Lavori Pubblici

Cantone: «Subito una legge per sbloccare gli appalti dei Comuni non capoluogo»

Giuseppe Latour

Il presidente dell'Anac interviene per sollecitare il governo a concedere la proroga chiesta anche dalla conferenza unificata per evitare che prosegua il congelamento delle procedure disposto dal Dl 66/2014

Serve una proroga subito. Perché, a norma di legge, l'Autorità anticorruzione, per le sue competenze che ricomprendono quelle della defunta Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, non potrà emettere i codici identificativi di gara per gli appalti coinvolti dal nuovo obbligo di passare attraverso le centrali di committenza. È questo il senso della lettera inviata al governo dal presidente dell'Anac, Raffaele Cantone. Finché non arriva un rinvio, in sostanza, il mercato degli appalti pubblici resterà sotto scacco e non saranno possibili soluzioni all'italiana.

La questione sollevata dal presidente Anac riguarda l'applicazione dell'articolo 9 del decreto n. 66/2014. Per effetto di questa norma, a partire dal primo luglio del 2014, «i comuni non capoluogo di provincia procedono all'acquisizione di lavori, beni e servizi nell'ambito delle unioni dei comuni, ove esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile tra i comuni medesimi e avvalendosi dei competenti uffici anche delle province, ovvero ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle province. In alternativa, gli stessi Comuni possono acquisire beni e servizi attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip».

La disposizione, in base a un'integrazione disposta dal Parlamento, prevede che l'Avcp non rilasci il Cig «ai comuni non capoluogo di provincia che procedano all'acquisizione di lavori, beni e servizi in violazione degli adempimenti previsti dal presente comma». Senza il codice, di fatto, le gare risultano irrimediabilmente bloccate.

«L'Autorità - dice ancora Cantone - ha realizzato le modifiche al sistema informativo in uso (Simog), al fine di una corretta applicazione della disposizione di cui trattasi, che tiene conto delle molteplici fattispecie nelle quali i responsabili del procedimento possono richiedere il Cig, prevedendo la possibilità di opporre dinieghi selettivi alle richieste». La regola generale, infatti, prevede delle eccezioni. Ad esempio, per le Regioni a statuto speciale e per le Province autonome.

Il presidente Anac registra il fatto che nel corso della Conferenza Stato-città dello scorso dieci luglio, «è stata manifestata l'esigenza di un posticipo nell'entrata in vigore del nuovo regime, al fine di consentire agli enti locali di avviare il percorso di attuazione del nuovo modello operativo» ed è stato chiesto all'Anac di concedere «il codice identificativo gara (Cig) ai Comuni non capoluogo che dal primo luglio non abbiano potuto ricorrere con le attuali modalità previste, ancora in gran parte da attuare, alle acquisizioni suddette, a prescindere dalla tipologia e dal valore».

Cantone spiega di essere «a conoscenza delle problematiche manifestate dagli enti locali» e «consapevole che il diniego nel rilascio dei Cig potrebbe avere un effetto negativo per l'intero comparto degli appalti pubblici». Nonostante tutto, però, non può andare contro la legge. L'Autorità «non può esimersi dall'applicazione della disposizione vigente e, pertanto, senza un opportuno intervento normativo, deve opporre il diniego al rilascio dei Cig nei confronti di tutti i soggetti che non agiscano in ottemperanza alla norma». Proprio per questo «appare urgente un intervento normativo che disponga la proroga dei termini così come definiti nell'intesa».

La lettera di Cantone al Governo (link )


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