", elementi cioè tali da giustificare un provvedimento di custodia cautelare».
Cantone ha però suggerito che in un prossimo passaggio legislativo sia inserito l'obbligo per l'autorità giudiziaria (pm e giudici) di segnalare all'Anac casi di corruzione: «I casi più eclatanti - spiega Cantone - emergono sulla stampa (ma comunque la stampa non basta ...), ma i casi minori, sul territorio, come facciamo a saperli se non ce li segnala l'autorità giudiziaria? Forse andrebbe messo un obbligo di comunicazione all'Anac», ai fini poi di valutare se e dove ricorrano le circostanze per proporre commissariamenti ai prefetti.

Cantone ha frenato anche circa eventuali conflitti di competenza con i giudici amministrativi. «Il Tar Milano - ha detto Cantone - ha stabilito che l'appalto di Maltauro è nullo, ma ha lasciato ad Expo il compito di revocare l'aggiudicazione e riassegnare i lavori alla seconda classificata. Finché questo non avviene, ed avverrà eventualmente dopo la sentenza del Consiglio di Stato che confermi il Tar, il commissario è confermato, dopo eventualmente decadrà». A dire l'ultima parola sull'appalto a Maltauro per le architetture di servzio nell'appalto Expo, dunque, sarà il Consiglio di Stato, e non l'Anac o il prefetto.

ANAC-AVCP, PARTE LA RIORGANIZZAZIONE
Il nuovo profilo dell'Autorità anticorruzione prende finalmente forma. Il presidente dell'Anac Raffaele Cantone ha ufficialmente presentato il suo Consiglio, la squadra che dovrà dargli una mano sulle diverse (e vastissime) nuove competenze attribuite dal Dl 90/2014. I membri del direttivo sono quattro. Francesco Meloni, ordinario di diritto amministrativo, si occuperà di contrasto alla corruzione. Michele Corradino, consigliere di Stato, prende la seconda delega pesante, quella sugli appalti pubblici: lavorerà da subito alla riorganizzazione dell'ex Avcp. Alla costituzionalista Angela Nicotra viene assegnato il ruolo di gestire il capitolo dedicato alla trasparenza. Mentre la docente di diritto internazionale Nicoletta Parisi gestirà i rapporti con le altre Autorità estere.
Proprio Corradino parla del piano che l'Anac deve, in base al decreto 90/2014, emanare per fondersi con la vecchia Avcp: "La legge ci dà tempo fino a fine 2014 per approvarlo ma speriamo di fare prima e chiudere entro l'autunno". Intanto, sono stati assestati, sin da subito, una serie di tagli alla struttura dell'Autorità. Sono saltate tutte le commissioni esterne che assistevano il Consiglio, come quella dedicata al precontenzioso. E' stato completamente azzerato l'ufficio di gabinetto del Consiglio e sono stati tagliati una serie di benefit, come l'auto di rappresentanza del presidente. "La nostra idea – dice ancora Corradino – è lavorare soltanto con una struttura molto leggera di supporto al Consiglio, usando solo le risorse interne".

Nel mirino, nelle prossime settimane, finiranno le numerose direzioni e i troppi dirigenti dell'Avcp: "Le direzioni generali – ricorda Cantone - sono sei e i dirigenti di seconda fascia sono 47. Serve una riorganizzazione a 360 gradi, che lavori per accorpamenti e fusioni, nel nome dell'efficienza e del risparmio".

L'AUTORITA' SBLOCCA I CIG NEGLI APPALTI DEI COMUNI
A partire dal primo luglio del 2014, "i comuni non capoluogo di provincia procedono all'acquisizione di lavori, beni e servizi nell'ambito delle unioni dei Comuni, ove esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile tra i Comuni medesimi e avvalendosi dei competenti uffici anche delle Province, ovvero ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle Province. In alternativa, gli stessi Comuni possono acquisire beni e servizi attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip". Una disposizione del decreto Irpef prevede che l'Avcp non rilasci il Cig ai Comuni non capoluogo che non usano soggetti aggregatori.
Adesso, il presidente Anac Raffaele Cantone ha deciso di far ripartire l'emissione dei codici, forte della proroga approvata in commissione Affari costituzionali alla Camera che rinvia al primo gennaio 2015 l'obbligo di centrali di committenza per beni e servizi e al primo luglio 2015 per i lavori. "Dal momento che la proroga è stata di fatto approvata dalla Camera, nella riunione di ieri abbiamo ritenuto di sbloccare i Cig, perché esiste una questione di urgenza per molte gare. Da oggi sarà possibile richiedere i codici e l'Autorità li emetterà regolarmente". L'emergenza, almeno su questo fronte, è definitivamente rientrata.

VERIFICA SULLE VARIANTI
Abbiamo chiesto a Cantone come l'Anac riuscirà effettivamente a controllare se le varianti in corso d'opera sono giustificate o meno (l'obbligo di invio delle varianti è nel Dl 90/2014). «E' vero - abbiamo chiesto - che le varianti che le Pa dovrà inviare all'Anac sono meno del previsto, perché il Dl 90 in versione finale ha limitato l'obbligo di comunicazione da parte della Pa ai soli appalti oltre i 5,16 milioni di euro, e per varianti oltre il 10% dell'importo totale. Ma restano comunque molte. E soprattutto, come farete a controllare nel merito se la variante è giustificata, sulla base delle sole "carte"».
«La norma sulle varianti - ha risposto Cantone - serve soprattutto come minaccia, serve e ridurre a monte il numero delle varianti. Proveremo comunque a fare anche un monitoraggio».
«L'invio delle varianti - ha aggiunto il consigliere delegato Michele Corradino - ha scopo soprattutto preventivo. Se la Pa sa che deve mandarla, starà molto più attenta. Potremo inoltre, nel tempo, elaborare degli indici statistici di "anomalie", sulla base dei quali fare poi i controlli».


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