Lavori Pubblici

Oice: estendere i controlli anti-corruzione alle varianti per errori di progettazione

Massimo Frontera

L'associazione delle società di ingegneria sottoscrive le dichiarazioni dei Raffaele Cantone, ma chiede di ampliare i controlli dell'Authority anticorruzione

Bene i controlli sulle varianti affidati all'Authority di Raffaele Cantone, ma l'ambito delle verifiche andrebbe esteso a tutti i tipi di variante, sia per sbarrare la strada ai tentativi di "gonfiare" illegalmente i costi, sia soprattutto per evitare di scaricare ingiuste responsabilità sui progettisti.
È questo, in sintesi, il messaggio delle società di ingegneria riunite nell'Oice. All'indomani dell'audizione alla Camera di Raffaele Cantone, l'associazione confindustriale interviene nel dibattito sulla riforma degli appalti partendo proprio dal "vulnus" rappresentato dalle varianti, suggerendo però di andare oltre le indicazioni anticipate da Cantone e indicate in alcune bozze del decreto Pa.


Nell'audizione di ieri, infatti, Cantone, ha affermato, tra l'altro, che l'Authority dovrebbe controllare tutte le varianti. Tuttavia nelle ultime bozze del decreto Pa l'obbligo di comunicazione all'Anac veniva limitato a solo 3 casi su cinque (per la precisione le lettere "b", "c" e "d" dell'articolo 132, comma 1 del codice appalti), escludendo le varianti «derivanti da sopravvenute disposizioni legislative e regolamentari» (lettera "a") e quelle dovute al «manifestarsi di errori o di omissioni del progetto esecutivo che pregiudicano, in tutto o in parte, la realizzazione dell'opera ovvero la sua utilizzazione» (lettera "e").

L'Oice segnala che proprio escludendo quest'ultima fattispecie si crea un varco alla possibilità di evitare i riflettori dell'Autorità di Cantone, peraltro attribuendo la responsabilità ai progettisti. Da qui l'allarme dei progettisti, basato però - occorre ricordarlo - su un testo normativo che non è stato ufficialmente confermato.

«Le affermazioni del presidente Cantone - afferma Patrizia Lotti, presidente dell'Oice - sono da sottoscrivere integralmente perché è proprio la prassi delle varianti in corso d'opera, spesso al limite delle fattispecie previste dal codice dei contratti pubblici, a rappresentare uno dei fattori di mancato controllo della spesa pubblica in costruzioni e, anche, di attivazione di fenomeni illeciti. Siamo quindi favorevoli a che siano controllate tutte le varianti, comprese quelle per errore o omissione della progettazione».

«Siamo dell'avviso - afferma inoltre Patrizia Lotti - che soltanto tornando a un sistema fondato sulla centralità del progetto e del progettista si possano ridurre alla radice i problemi di lievitazione dei costi e di scarsa trasparenza in sede di esecuzione del contratto; per fare ciò occorre rilanciare la separazione fra fase progettuale ed esecutiva, possibilmente riducendo i casi di appalto integrato a quelli realmente utili, nonché destinare adeguate risorse per le indagini e rilievi propedeutici alla progettazione, qualificare efficacemente i progettisti e verificare con attenzione le progettazioni da porre a base di gara per i lavori».


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