Lavori Pubblici

Appaltatore sempre responsabile finale, anche per i materiali speciali e senza istruzioni sulla messa in opera

Pietro Verna

La Cassazione afferma che l'appaltatore risponde dei difetti dell'opera se accetta senza riserve i materiali forniti dal committente, anche nel caso in cui questi ultimi richiedo una particolare procedura, il cui eventuale apprendimento è a carico dello stesso appaltatore

L'appaltatore risponde dei difetti dell'opera se accetta senza riserve i materiali forniti dal committente, anche nel caso in cui questi ultimi, sebbene né difettosi né inadatti, richiedano per la loro corretta utilizzazione l'osservanza di una particolare procedura, il cui eventuale apprendimento è a carico dello stesso appaltatore ed è esigibile al pari del possesso delle ordinarie nozioni dell'arte. È il principio di diritto formulato dalla Corte di Cassazione (Seconda sezione civile) nella sentenza n.14220/2014, che ha "ribaltato" la pronuncia della Corte d'appello di Genova, secondo cui il committente avrebbe dovuto fornire all'appaltatore la scheda tecnica del materiale impiegato per la realizzazione di mura perimetrali di un fabbricato ad uso industriale, danneggiato da infiltrazioni d'acqua all'indomani della sua realizzazione.

Le motivazioni della sentenza cassata
La sentenza della Corte d'appello ligure muoveva dal presupposto che il committente non aveva provato di aver consegnato la scheda tecnica del materiale impiegato (blocchetti di cemento idrorepellente) e che, di conseguenza, non si potesse addebitare all'appaltatore la mancata esecuzione degli interventi di impermeabilizzazione suggeriti nelle istruzioni riportate nella scheda in questione. Inoltre- argomentava la sentenza- dalle risultanze processuali di entrambi i giudizi di merito non era emerso che i "blocchetti" avessero caratteristiche tali da fare comprendere ad un appaltatore di ordinaria diligenza la necessità di adottare particolari accorgimenti tecnici per la posa in opera, né era emerso che l'appaltatore avesse utilizzato il predetto materiale in altre occasioni. Di qui la conclusione che l'appaltatore non poteva essere ritenuto responsabile dell'accaduto, in quanto il committente non lo aveva edotto in ordine alle caratteristiche intrinseche del materiale ed alle particolari modalità di impiego dello stesso.

L'orientamento della Corte di Cassazione
La sentenza della Corte territoriale di Genova, espressa nei termini sopra indicati, richiama i principi che caratterizzano l'orientamento della giurisprudenza della Corte di legittimità in tema di responsabilità dell'appaltatore, secondo cui questi:
- risponde dei difetti dell'opera quando accetti senza riserve i materiali forniti dal committente, sebbene presentino vizi o difformità riconoscibili da un tecnico dell'arte o non siano adatti all'opera da eseguire ed i difetti denunciati dal committente derivino da quei vizi o da quella inidoneità (sentenze nn. 470/2010 ; 10580/1994 );
- è tenuto avvisare il committente che i materiali fornitigli, essendo di cattiva qualità o, comunque, inidonei rispetto all'opera oggetto della commessa, non siano tali da assicurarne la buona riuscita di questa, con la conseguenza che, in difetto di tale avviso, l'appaltatore non può eludere la responsabilità per i vizi dell'opera, adducendo che i materiali erano difettosi (vedasi, ex multis, sentenza n. 521/1970);
- ha l'obbligo di sospendere i lavori o, comunque, di non continuare ad utilizzare i materiali difettosi forniti dal committente, essendo tenuto a proseguire l'opera con quei materiali soltanto nel caso in cui il committente non acconsenta a sostituirli ed insista per il loro impiego (da ultimo, sentenza n.12044/2010).

I suddetti principi – argomenta la sentenza del Supremo Collegio- possono essere agevolmente estesi anche alla diversa ipotesi in cui i materiali forniti dal committente richiedano per la loro corretta utilizzazione l'osservanza di una procedura particolare. L'appaltatore ha, infatti, l'obbligo di valutare previamente il materiale che il committente gli consegna e, ove non l'abbia mai impiegato, di informarsi sulle tecniche di applicazione, fermo restando che l'eventuale apprendimento di tali tecniche è carico dell' appaltatore ed è esigibile al pari del possesso delle ordinarie nozioni dell'arte.

Di qui il vizio insanabile della pronuncia della Corte d'appello genovese a cui la Corte di Cassazione rimprovera di aver "invertito" la suddetta regola di diritto, configurando come onere del committente quello che è, invece, un obbligo che ricade sull'appaltatore ex articoli 1655 e 1663 del codice civile ossia di assicurare la realizzazione dell'opera con organizzazione dei mezzi necessari (ed accollo dei rischi) e di avvisare prontamente il committente dei difetti della materia che quest'ultimo gli abbia fornito, se si scoprono nel corso dell'opera e possono comprometterne l'esecuzione.

D'altro canto, proprio con riferimento a tale profilo, la Cassazione è dell'avviso che l'appaltatore che abbia accettato senza riserve le opere predisposte dal committente risponde dei danni derivati da vizi o da idoneità di tali opere, anche se non si sia reso conto dei vizi o della inidoneità delle opere, "poiché avendo un ampio margine di discrezionalità e di autonomia nel compimento della sua prestazione tecnica, deve sopportare il rischio connaturale al rapporto obbligatorio, nel caso l'attività produttiva non lo consegua" (sentenza n.3638/1979).


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