Lavori Pubblici

Impianti, il Tar boccia il ricorso di Assistal e Cna sul regolamento Lte

Giuseppe Latour

Il punto contestato riguarda la possibilità che anche le imprese non autorizzate possano eseguire gli interventi di mitagazione delle interferenze sulle frequenze televisive

Inizia male per le imprese la battaglia sul regolamento Lte. La prima sezione del Tar Lazio ha, infatti, appena pronunciato un'ordinanza che respinge il ricorso che chiedeva la sospensione cautelare del provvedimento. E, addirittura, ha condannato le ricorrenti (Cna e Assistal) al pagamento delle spese. La domanda, a un primo esame del giudice, non sembra sufficientemente fondata da giustificare il congelamento auspicato.

L'impugnativa è stata presentata poche settimane fa da Assistal e da sette imprese che aderiscono a Cna impianti. Al centro del contendere c'è il Dm del ministero dello Sviluppo economico n. 165/2013. Dopo l'attivazione dei sistemi di telefonia mobile 4G, nel corso del 2012, molti apparecchi televisivi hanno cominciato ad accusare problemi di ricezione: tutto dipende da interferenze tra i rispettivi segnali. A causa dei numerosi episodi verificatisi, la questione è arrivata nelle mani del Governo che, dopo qualche mese di studio, è arrivato al regolamento impugnato dalle due associazioni.

Quel provvedimento, infatti, all'articolo 4 stabilisce che gli interventi di mitigazione delle interferenze, «compresa l'eventuale installazione di un filtro», sono da intendersi come attività di manutenzione ordinaria: in pratica, possono essere effettuati da chiunque e non rientrano nella competenza delle imprese autorizzate. Un'impostazione contestata dalle imprese del settore. Soprattutto perché apre la strada a un precedente pericoloso: sono molte altre le attività che, in futuro, potrebbero essere considerate allo stesso modo di manutenzione ordinaria, limitando il raggio di azione delle aziende del settore.

Le due associazioni avevano chiesto, nell'immediato, la sospensione del regolamento e, in una seconda fase, la cancellazione delle norme contestate. La prima risposta, appena licenziata dal Tar Lazio, è molto al di sotto delle aspettative e fa sperare male per la continuazione della battaglia. L'ordinanza spiega, infatti, che il ricorso «anche in relazione ai profili di inammissibilità variamente prospettati dalle odierne resistenti, non sembra complessivamente assistito da sufficienti profili di fumus boni iuris», tenendo presente che l'interesse delle associazioni «non è prospettabile come interesse giuridicamente tutelato e, come tale, idoneo a legittimare le società in questione all'impugnazione della disposizione ministeriale», che ha classificato gli interventi come manutenzione ordinaria, escludendo particolari forme di abilitazione da parte dell'esecutore. Per questo, il tribunale respinge la domanda di sospensione dell'atto. E rimanda a una prossima sentenza la sua decisione definitiva.


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