Lavori Pubblici

Cantieri sotto inchiesta, commissari anche per i concessionari

Mauro Salerno e Giuseppe Latour

Lo prevede un emendamento del governo al decreto legge 90. Già modificate le norme sulle varianti e sul controllo dei cantieri dell'Expo

Sarà estesa anche ai concessionari delle opere pubbliche la norma che prevede il commissariamento delle imprese al centro di inchieste giudiziare per fenomeni di corruzione. Lo prevede un emendamento del governo al decreto legge 90/2014 (Riforma della Pa) presentato ieri sera in Commissione Affari costituzionali della Camera. L'emendamento prevede che la possibilità di commissariare le imprese scatti anche nei confronti dei general contractor e delle società concessionarie. Una norma che sembra spianare la strada a un intervento dell'Anac nei confronti del Mose, l'altra grande opera, insieme all'Expo al centro delle cronache giudiziarie in questi giorni, gestita tramite una vecchia concessione dal Consorzio Venezia Nuova.

Oltre ad allargare il raggio d'azione del commissariamento dagli appalti alle concessioni, l'emendamento chiarisce che la proposta di azzerare i vertici della società prendendo in mano le redini del cantiere andrà rivolta dal presidente dell'Autorità anticorruzione al prefetto della provincia in cui ha sede la stazione appaltante, legando la competenza al luogo in cui si svolgono i lavori invece che alla sede legale dell'impresa. L'ultima novità riguarda la gestione degli utili derivanti dalla commessa. La gestione separata con l'accantonamento in un fondo ad hoc riguarderà non solo i casi di commissariamento ma anche le situazioni in cui venga negato il nullaosta antimafia, fino al giudizio.

L'emendamento sarà discusso oggi. Nel frattempo la commissione ha già accolto il suggerimento avanzato dal presidente dell'Anac Raffaele Cantone sul meccanismo di controllo delle varianti apportate al progetto delle opere pubbliche a cantieri già avviati. Uno strumento che spesso offre il fianco alla lievitazione dei costi delle infrastrutture, anche (ma non solo) per recuperare i maxisconti con sui non di rado vengono aggiudicati i contratti di appalto. Preoccupato che un invio "generalizzato" di tutte le modifiche progettuali in corsa avrebbe finito per depotenziare la misura, facendone l'ennesima verifica di carattere formale, Cantone aveva chiesto di restringere i controlli agli appalti più rilevanti, proponendo una soglia minima di 5 milioni. Ieri il Parlamento ha corretto l'impostazione del decreto. A finire direttamente sotto la lente di Cantone saranno solo le varianti degli appalti superiori alla soglia comunitaria (5,186 milioni di euro) e che comportano una modifica superiore al 10% del prezzo originario dell'opera. Sotto i fari finiranno anche le modifiche giustificate da errori progettuali, prima escluse, ma non quelle per «rinvenimenti imprevisti» e innovazioni normative. Diverso il regime per gli appalti inferiori alla soglia comunitaria. In questo caso le varianti sono comunicate all'Osservatorio dell'Autorità, «tramite le sezioni regionali», senza esclusioni. Per chi tentasse di eludere i controlli sono previste sanzioni comprese tra 25.822 e 51.545 euro.

Viene aggiustato il tiro anche sulla norma che istituisce un'unità operativa con il compito di vigilare sulla correttezza e trasparenza delle procedure connesse alla realizzazione delle opere di Expo 2015. Il raggio d'azione di questa struttura sarà limitato nel tempo. Il suo lavoro non andrà a oltranza, come inizialmente previsto, ma durerà fino «alla completa esecuzione dei contratti di appalto di lavori, servizi e forniture per la realizzazione delle opere e delle attività connesse allo svolgimento del grande evento». E, comunque, non potrà andare «oltre il 31 dicembre 2016».
Un'altra serie di emendamenti esterni al "pacchetto Cantone" completa il quadro delle novità approvate in commissione in materia di appalti. Sul fronte del processo amministrativo il giudice potrà subordinare, come già previsto nella prima versione del testo, l'efficacia di una misura cautelare, come il sequestro preventivo, alla prestazione di una cauzione. La novità approvata consiste nella fissazione di un importo massimo per questo tipo di garanzia: sarà commisurata al valore dell'appalto e «comunque non superiore allo 0,5 per cento del suddetto valore». Mentre un cambiamento molto atteso è arrivato in materia di centrali di committenza. La norma che obbliga i Comuni non capoluogo di provincia a passare da un soggetto aggregatore per bandire gli appalti è stata prorogata: si applicherà a partire dal 1° gennaio del 2015 per i beni e servizi e dal 1° luglio del 2015 per i lavori. Sono fatte salve le procedure avviate finora, nelle more della vecchia disciplina.

Completa il quadro il taglio dell'incentivo alla progettazione interna alla pubblica amministrazione: è saltato per tutti.


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