Lavori Pubblici

Con lo Sblocca Italia addio al «groviglio» della legge obiettivo: solo dieci priorità

Giorgio Santilli

Brescia-Padova, Napoli-Bari e Tirrenica le certezze. Dai sindaci arrivate a Renzi 1.400 segnalazioni di opere da sbloccare

L'intero governo è al lavoro sul decreto legge «sblocca- Italia» che per ora resta calendarizzato al Consiglio dei ministri del 31 luglio, ma potrebbe slittare all'8 agosto per guadagnare qualche giorno in più di lavori parlamentari. I ministeri più impegnati sono quelli delle Infrastrutture e dello Sviluppo economico (oltre all'Economia), ma il premier in persona vuole metterci la faccia e sta già lavorando sodo per "firmare" un provvedimento che segni una forte discontinuità con il passato. «Maurizio mi ha spiegato, sbloccheremo lavori per 43 miliardi», ha detto ieri dal palco volendo dare atto al ministro delle Infrastrutture del cospicuo lavoro istruttorio che sta svolgendo. La discontinuità forte con il passato, però, vuole firmarla lui.

Il primo segno forte del voltare pagina sarà la «legge obiettivo». Lupi per primo due mesi fa e poi il viceministro Nencini nei giorni scorsi hanno detto chiaramente che quella legge va riformata in profondità. Palazzo Chigi, però, sta pensando a una opera di riprogrammazione a 360 gradi che superi il grande limite che la legge obiettivo aveva mostrato fin dal 2001, anno della sua approvazione in Parlamento: l'eccesso di opere inserite nei programmi, perdendo anche il senso che Silvio Berlusconi gli aveva dato in origine, di un provvedimento limitato alle grandi opere strategiche. Nei corridoi, europei e nazionali, individuati dalla legge obiettivo si sono infilate, anche per la pressione delle regioni, centinaia di opere (per un costo attualmente a 233 miliardi di euro) la cui priorità strategica effettiva è ormai del tutto incerta. Da quel limite è scaturito il fallimento sostanziale della legge obiettivo e del suo programma, pur senza ignorare che ha riavviato in Italia una stagione di realizzazioni di opere. Troppo limitate, però.
Ripartire da zero, quindi. Le opere strategiche e prioritarie dovranno essere un numero ristretto ed effettivamente riconoscibili. Si parte da tre sole certezze, al momento: l'Alta velocità Brescia-Padova, la ferrovia Napoli-Bari e l'autostrada tirrenica. Opere inattaccabili e indiscutibili. A queste si dovrebbero aggiungere un gruppo di metropolitane a Torino, Milano, Roma, Napoli e forse in poche altre città. Tra queste ci sono la linea C della Capitale, il Passante di Torino, il nodo aeroportuale di Venezia. Il resto, per ora, è esercizio. Nell'elenco delle Infrastrutture potrebbero finire opere come il Quadrilatero Umbria-Marche o l'asse viario Lecco-Bergamo.

Palazzo Chigi ha poi un'altra partita aperta, quella delle piccole opere segnalate per mail dai comuni direttamente al Presidente del Consiglio. Le segnalazioni giunte a Palazzo Chigi sarebbero 1.400: si tratta di opere da sbloccare per varie ragioni, mancanza di una parte del finanziamento, problemi autorizzatori, progetti da rivedere. A queste opere si sommano le 671 che sono registrate nella banca dati del ministero delle infratsrutture. Anche qui gli ostacoli alla realizzazione sono di varia natura, anche se forse cresce il peso degli impedimenti autorizzatori e progettuali.

Non tutte le opere ripartiranno. Il governo ha anzi intenzione di intensificare il lavoro di pulizia e definanziamento di opere bloccate che non possono partire o si decide che non sia il caso di far ripartire.

Resta da capire quale possa essere la dote finanziaria per il decreto. Si ipotizzano 2-3 miliardi, ma il confronto con il minsitero dell'Economia è solo alle prime battute.


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