Lavori Pubblici

Nuovo codice appalti, Cantone: «Non lasciamolo scrivere alla lobby dei costruttori»

Massimo Frontera

Intervenendo a un convegno alla Camera sugli appalti pubblici, il presidente dell'Autorità contro la corruzione, Raffaele Cantone, ha parlato del lavoro che attende il legislatore per riformare il quadro di regole sui contratti pubblici applicando i principi comunitari

«La lotta alla corruzione non può essere lasciata solo al giudice penale, è un errore fatto per tanti
anni. Dopo Tangentopoli, poi, non si è lavorato in alcun modo per prevenire la corruzione. Dagli anni '90 al 2012 è stato smantellato completamente il sistema dei controlli». È un passaggio dell'intervento del presidente dell'Autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, intervenuto nella sede della Camera dei deputati in occasione di un convegno sugli appalti pubblici e corruzione organizzato dal gruppo del Pd di Montecitorio.

Per esempio, ha citato Cantone, è stato «depenalizzato il falso in bilancio» e con una «norma pessima in materia di prescrizione tutti i processi per reato di corruzione sono stati prescritti». Cantone ha poi toccato i casi delle vicende del Mose a Venezia e dell'Expo a Milano. Sul Mose, Cantone, si è chiesto retoricamente se sia stato utile «mantenere in vita una legge del 1984 che consentiva a un consorzio privato di fare quello che voleva». Sull'Expo, Cantone ha ricordato che gli appalti avvenivano con 85 deroghe al codice appalti, «come a dire che non si applicava il codice appalti, ma ormai - ha aggiunto - il codice si applica integralmente solo alle opere di serie "B". Non possiamo pensare che su ogni cosa si possa agire in deroga».

«Le deroghe - ha detto Cantone - vanno semmai previste nelle leggi, non vanno fatte a colpi di successivi e reiterati decreti». Arrivando infine alla riforma delle regole, Cantone ha concluso affermando che «se il codice degli appalti continuerà a essere scritto dalla lobby dei costruttori, da qui a due anni staremo a parlare della stessa identica cosa».

Durante il suo intervento Cantone ha difeso anche la legge anticorruzione del 2012, dopo che alcuni relatori erano intervenuti criticandola come eccessivamente burocratica. «Difendo la legge 190 non per ragioni d'ufficio, ma perché io credo che rappresenti un passo in avanti. È semmai l'attuazione della legge che è stata burocratica», ha detto Cantone. «Quanti corsi sono stati fatti per fare capire cosa è la prevenzione della corruzione? Il Formez ha avuto un finanziamento cospicuo, ma quante persone hanno avuto veramente l'opportunitaà di capire cosa è un piano di prevenzione alla corruzione? Credo dunque che l'applicazione ha tradito lo spirito della legge. Ma sull'applicazione si può ancora lavorare in progress». «Il responsabile della prevenzione della corruzione - ha sottolineato Cantone - è una buona idea, è un segno di responsabilizzazione della Pa nei confronti della prevenzione alla corruzione. I piani di prevenzione sono una buona idea. Le norme sulla trasparenza non rappresentano un salto in avanti? Il vero antidoto alla lotta alla corruzione è la trasparenza», ha concluso.

Cantone ha anche ricordato le più recenti norme sugli appalti come l'istituto «ancora da verificarsi sul piano pratico», del commissariamento delle aziende «che mette insieme l'esigenza che le opere vengano portate a termine con l'obiettivo di evitare che il profitto vada all'impresa che ha vinto l'appalto in modo fraudolento».

Sulla prima applicazione, quella dell'impresa Maltauro su una gara dell'Expo, Cantone ha ammesso che «ora si è creato un problema molto complicato, dopo la sentenza del Tar di Milano» (si veda articolo a questo link ).

Dai costruttori dell'Ance è arrivata subito la replica immediata alle affermazioni di Cantone sulla scrittura delle regole da parte delle lobby delle imprese. «Su questo non mi trovo d'accordo - ha detto il presidente dell'Ance Paolo Buzzetti nel suo intervento al convegno su appalti e corruzione - Lei mi deve datare l'affermazione a prima di Tangentopoli. Abbiamo preso atto, dopo il '92 di dover proporre cose per il Paese». «Prendiamo atto che dobbiamo crescere tutti quanto e non fare ghettizzazioni folli. Ma mi creda abbiamo una struttura di migliaia e migliaia di aziende che non fanno impresa con l'idea di andare a delinquere ma di riuscirci». Buzzetti ha anche espresso perplessità sulle misure previste dal decreto legge 90 che consentono al prefetto di intervenire revocando e rinnovando gli organi dell'imprese anche in caso di generiche «condotte illeciti» «situazioni anomale».
«Questo - ha detto Buzzetti - significa uccidere il tessuto imprenditoriale delle piccole e medie imprese edili italiane».


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