Lavori Pubblici

Varianti, all'Anac solo quelle oltre 5,18 milioni e superiori al 10% dell'appalto

Mauro Salerno e Giuseppe Latour

Approvato un emendamento al decreto legge 90. Le modifiche relative agli appalti di importo inferiore alla soglia Ue transiteranno per gli osservatori regionali. In caso di inadempimento sanzioni fino a 51.145 euro per la Pa

Si allenta la stretta sulle varianti decisa dal decreto legge di riforma della Pa. Il Parlamento ha in qualche modo accolto il suggerimento avanzato dal presidente dell'Anac Raffaele Cantone, preoccupato che un invio "generalizzato" di tutte le varianti apportate ai cantieri in corso avrebbe finito per depotenziare la misura, facendone l'ennesima verifica di carattere formale. Un adempimento in più, insomma, a carico delle stazioni appaltanti e degli uffici dell'Authority senza però nessun beneficio di carattere sostanziale.

Ieri il Parlamento ha provato a correggere l'impostazione del decreto, approvando un emendamento all'articolo 37 che istituisce una sorta di doppio regime per il controllo delle varianti da parte dell'Autorità anticorruzione. A finire direttamente sotto la lente di Cantone saranno solo le varianti degli appalti superiori alla soglia comunitaria (5,186 milioni di euro) e che comportano una modifica superiore al 10 per cento del prezzo originario dell'opera. Non solo. A essere sottoposte a questo particolare regime non saranno tutte le varianti, ma solo quelle derivanti da cause impreviste, incrementi improvvisi del costo dei materiali e cause geologiche e errori progettuali (lettere b), d) e e) dell'articolo 132 del Dlgs 163/2006 ). Da notare che rispetto alla decreto legge attualmente in vigore viene inserito l'obbligo di inviare le varianti legate a errori o omissione del progetto esecutivo (lettera e), mentre viene rimosso l'obbligo di inviare le varianti legate a «rinvenimenti imprevisti o non prevedibili nella fase progettuale» (lettera c). Tutte queste varianti vanno inviate all'Anac entro 30 giorni dall'approvazione da parte della stazione appaltante.

Diverso il regime per gli appalti inferiori alla soglia comunitaria. In questo caso le varianti sono comunicate all'Osservatorio dell'Autorità, «tramite le sezioni regionali». Dunque sembra di capire che per gli appalti di piccolo e medio importo saranno gli osservatori regionali a dover verificare in prima battuta le carte. Due notazioni: per gli interventi sotto i 5,18 milioni non valgono le esclusioni previste per i grandi appalti. Dunque a essere verificate dovranno essere tutti le modifiche apportate in corso d'opera al progetto esecutivo e per qualsiasi importo. In caso di inadempimento della stazione appaltante sono previste sanzioni comprese tra 25.822 e 51.545 euro (articolo 6, comma 11 del codice appalti).

Da segnalare ancora che per gli appalti superiori a 5,18 milioni l'emendamento approvato ieri notte in Commissione Affari Costituzionali alla Camera ribadisce che all'Anac vanno inviati oltre alla variante, l'atto di validazione con una relazione del responsabile del procedimento «unitamente al progetto esecutivo». Insomma una montagna di carte. Una previsione che peraltro confligge con quanto richiesto dall'Anac che in sede di prima applicazione del decreto ha diffuso un comunicato con cui chiarisce la documentazione da inviare per la valutazione delle varianti senza menzionare il progetto esecutivo e invitando le stazioni appaltanti a comunicare soltanto la relazione del responsabile del procedimento, un quadro comparativo di variante, l'atto di validazione e il provvedimento definitivo di approvazione. Un contrasto che, viste anche le sanzioni in gioco, rischia di creare più di qualche confusione tra i funzionari delle amministrazioni.


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