Lavori Pubblici

Architetti: Stp troppo simili agli studi, serve un diverso regime fiscale

Giuseppe Latour

Il presidente Freyrie: chiederemo al Parlamento di intervenire, perché con questo sistema si rischia il definitivo azzeramento delle nuove società

Rischio azzeramento. Le società tra professionisti, che nei loro primi mesi di vita non hanno brillato per efficacia , sono a un passo dal tracollo definitivo. È quanto sostiene il Consiglio nazionale degli architetti, che si scaglia contro l'assetto fiscale trovato dal decreto legislativo appena licenziato dal Governo. La soluzione individuata dall'esecutivo, nei fatti, le allinea agli studi professionali, eliminando le poche differenze esistenti finora. Il risultato è che nessuno troverà più convenienza nel formare una Stp. Serve, allora, un intervento chiarificatore del Parlamento, per evitare il peggio.

Nel mirino degli architetti è finita la soluzione individuata dal decreto legislativo in materia di fisco, appena approvato dal Governo, che applica la delega licenziata dal Parlamento con la legge n. 23 del 2014. Per facilitare la diffusione delle società tra professionisti, dopo un paio d'anni di dubbi, il provvedimento finalmente chiarisce il regime fiscale che si applica alle nuove compagini. Una nota del Governo spiega, così, che trovano applicazione, a prescindere dalla struttura societaria, «le disposizioni fiscali dettate per le associazioni senza personalità giuridica costituite per l'esercizio associato di arti o professioni». Di conseguenza, il reddito è imputato a ciascun socio per trasparenza in proporzione alla sua quota di partecipazione agli utili, consentendogli di farlo valere anche ai fini previdenziali. Le medesime regole trovano applicazione anche ai fini Irap. In sostanza, la soluzione individuata prevede che le Stp seguano il criterio di cassa e non quello di competenza e non siano soggette ad Ires. Insomma, delle società avranno soltanto il nome.

Queste novità non piacciono per niente a Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti, che spara a zero contro il decreto: «Da tempo ci battevamo perché ci fossero le società professionali e che fossero delle società vere e proprie, perché abbiamo già lo studio singolo, lo studio associato e le cooperative nel nostro sistema». Lo strumento creato dal Governo Monti aveva già parecchi difetti. «Hanno creato una norma un po' strana, chiamandole Stp ma sovrapponendole alle norme societarie già esistenti nel Codice civile. Senza contare che, poi, è cominciato un periodo di due anni di delirio perché si è lasciata aperta la questione dell'assetto fiscale e contributivo».

Adesso, arriva il decreto di semplificazione fiscale. «Mi devono spiegare – dice ancora il presidente - che differenza c'è, in base al nuovo assetto, con uno studio associato. Io sono ignorante in materia, perché faccio l'architetto, ma me lo devono spiegare. Io vedo soltanto che si viaggia per cassa, come in uno studio, e che la fiscalità è identica a quello di uno studio». Della società non ci sono i vantaggi: «Non ho capitalizzazione maggiore con la Stp, continuo ad avere problemi di credito bancario, le garanzie sul credito vanno in capo alle persone fisiche e alle loro famiglie. E non scarico quello che potrei scaricare con una forma societaria; per capirci, l'automobile può ancora essere scaricata solo al 50 per cento». Unico punto positivo, il chiarimento sul sistema previdenziale: «Quello funziona, perché lascia alle casse professionali i contributi».

A questo punto, l'unica strada da percorrere resta quella delle modifiche, sollecitate dalle commissioni parlamentari: queste, infatti, saranno chiamate ad esprimere i loro pareri sul decreto. «Chiederemo al Parlamento di intervenire, anche perché con questo sistema si rischia il definitivo azzeramento delle Stp», conclude Freyrie. L'esito della richiesta non è, però, scontato. A favore dell'assetto emerso dalla delega fiscale, infatti, si sono mosse le altre professioni, quelle legali, riunite nel Cup, il Comitato unitario delle professioni. Sarà battaglia con le professioni tecniche per ottenere una nuova riforma della fiscalità delle Stp.


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