Lavori Pubblici

Riforma del catasto nel Dl Fisco, Ance: «Garantire l'invarianza del gettito»

Giuseppe Latour

Le richieste: assicurare l'invarianza di gettito reale, concedere alle associazioni di imprese una rappresentanza nelle commissioni censuarie, valutare bene l'entità dei costi di manutenzione.

Assicurare l'invarianza di gettito reale, soprattutto per i tributi ipocatastali, concedere alle associazioni di imprese una rappresentanza nelle commissioni censuarie, sia nazionali che locali, valutare attentamente l'entità dei costi di manutenzione. Sono queste le tre sollecitazioni arrivate dall'Ance nel corso dell'audizione di mercoledì pomeriggio davanti alla commissione Finanze del Senato sui decreti attuativi della delega fiscale e, in particolare, sulla riforma del catasto che, ormai, è arrivata al suo momento cruciale.
A parlare in rappresentanza dei costruttori è stato il vicepresidente con delega all'area tributaria, Giuliano Campana: «Nell'ambito della delega fiscale – ha spiegato - la riforma del catasto riveste, per noi, un'assoluta centralità, poiché rappresenta il cardine su cui poggerà ogni ipotesi di revisione della tassazione degli immobili, basata sui valori catastali».
Quello che è emerso dal decreto approvato dall'ultimo Consiglio dei ministri, però, lascia in parte perplessa l'Ance.

In primo luogo per la composizione delle commissioni censuarie, che avranno il compito di definire in dettaglio i criteri delle rivalutazioni. Campana auspica «di partecipare per contribuire fattivamente al processo di revisione catastale». In base alla formulazione attuale, infatti, tra i sei componenti delle sezioni, la metà verrà designata dal prefetto «su indicazione degli Ordini e Collegi professioni e delle associazioni di categoria operanti nel settore immobiliare». La nomina anche di un solo rappresentante delle associazioni, in questo modo, non è assicurata, considerando il grande peso che hanno gli Ordini a livello territoriale.

Poi, c'è il tema che preoccupa di più: l'invarianza del gettito relativo alle tasse le cui basi imponibili saranno influenzate dalla revisione degli estimi catastali. «Siamo pronti – dice ancora Campana - a qualsiasi sforzo per riprodurre in modo attendibile la realtà del mercato, ma, allo stesso tempo, ci aspettiamo un impegno del legislatore, altrettanto serio, a tener fede al principio della delega sull'invarianza del carico fiscale derivante dalla rideterminazione dei valori catastali, che, dalle prime simulazioni, potrebbero subire un aumento di dieci volte».
Il rischio, in sostanza, è che la rivalutazione dei valori catastali non possa trovare una corrispondente riduzione delle aliquote delle imposte. Preoccupa soprattutto quello che succederà per le imposte ipocatastali. Se, infatti, a livello locale, i Comuni possono monitorare con maggiore attenzione la realtà immobiliare del loro territorio, potendo rimodulare in tempi rapidi le aliquote e le detrazioni dei tributi locali (Imu, Tasi e Tari) in funzione del vincolo di invarianza di gettito, a livello nazionale il rispetto di tale principio difficilmente potrà essere garantito. E le conseguenze pratiche potrebbero essere pesanti per cittadini e imprese.

Infine, c'è una terza questione: nella determinazione dei valori patrimoniali e reddituali degli immobili deve essere dato maggior rilievo ai costi di manutenzione, come ad esempio, le spese per l'efficientamento dell'edificio, rispetto agli attuali criteri, "ancorati a standard di manutenzione non più in linea con le moderne esigenze di conservazione degli immobili". In questo modo sarà possibile favorire l'avvio di un processo di recupero del nostro patrimonio immobiliare.


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