Lavori Pubblici

Nencini: La legge delega sugli appalti è vicina - Realacci: Nessuna fretta - Cantone: Codice solo per le gare di serie B

Giuseppe Latour

Il viceministro alle Infrastrutture ha individuato il 21 luglio come data designata per definire il testo da presentare in Cdm con l'obiettivo di inserirlo nella comunitaria

La presentazione della legge delega in materia di appalti in Consiglio dei ministri è vicina. Lo ha detto il viceministro delle Infrastrutture Riccardo Nencini che, nel corso di un convegno a Montecitorio, ha individuato il 21 luglio come data designata per definire il testo, con l'obiettivo di inserirlo nella legge comunitaria in discussione in Parlamento. Il presidente della commissione Lavori pubblici della Camera, Ermete Realacci invita, però, a non velocizzare i tempi oltre il necessario. Troppo spesso, in passato, si è preferito procedere frettolosamente, senza risolvere i problemi reali. Per questo sarebbe meglio evitare scorciatoie. La strada della Comunitaria, per lui, è "aberrante".
Intanto, il presidente dell'Anac Raffaele Cantone sottolinea l'importanza strategica del recepimento delle direttive: "Permetteranno di superare un Codice che ormai si applica solo agli appalti di serie B".

Nencini: usare l'attaccapanni della Comunitaria

"Spero – ha spiegato Nencini - che la norma delega possa essere esaminata dal Cdm il 21 luglio di questo mese". Subito dopo sarà possibile portarla in Parlamento. L'esecutivo, a detta del viceministro, intende "utilizzare l'attaccapanni della legge comunitaria consentendo di procedere in tempi rapidi". Se sul fronte dei tempi la strada sembra segnata, arrivano indicazioni anche sui contenuti: "I capitoli da affrontare sono quello della trasparenza e anticorruzione, della certezza e rapidità nell'esecuzione delle opere, della concorrenza, della capacità di raccogliere risorse".
Più nello specifico saranno toccati alcuni temi strategici. "Nel nuovo Codice dovranno trovare spazio sia una norma sulle lobby che una regolamentazione del debat public. Ci saranno norme basate sul mandato comunitario, come lo snellimento degli oneri, cambiamenti sulla qualificazione delle imprese, riduzione delle stazioni appaltanti. Su questo il Dl 66/2014 ha tagliato il numero da 36mila a 35. Forse è possibile trovare una via di mezzo che abbia la certezza della governabilità".

Qualcosa andrà fatto anche per le opere incompiute. "Oggi ne abbiamo censite poco più di 600 e non possiamo considerare questo numero come esaustivo, perché molti enti locali non hanno trasmesso i loro dati. In futuro dovremo sapere cosa fare delle opere incompiute". Servono decisioni sulle deroghe. "Penso al caso dell'Expo, nel quale è difficile giustificare una deroga, perché si sapeva da anni che sarebbe stato fatto in quel luogo e in quella data". Mentre sul massimo ribasso, "la norma comunitaria va in una direzione le nostre esperienze in una direzione diversa". Infine, c'è il tema delle varianti, "da affrontare salvaguardando la qualità progettuale".

Realacci: "Aberrante la scelta della Comunitaria"
L'idea della Comunitaria non piace a Realacci: "Non è quella la sede dove inserirla, sarebbe un'aberrazione". Il presidente della commissione Lavori pubblici, di fronte a questo intervento così rapido, richiama l'esecutivo a fare attenzione. "Non è con la fretta che risolviamo questo problema. Nel passato troppe volte siamo andati avanti per superfetazioni normative, abbiamo proceduto rivedendo le norme a piccoli pezzi, spesso con deleghe al Governo che non hanno prodotto nulla di buono". In questo caso, allora, bisognerà lavorare diversamente. "Servirà una delega chiara con picchetti evidenti e passaggi parlamentari approfonditi che ci consentano di sciogliere tutti i nodi".

Sul fronte dell'attività anticorruzione, Realacci spiega: "Dobbiamo capire se il recepimento pieno delle norme comunitarie è l'occasione per tenere finalmente insieme trasparenza e semplificazione. Tenendo presente che non c'è nessuna legge che può combattere la corruzione da sola se i comportamenti vanno in una direzione diversa". Quanto alle norme, però, negli ultimi anni "alcune strade sono state sbagliate". Il riferimento è alle deroghe e alle procedure straordinarie. "Le vicende di Expo e Mose sono entrambe legate a procedure straordinarie. L'Anac, in questo senso, può essere un antidoto ma c'è bisogno di rivedere profondamente le norme, che spesso non hanno garantito né la piena qualità della progettazione né gli interessi del paese". Sul punto Realacci cita un esempio. "Mi ha molto colpito che l'ex presidente dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici sia venuto in commissione a confermare che l'utilizzo del massimo ribasso è stato la base di un fenomeno poco trasparente che consentiva di recuperare quel denaro in sede di variante. Adesso dobbiamo pensare a come invertire la rotta".

Mastandrea: "Centinaia di modifiche negli ultimi anni"
Dal Mit, parla anche il capo dell'ufficio legislativo Gerardo Mastandrea, che ricorda come le nuove norme sugli appalti "siano un'occasione per fare un lavoro di alleggerimento del Codice e di riordino della parte regolamentare". La sovrapproduzione degli ultimi anni è stata uno dei problemi decisivi: "Dopo i decreti correttivi ho contato almeno dieci interventi normativi ponderosi per almeno 150 norme, che sono andate a riscrivere parti fondamentali. Penso al decreto sviluppo, al Salva italia, al Dl liberalizzazioni, al Semplificazioni, al decreto Crescita, al decreto del Fare, al recente decreto sulla Casa. Evidentemente questo è un problema".

Cantone: Codice appalti è solo per le gare di serie B
Il recepimento delle direttive europee in materia di appalti, per il presidente dell'Autorità anticorruzione Raffaele Cantone dà al nostro paese un'occasione da non perdere. "Non possiamo più tenere in vita una legge sugli appalti che viene sistematicamente derogata. Il Codice oggi si applica solo per gli appalti di serie B, non c'è un appalto serio per cui si applica. Possiamo continuare a pensare che si debba agire sempre in deroga?".
Nel nuovo sistema bisognerà rimettere al centro i controlli amministrativi. "La lotta alla corruzione – dice Cantone - non può essere lasciata solo al giudice penale. Dopo Tangentopoli è stato smantellato il sistema dei controlli amministrativi, mettendo al centro i privati in molti casi. Vogliamo ricordare cosa sono le Soa per capire che risultati ha prodotto questo sistema?". E lo stesso vale per i controlli sugli enti locali, che andrebbero ripristinati. "Se la Pa non fa la sua parte, ci potranno essere giudici a ogni angolo ma la corruzione non la vinceremo mai".
In questo senso, una spinta importante arriva dalla norma sui commissariamenti. Per il presidente Anac si tratta di "un tentativo di lavorare in una logica di prevenzione intelligente". In questo modo si mette insieme "la necessità di chiudere le opere con l'esigenza di impedire che chi ha vinto un appalto illegittimamente possa ottenere il profitto". E cita il caso di Maltauro, la prima azienda per la quale, nell'ambito dell'Expo, l'Anac ha appena chiesto il commissariamento. "Adesso, in seguito alla sentenza del Tar di Milano che chiede la revoca dell'appalto, si è creato un problema di competenze molto complicato. C'è ancora da lavorare su questo meccanismo".

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