Lavori Pubblici

Inchiesta Expo, Tar Lombardia: revocare l'appalto a Maltauro

Giuseppe Latour

La procedura di gara, secondo la sentenza, è stata "falsata e distorta". Per rimettere le cose a posto, bisognerebbe affidare l'appalto alle imprese seconde in graduatoria.

Il Tar di Milano auspica che Expo spa revochi immediatamente l'aggiudicazione dell'appalto per le architetture di servizio dell'esposizione, aggiudicato a Maltauro. Proprio mentre l'Autorità anticorruzione si scaglia contro la società vicentina, chiedendo alla prefettura il commissariamento dei suoi vertici, il tribunale amministrativo invoca un intervento che sani gli errori commessi finora. La procedura di gara, secondo la sentenza depositata ieri , è stata «falsata e distorta». Per rimettere le cose a posto, bisognerebbe affidare l'appalto alle imprese seconde in graduatoria.

La questione prende le mosse dal ricorso avanzato proprio dalle imprese seconde classificate nella gara: Perregrini srl, Panzeri spa e Milani srl. Queste, tutte insieme, hanno impugnato, chiedendone l'annullamento, l'aggiudicazione definitiva dell'appalto integrato di progettazione ed esecuzione lavori per le architetture di servizio del sito di Expo 2015. Nel mirino è finita la Maltauro spa, «sulla scorta dei noti e recenti sviluppi dell'indagine condotta dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Milano». L'ipotesi al vaglio degli inquirenti è la turbativa d'asta, tentata o consumata, per la quale Enrico Maltauro, amministratore della società, è stato posto agli arresti. In ballo c'è anche una maxi richiesta di risarcimento da 5,5 milioni di euro a titolo di mancato utile, ai quali si aggiungono altri 365mila euro per altre forme di danno. Secondo Maltauro spa, però, la richiesta di annullamento sarebbe tardiva.

I giudici, nella loro sentenza, danno ragione ai ricorrenti. Secondo la pronuncia, «l'illegittimità dell'aggiudicazione» è «comprovata dalle condotte inveratesi nella preordinata finalità di illecitamente condizionare il procedimento di gara». A sostegno di questa ipotesi depongono gli atti di indagine. Questi provano la «costituzione di una associazione criminosa, della quale avrebbero fatto parte, tra gli indagati, l'alto dirigente di Expo 2015 Angelo Paris e l'amministratore unico Enrico Maltauro, finalizzata alla turbativa della procedura di gara in questione». Inoltre, attestano «un'incidenza diretta delle condotte illecite in corso di accertamento sulla procedura di gara» e «il tentativo di condizionare la procedura, tale da comprometterne la trasparenza e la legittimità». L'esito di tutti questi comportamenti illeciti, secondo la sentenza, è stata l'aggiudicazione dell'appalto al raggruppamento temporaneo capeggiato da Maltauro.

Allora, «è attendibile ritenere che la procedura di gara, prima ancora di avere avuto formalmente avvio, sia stata falsata e distorta da una pressione corruttiva connotata da illeciti accordi incidenti sulla sua legittimità e trasparenza». Alla luce di questi elementi, «merita accoglimento la domanda di annullamento dell'impugnata aggiudicazione». Anche se c'è un problema, dal momento che «alla sola stazione appaltante è consentito di immediatamente risolvere il contratto stipulato con il Rti Giuseppe Maltauro spa». Soltanto un intervento di Expo spa può chiudere la vicenda.

Il tribunale amministrativo, comunque, rileva che «parrebbero sussistere tutti i presupposti invocati dalle ricorrenti per ottenere l'affidamento», alla luce della violazione del procollo di legalità dell'Expo. Anzi, «la prosecuzione della conduzione della commessa da parte del raggruppamento aggiudicatario darebbe sostanza a una manifesta violazione del principio di legalità e trasparenza degli appalti pubblici». Insomma, i giudici auspicano la revoca.


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